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Lucio Cillis per “la Repubblica”
Sacrifici e maggiore produttività, esternalizzazioni nel settore dell’information technology e possibili esuberi tra i dipendenti di terra. La “fase due” del piano industriale che guida la rotta Alitalia dal dicembre 2014 passa per una profonda messa a punto che sarà discussa domani da sindacati e azienda in un faccia a faccia che si annuncia già molto teso. La compagnia con base a Fiumicino, oggi deve fare i conti con la concorrenza di Ryanair e la crisi che, sommata al terrorismo,non ha arginato le perdite operative tanto da mettere a rischio il pareggio di bilancio previsto per il prossimo anno.
Si profila così nella trattativa per il rinnovo del contratto la richiesta dell’azienda di un taglio del costo del lavoro del 30% e quindi nuovi sacrifici per i dipendenti. Domani pomeriggio, i sindacati al completo (compresi i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil) e i vertici di Alitalia con il presidente Luca di Montezemolo e l’ad Cramer Ball in prima linea, faranno il punto della situazione e cercheranno di gestire un possibile e pericoloso stallo. Il vettore italiano nel 2015 ha lasciato per strada, ogni giorno, oltre mezzo milione di euro e anche oggi le cose non vanno ancora per il verso giusto.
L’amministratore delegato della compagnia italo-araba sarebbe pronto a giocarsi diverse carte nelle prossime settimane: in primo luogo l’ingresso in flotta di aerei di lungo raggio (fino ad una ventina di velivoli) oltre a nuove assunzioni tra piloti e assistenti di volo. I tempi sono però molto stretti visto che il piano industriale stilato a fine 2014 prevedeva il pareggio operativo con il bilancio del 2017. Una certezza che comincia a vacillare e che ha bisogno di una revisione.
Il clima tra azienda e sindacati non è buono, in estate polemiche e bordate hanno incrinato i rapporti. Alitalia ha infatti cancellato diversi benefit concessi fino a ieri al proprio personale di cabina che non ha gradito il cambio di passo. Secondo i sindacati il vettore di Fiumicino avrebbe iniziato a mostrare i muscoli «in maniera inaccettabile», procedendo a licenziamenti fuori dalle regole. Specie i piloti, la categoria più forte all’interno delle compagnia, si preparano ad accettare la sfida e ad avviare un autunno molto caldo. La prima resa dei conti è programmata per il 22 settembre prossimo quando tutti i sindacati incroceranno le braccia per uno stop pesantissimo ai voli.
In queste ore però qualcosa inizia a muoversi. Alitalia è pronta ad inaugurare un collegamento diretto Italia-Cuba (da fine novembre) e a mettere sul piatto l’arrivo dei nuovi aerei di lungo raggio, il core business per una compagnia aerea tradizionale.
Mentre sullo sfondo prosegue la trattativa per l’acquisizione di Air Malta, la cui posizione è strategica nel caso di un allargamento dei collegamenti verso l’Africa. I tempi non sarebbero però brevissimi: Alitalia ha chiesto al governo maltese di farsi carico dei debiti del vettore e di accettare un piano industriale e una “mission” che fonti maltesi vicine alla trattativa ritengono «fin troppo restrittivi» rispetto a oggi.
Insomma, a poco meno di due anni dall’ingresso di Etihad in cabina di pilotaggio il bilancio resta in rosso: i primi dodici mesi sono infatti trascorsi sulla spinta del nuovo progetto che ha salvato la compagnia dal fallimento. Ma al termine del secondo anno di cura araba, non emerge ancora il cambio di passo. La svolta che, nelle intenzioni, doveva scrollare di dosso tutti i vizi che affondano in un passato da linea aerea di bandiera pagata dai contribuenti.
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