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HAI VOLUTO LA BREXIT? E MO’ PAGHI! - LA BORSA DI AMSTERDAM A GENNAIO HA SUPERATO QUELLA DI LONDRA. SEGNO CHE LA CITY NON TIRA PIÙ COME UN TEMPO. GLI INGLESI SI LAMENTANO ACCUSANDO L’UE DI NON AVER LORO CONCESSO LO STATO DI EQUIVALENZA SUI SERVIZI FINANZIARI. TE CREDO! DA BRUXELLES ASPETTANO DI RICEVERE GARANZIE SULLA REGOLAMENTAZIONE - E INTANTO LA METÀ DEGLI ESPORTATORI BRITANNICI LAMENTANO DIFFICOLTÀ AD ADATTARSI ALLE NUOVE REGOLE PER VENDERE I PRODOTTI SUL TERRITORIO EUROPEO…
LA BORSA DI AMSTERDAM SUPERA LONDRA A GENNAIO
Andrea Bonanni per “la Repubblica - Affari & Finanza”
A gennaio la Borsa di Amsterdam ha superato quella di Londra come volume di transazioni. In media, nel corso del mese, la piazza olandese ha registrato scambi per 9,2 miliardi di euro al giorno, contro gli 8,6 della City. «Sospetto che questo segni un cambiamento permanente nello spostamento degli scambi dalla Gran Bretagna verso la Ue», ha spiegato Steven Maijoor, responsabile dell' Esma, l' agenzia europea per i mercati finanziari.
La perdita del primato, un tempo incontestato, di Londra come piazza finanziaria europea si accompagna ad altri fenomeni. Anche il mercato degli swaps in euro sta lasciando la Gran Bretagna per migrare verso le piazze europee e americane: rispetto a luglio, la quota trattata dalla City è passata da poco meno del quaranta per cento del totale a poco più del dieci.
«Nonostante abbiamo fornito tutta la documentazione, la Ue non ci ha ancora concesso lo stato di equivalenza sui servizi finanziari. Ciò ha comportato che un certo numero di azioni che prima erano trattate nel Regno Unito si siano spostate verso le piazze europee su suggerimento del regolatore Ue. Ma noi pensiamo che la frammentazione dei mercati azionari non sia nell' interesse di nessuno», ha dichiarato il portavoce del premier Boris Johnson. Di tutt' altro avviso il commissario europeo ai servizi finanziari, Mairead McGuinness.
Bruxelles continua a sostenere che la Ue non intende concedere l' equivalenza della City con le sue piazze finanziare fino a che non avrà garanzie che la regolamentazione britannica non intenda discostarsi da quella europea. Garanzia che gli inglesi non vogliono dare. Del resto, il conto della Brexit diventa più salato di giorno in giorno.
Secondo un sondaggio, la metà degli esportatori britannici lamentano difficoltà ad adattarsi alle nuove regole in vigore per vendere i loro prodotti sul territorio europeo. Nel gennaio di quest' anno le merci transitate nei porti inglesi sono calate del 68 per cento rispetto all' anno precedente. Certo, anche l' epidemia gioca un ruolo in questo crollo, ma l' effetto Brexit è innegabile. Lo conferma il fatto che, nelle previsioni economiche pubblicate la settimana scorsa, il commissario Paolo Gentiloni ha indicato che l' uscita del Regno Unito taglierà il Pil europeo dello 0,5 per cento, mentre quello britannico subirà una ben più pesante riduzione del 2,2 per cento.
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il big ben nell'ora in cui scatta la brexit
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