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Dagonota
L’Istat ci informa che nel terzo trimestre dello scorso anno (giugno-settembre) la pressione fiscale è diminuita dello 0,2% ed è arrivata ad incidere per il 40,8% del pil. Si tratta di un palese effetto ottico, come quei miraggi nel deserto.
In più, quella diminuzione dello 0,2% è figlia esclusivamente delle modifiche delle scadenze previste dal governo. E, soprattutto, delle agevolazioni tributarie per le imprese.
Nel dato della pressione fiscale, infatti, c’è un po’ di tutto: le tasse sulle aziende e sui singoli contribuenti. Visto che il governo non ha toccato l’Irpef, il calo è determinato essenzialmente dagli sconti sulle imposte fatte da Renzi alla Confindustria.
O, in minima parte, dalle trasformazioni del mondo del lavoro innescate dal Jobs Act. Molti lavoratori infatti sono stati infatti costretti a dimettersi ed a trasformare il rapporto di lavoro con partita Iva. Con tempistiche di versamento ben diverse da quelle mensili.
Una conferma indiretta viene dal dato Istat sull’indebitamento delle pubbliche amministrazioni: il deficit, per intenderci. E’ peggiorato dello 0,1%: la metà dell’effetto ottico del calo della pressione fiscale.
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