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Carlotta Scozzari per Dagospia
La senatrice del Pd Camilla Fabbri, quando ce n'è stato bisogno, non ha mai mancato di alzare la voce sulla vicenda di Banca Marche, l'istituto di credito il cui capitale è blindato da alcune Fondazioni locali e che alla fine di ottobre è stato commissariato da Bankitalia.
Il 25 luglio, praticamente un mese prima che la piccola banca di Jesi (Ancona) venisse messa in gestione provvisoria (anticamera del commissariamento che sarebbe arrivato di lì a due mesi), Fabbri, nata nel 1969 a Pesaro dove pure è residente, insieme con gli altri senatori del Pd, Mario Morgoni, Silvana Amati, Francesco Verducci e Riccardo Nencini (Psi), sollecitava a gran voce un intervento "per fare chiarezza sulla situazione di Banca Marche".
E lo faceva in una lettera consegnata al presidente del Senato Pietro Grasso, con la quale i firmatari dell'appello chiedevano che fosse discussa in tempi brevissimi la mozione da loro presentata lo scorso 19 giugno sulla delicata vicenda dell'istituto marchigiano. "A un mese dalla presentazione del nostro atto - spiegavano i firmatari tra cui Fabbri - nonostante i recenti incontri avvenuti con imprenditori marchigiani e l'interessamento del presidente della Regione Gian Mario Spacca, l'opera di risanamento della Banca della Marche appare sempre più problematica e il cui esito è ancora incerto".
A fare scattare la lettera a Grasso per sollecitare un intervento erano state alcune indiscrezioni di stampa, intensificatesi la scorsa estate, che parlavano di un'inchiesta in corso da parte della Procura di Ancona sulla vecchia gestione della banca. Proprio nei giorni scorsi, poi, il nuovo colpo di scena: sono scattate le perquisizioni della Guardia di Finanza, disposte dai Pm, nei confronti di ben 27 tra ex vertici, dirigenti e tecnici del gruppo Banca Marche.
E tra questi spunta il nome di Giorgio Giovannini, ex dirigente del gruppo bancario, che, sorpresa delle sorprese, è assai legato alla senatrice Fabbri. Talmente legato che per alcuni ne sarebbe anche il compagno. A Giovannini viene contestata la "partecipazione" in associazione a delinquere, ipotesi di reato quest'ultima che invece riguarda direttamente l'ex direttore generale dell'istituto di credito Massimo Bianconi e gli ex presidenti Lauro Costa, Michele Ambrosini e Tonino Perini. Insomma, i pm sembra stiano cercando di fare effettivamente quella chiarezza che la scorsa estate chiedeva Fabbri. Chissà però se la senatrice ora ne sarà davvero contenta.
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Camilla Fabbri
Camilla Fabbri
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