giorgia meloni giuseppina di foggia terna

GIUSEPPINA DI FOGGIA LASCIA TERNA CON UNA BUONUSCITA COMPLESSIVA DI 1,3 MILIONI DI EURO: ALL'INDENNITÀ DA 108 MILA EURO LORDI NEGOZIATA CON LA SOCIETÀ SI AGGIUNGONO LA CIFRA PRO QUOTA DEL VARIABILE 2026 E LE STOCK OPTION – IL RETROSCENA SVELATO DA “LA STAMPA”: QUANDO GIORGIA MELONI CHIAMO’ DI FOGGIA INFORMANDOLA CHE NON SAREBBE STATA CONFERMATA ALLA GUIDA DI TERNA, LA MANAGER CHIESE GARANZIE PER IL FUTURO - LA PREMIER LE PROPONE DI FERMARSI UN ANNO PER ANDARE A GUIDARE, NEL 2027, OPEN FIBER, LA CUI NOMINA SPETTERÀ A CASSA DEPOSITI E PRESTITI (CDP), PER SOVRINTENDERE ALLA NASCITA DELLA RETE UNICA - DI FOGGIA, PER ACCETTARE, CHIESE CHE LA PROMESSA DELLA PREMIER VENISSE MESSA NERO SU BIANCO: UNA RICHIESTA IRRITUALE E IRRICEVIBILE. A QUESTO PUNTO FU PROPRIO DI FOGGIA A CHIEDERE DI ESSERE INDICATA PER LA PRESIDENZA DI ENI...

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

Estratto dell’articolo di Giuliano Balestreri per “la Stampa”

 

giuseppina di foggia 1

Giuseppina Di Foggia lascia Terna con una buonuscita complessiva di 1,3 milioni di euro: all'indennità da 108 mila euro lordi negoziata con la società si aggiungono, infatti, la cifra pro quota del variabile 2026 e le stock option che le spettano per contratto per il piano di incentivi a lungo termine - previsti per tutti i dirigenti. La manager incasserà subito 300 mila euro, mentre la parte restante le sarà versata in tre anni.

 

L'accordo, però, è subordinato «alla nomina a presidente del consiglio di amministrazione di Eni», altrimenti Di Foggia riceverà l'intera «indennità integrativa di fine rapporto spettante per la posizione di direttore generale». […] Si chiude così una vicenda al limite del grottesco, ma figlia anche di un'interpretazione maldestra della direttiva Giorgetti del 2023 che chiedeva ai manager delle aziende partecipate dal Mef di rinunciare ai trattamenti di fine rapporto.

 

giorgia meloni 2

[…] Di Foggia, però, nel suo braccio di ferro con il governo ha sottovalutato lo statuto di Terna. Se lo avesse conosciuto a fondo, probabilmente, non avrebbe chiesto alla premier Giorgia Meloni di andare a presiedere l'Eni. Per capire cosa sia successo, occorre tornare alla settimana dopo Pasqua, quando la premier chiama Di Foggia e nella telefonata di cortesia - che non ha riservato all'ex ad di Leonardo, Roberto Cingolani - la informa che non verrà confermata alla guida di Terna.

 

La manager, quindi, chiede garanzie per il futuro: la premier le propone di fermarsi un anno per andare a guidare, nel 2027, Open Fiber, la cui nomina spetterà a Cassa Depositi e Prestiti (Cdp). Peraltro, il mandato è chiaro: sovrintendere alla nascita della rete unica procedendo al matrimonio tra Open Fiber e Fibercop.

 

Di Foggia ci riflette, ma per accettare chiede la promessa della premier venga messa nero su bianco. Una richiesta irrituale, oltre che irricevibile. A questo punto è proprio Di Foggia chiedere di essere indicata per la presidenza di Eni e la premier acconsente. Dando per scontato che la manager fosse a conoscenza della prassi interna a Cdp che da qualche anno vieta di erogare l'indennità di risoluzione del rapporto per i passaggi tra società del gruppo.

 

giuseppina di foggia 2

Non per nulla il suo predecessore Stefano Donnarumma, nel 2023, aveva scelto di restare fermo un anno anziché approdare subito alla guida di Cdp Equity: nel 2024, poi è diventato ad di Ferrovie dello Stato. Stesso percorso seguito anche da Luigi Ferraris: uscito nel 2020 da Terna ha aspettato un anno per prendere la guida di Fs. Nel 2017 Matteo Del Fante incassò una buonuscita da 3,8 milioni di euro (meno dei 7,3 che voleva Di Foggia) prima di passare in Poste, ma era un'alta epoca e Cdp non aveva ancora messo ordine alle regole di governance.

 

Di Foggia si è resa conto che la situazione si è intensificata al punto che diversi hanno iniziato a mettere in discussione la sua candidatura al vertice di Eni. Le liste del Mef sono bloccate e non modificabili, ma nel frattempo erano iniziati sondaggi su possibili figure sulle quali far confluire i voti per Di Foggia, da Cristina Sgubin a Benedetta Fiorini, candidate dal Tesoro, a Emma Marcegaglia - presentata dalla lista di minoranza dell'imprenditore Romano Minozzi. Motivo per cui la manager ha voluto blindare il proprio paracadute con un accordo di ferro: senza la presidenza dell'Eni, incasserà l'intera spettanza di fine rapporto.

giorgia arianna meloni

 

Formalmente Di Foggia terminerà di lavorare per Terna il 5 maggio alla vigilia dell'assemblea di Eni; intanto, sarà il presidente Igor De Biasio - destinato a guidare l'Enav - ad assumere i poteri per la gestione immediata della società, «con le stesse prerogative e gli stessi limiti in precedenza previsti per l'ad, fino all'assemblea del 12 maggio 2026».