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BAFFO IN TOUR – LUIGI LOVAGLIO VOLA NEGLI STATI UNITI PER FARE IL GIRO DEI FONDI E CONVINCERLI CHE LA SUA “MISSION IMPOSSIBLE”, LA DOPPIA OFFERTA SU BANCA GENERALI E BANCO BPM, È FATTIBILE – IL GIUDIZIO DEI BIG AMERICANI È DECISIVO: QUASI IL 60% DEL CAPITALE DEL “MONTE” È IN MANO AL MERCATO, CHE FINORA È APPARSO SCETTICO SULL’OFFERTA DI MPS – SE L’OFFERTA ANDASSE IN PORTO, GENERALI DIVENTEREBBE SOCIO AL 6,4% DELLA NUOVA MONTEPASCHI, CHE A SUA VOLTA SAREBBE AZIONISTA ALL’8,8% DEL LEONE. PER LA COMPAGNIA ASSICURATIVA SCATTEREBBE L’OBBLIGO DI RIDURRE LA SUA QUOTA...
1 - MPS, LOVAGLIO VOLA NEGLI USA DAI FONDI GENERALI, IL NODO DEGLI INCROCI AZIONARI
Estratto dell'articolo di Daniela Polizzi e Francesco Bertolino per il “Corriere della Sera”
Il ceo di Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio, inizierà a breve gli incontri con gli investitori per spiegare il piano di difesa contro la scalata di Intesa Sanpaolo.
Ai primi di settembre il manager sarà negli Stati Uniti per incontrare i fondi con i consulenti di Kbw. Dopo la metà del mese, parteciperà a un evento di Bank of America dedicato ai ceo finanziari, mentre con l’altro advisor Ubs sono già in calendario diversi incontri con gli investitori istituzionali europei.
LUIGI LOVAGLIO E CARLO MESSINA
Il giudizio del mercato — che ha in mano quasi il 60% del capitale di Mps — è decisivo. Venerdì l’annuncio della doppia offerta pubblica di scambio su Banco Bpm e Banca Generali non ha ricevuto un’accoglienza favorevole in Borsa. E ha suscitato la reazione di Intesa Sanpaolo che sta lavorando a un esposto alla Consob con «a tutela dell’integrità del mercato e della corretta informazione a tutti gli azionisti».
Nonché sui tempi lunghi di convocazione dell’assemblea di Mps — al 29 ottobre — che potrebbero contraddire la tempestività richiesta dalla passivity rule. La banca guidata da Carlo Messina potrebbe valutare in futuro esposti anche alla Bce e ad altre autorità.
D’altro lato, Lovaglio ha dimostrato di saper ribaltare i pronostici in due occasioni: quando nel 2025 è riuscito a conquistare Mediobanca e quando nel 2026 ha ottenuto la conferma a ceo di Mps, battendo la lista del cda. La missione, stavolta, appare ancora più ardua, come rilevato dall’agenzia S&P che ha parlato di «complessità e rischi potenziali di esecuzione».
Lovaglio dovrà convincere della bontà del progetto prima i suoi soci e poi quelli di Banca Generali e Bpm, che martedì dovrebbe riunire il cda per una prima valutazione. Lovaglio dovrà anzitutto ottenere il nullaosta dell’assemblea di Mps al superamento della passivity rule e al pagamento del dividendo da 4 miliardi, in parte in contanti in parte tramite la distribuzione del 4,5% di Generali.
Dovrà poi avere il via libera ai due aumenti di capitale al servizio delle offerte. Servirà la maggioranza dei due terzi dell’assemblea [...]. Rispetto a un anno fa, però, il Monte ha un azionariato meno compatto. Delfin, primo socio di Mps con il 17,5%, potrebbe valutare le due ops, mentre il gruppo Caltagirone (13,5%) sembra più orientato a sostenere l’offerta di Intesa Sanpaolo.
Lovaglio può contare sull’appoggio della Plt della famiglia Tortora (1,2%) e di Giorgio Girondi (3%). Bisognerà poi capire come si muoveranno il Tesoro (4,8%) e lo stesso Banco Bpm (3,7%). Quanto al successo delle eventuali offerte [...], risulterà cruciale il parere dei rispettivi soci «forti»: Crédit Agricole (29,3%) e Generali (50,1%). I francesi non si sono ancora espressi, mentre fonti vicine alla compagnia assicurativa hanno fatto sapere che analizzeranno «attentamente e senza pregiudizio» la proposta di Mps.
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MILLERI
Se dovesse accettarla, Generali diventerebbe socio al 6,4% della «nuova» Mps che, a sua volta, sarebbe azionista all’8,8% di Generali. Le due società si troverebbero quindi ad avere partecipazioni reciproche, cosa che farebbe scattare l’obbligo per Generali di portarsi entro 12 mesi al di sotto del 3% di Mps, pena la sterilizzazione dei suoi diritti di voto (a meno che, nel frattempo, non sia proprio il Monte a ridurre sotto la soglia rilevante la sua quota in Generali).
Un parere dello studio BonelliErede, in realtà, sostiene che l’obbligo di cessione potrebbe non scattare in quanto Generali arriverebbe a detenere il 6,4% di Mps non in virtù di un’acquisizione «attiva» ma dell’adesione a un’ops. Più che alle prerogative di governance, comunque, Generali potrebbe essere interessata agli accordi assicurativi e di distribuzione con Mps, anche se il blocco dei suoi diritti di voto potrebbe andare a indebolire il fronte dei soci «stabili» italiani nel nuovo gruppo.
luigi lovaglio come tom cruise
2 - MENO MPS IN GENERALI CON IL PIANO LOVAGLIO CAMBIA IL FUTURO DI TRIESTE
Estratto dell’articolo di Andrea Greco per “la Repubblica”
Nel tumulto delle due Ops lanciate da Mps su Banco Bpm e Banca Generali passa sotto traccia lo smantellamento del 13,3% di Generali, quota storica che ha permesso a Mediobanca di tenere a bada il Leone, presidiando la governance e i 900 miliardi in gestione.
L'ad Luigi Lovaglio, fin dalla scalata a Piazzetta Cuccia, si è mostrato laico sulla quota, spesso definendola nice to have, un bene che si può non avere, da sfruttare al bisogno. Venerdì ha iniziato a farlo, con l'annuncio che un 4,5% di Generali sarà erogato ai soci Mps come extracedola a febbraio.
Altri segnali, oltre che fonti vicine al dossier, indicano che la riallocazione di uno snodo del sistema finanziario dovrebbe proseguire. Se così sarà, stanno già alla porta le due prime banche del Paese, Intesa Sanpaolo (promotrice di un'Opas su Mps) e Unicredit, probabili compratrici, sotto gli occhi fissi di governo e opposizione.
Giorgia Meloni Giancarlo Giorgetti
Il 4,5% di Generali vale 3 miliardi, e sarà erogato come extracedola (più un miliardo cash), dopo il pagamento delle due offerte di scambio, che si stima sia a febbraio. Una sorta di premio finale per la fedeltà dei soci Mps, che per ottenerlo dovranno snobbare l'Opas di Intesa al via in ottobre, e sperare che le Ops di Lovaglio riescano. In tal caso, a marzo al nuovo polo Mps resterebbe un 9% nel Leone. Che potrebbe essere ulteriormente dismesso, in tutto o in parte per motivi tecnici e regolamentari.
Qui serve un inciso tecnico. Sotto la soglia del 10% Mps perderà lo status di "azionista significativo", che la direttiva Crr incentiva con un abbuono sul capitale (il Danish compromise). Mediobanca, che lo sfrutta appieno, anche perciò ha visto rendere il capitale investito a Trieste il 15-20% annuo.
luigi lovaglio - carlo messina
Ora Lovaglio, pur di salvare Mps, dalle grinfie di Intesa, rinuncia all'abbuono: anche se agli analisti ha detto che Mps chiederà alla Bce di riottenerlo, con la tesi che Banco Bpm apporterà al nuovo polo altri business assicurativi. Mps conta di farcela «nel 2028, con beneficio di 1,6 punti» sul capitale primario, pari a 3 miliardi circa. Ma i prossimi due anni [...] la quota costerebbe, stimano gli esperti, ben 5 miliardi su 15 del capitale primario senese. Un salasso.
C'è anche un altro aggravio in vista. Se Generali conferisse il suo 50% di Banca Generali all'Ops, sarebbe pagata con il 5,8% di azioni di Mps, dando luogo a una partecipazione incrociata. La regolazione [...] penalizza questa tipologia, con aggravi di capitale e congelando i voti di chi compra per secondo. Così Generali, oltre ad avere un certo impatto sul suo patrimonio, potrebbe vedersi sterilizzare al 3% i diritti di voto nel polo Mps.
Tutto questo non vuol dire che Siena e Trieste debbano sciogliere ogni vincolo: è noto che i manager sui due lati sono inclini a valutare un patto bancassicurativo, per sostituire quello con Axa in scadenza. Tuttavia, ci sarebbe un modo più radicale per tagliare il nodo della quota in Generali. Intesa Sanpaolo da anni prova a crescere nel risparmio: e mettere un piede a Trieste, magari in vista di sviluppi comuni nelle gestioni, è un cardine dell'Opas sul Monte. Il modo in cui l'ad Carlo Messina è sceso in campo indica che difficilmente mollerà la presa. Ma cedergli la quota nel Leone che fu di Cuccia sarebbe, certo, il migliore incentivo
Giorgia Meloni GIancarlo Giorgetti
LUIGI LOVAGLIO AL SENATO - COMMISSIONE DI INCHIESTA SULLE BANCHE - FOTO LAPRESSE
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