ricostruzione terremoto amatrice

VERGOGNE ITALIANE - A DIECI ANNI DAL TERREMOTO DI AMATRICE MOLTI CANTIERI DELLA RICOSTRUZIONE NON SONO MAI PARTITI - FILIPPO CECCARELLI, CHE RIMASE INTRAPPOLATO INSIEME ALLA MOGLIE, ELENA POLIDORI, MENTRE LA LORO CASA CROLLAVA PER IL TERREMOTO, RACCONTA: “CHI ARRIVA SOTTO I VERDI MONTI DELLA LAGA VEDE ANCORA ROVINE, BARRIERE DI CEMENTO, PALIZZATE, RETICOLI E NON RICONOSCE I LUOGHI” -  “LA GRANDE MAGGIORANZA DEGLI AMATRICIANI VIVE ANCORA NELLE CASETTE SAE, ACRONIMO AGGIORNATOSI IN “SOLUZIONI ABITATIVE ETERNE’” - “SUL PERCHÉ SIA ANDATA COSÌ SI POSSONO INVOCARE TUTTE LE RAGIONI D’ITALIA. È MANCATA L’IDEA, LA FANTASIA, IL COLPO D’ALA DALL’ALTO; MENTRE DAL BASSO È VENUTO MENO IL FERVORE, IL 'RIMBOCCHIAMOCI LE MANICHE’" - VIDEO

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Estratto dall’articolo di Filippo Ceccarelli per “la Repubblica”

 

lavori di ricostruzione a amatrice dopo il terremoto

[...] In dieci anni non si è fatto un granché. I pessimisti sono autorizzati a scuotere la testa per esprimere il nulla, il vuoto. Chi arriva sotto i verdi monti della Laga vede ancora rovine, barriere di cemento, palizzate, reticoli e non riconosce i luoghi.

 

Qualche casa singola e isolata, i cosiddetti “aggregati”, cioè la vita sociale che l’architettura garantiva prima del sisma, a zero o quasi. Nelle tante frazioni la densità dei lavori appare casuale. Nel nostro paesino, sopra il lago Scandarello, cespugli e roveti hanno preso possesso del Poggio come in certe città Inca.

 

lavori di ricostruzione a amatrice dopo il terremoto

La grande maggioranza degli amatriciani vive ancora nelle casette Sae, acronimo aggiornatosi in “Soluzioni Abitative Eterne”. È ammirevole che ancora durino, anche se non mancano lamentele. Nel complesso la popolazione è sfiduciata, stanca, in parte anche rassegnata perché il terremoto è giunto quando Amatrice, già in pieno spopolamento, aveva smarrito il senso della sua esistenza.

 

In compenso c’è un grande plastico di com’era prima della botta, ma dopo dieci anni è evidente che i modelloni da tavolo rischiano di alimentare una perdita che nessun simulacro può riempire. Uno strano effetto fa anche l’enorme ospedale in costruzione, monumento alla macroscopia: viene da chiedersi quando sarà davvero pronto, ma anche quanti ne usufruiranno, considerato che nel frattempo chi nasce, si ammala e muore deve andare a Rieti.

 

TERREMOTO AMATRICE

Per i battesimi, i funerali e la preghiera, non si è stati in grado di riparare né l’una nell’altra antica chiesa. Le funzioni si svolgono in una specie di Super Sae, e quando piove una coltre di fango accoglie e congeda i fedeli. [...]

  

Gli ottimisti professionali, fra cui gli uomini delle istituzioni, possono ben dire che qualcosa si è fatto. Raffiche di freddi numeri esaltano e rimbambiscono le potenziali tifoserie. La torre civica è in piedi, bisogna avere pazienza. Ogni tanto si vede qualche gru.

lavori di ricostruzione a amatrice dopo il terremoto

 

Con misteriosa cadenza si leggono comunicatelli intonati al rosa da parte degli uffici preposti, e per il decennale qualcosa si saranno inventati. D’altra parte, esaurita la fase rudimentale delle promesse, la creazione di eventi one-shot è divenuta la specialissima arte nella quale l’azione di governo riesce al suo meglio, poi nella realtà tutto procede fra ritardi e approssimazione.

 

Gli amministratori si barcamenano; il sindaco eroe è tornato ad allenare squadre di calcio. I suoi successori un po’ si danno da fare e un altro po’ aprono le braccia al cielo. Nessuno pensa che sia facile stare al governo di una città ancora ferita e ormai scomparsa dal quadrante dell’attualità.

 

terremoto amatrice

L’ultimo premier che ha trovato il tempo per fare una visita risulta Mario Draghi, che ebbe l’accortezza di chiedere se avrebbe potuto ricevere fischi. A ripensare al numero di politici che qui vennero a compiere la più impegnativa delle passerelle, quella del dolore, e che alcuni di loro in trance agonistica pretesero addirittura di dormire sotto le tende, non sai se il riso o la pietà prevale. [...]

 

terremoto amatrice 1

Sul perché sia andata così si possono invocare tutte le ragioni d’Italia. È mancata l’idea, la fantasia, il colpo d’ala dall’alto; mentre dal basso è venuto meno il fervore, il «rimbocchiamoci le maniche, ché se aspettiamo questi qua, si fa notte».

 

Forse i lacci e lacciuoli della burocrazia hanno bloccato i denari e la buona volontà. Forse l’allargamento del cratere è stato un astuto errore, forse è stata anche colpa del Pnrr, del super-bonus, del bonus-sisma e delle altre sciagure che, a partire dal Covid, hanno tolto ad Amatrice il suo triste, ma provvisorio primato.

 

Forse nello scivolamento hanno contato le beghe paesane, tipo riconteggiare le schede elettorali fra le macerie, oltre alla celeberrima “tigna” che pure ha fatto grande questo popolo, ma fuori di qui. Di sicuro ha gravato come un macigno la partenza del vescovo di Rieti, l’unico che avesse in testa qualche buona idea.

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