DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO…
Fabrizio Massaro per il "Corriere della Sera"
Sarebbe di oltre 45 milioni il tesoro della presunta «banda del 5%» che operava dentro Mps, frutto delle operazioni finanziarie realizzate dall'area finanza guidata da Gianluca Baldassarri. La «banda» avrebbe messo in atto «operazioni di trading realizzate fraudolentemente con il broker Enigma» che avrebbe retrocesso ad alcuni manager e funzionari della banca parte delle commissioni incassate.
Ma, secondo fonti investigative, oltre ad Enigma potrebbero esserci anche altri intermediari coinvolti nella presunta truffa: alla sola Enigma la banca senese ha pagato in totale 6,6 milioni di commissioni, di cui 5,9 milioni nel biennio 2008-2009. Dunque la domanda degli inquirenti è: da dove arrivavano gli altri milioni di euro nei conti degli indagati? Il sospetto è che ci siano altre strutture simili ad Enigma cui Baldassarri e gli altri dirigenti dell'area Finanza si sarebbero appoggiati, come per esempio la svizzera Lutifin (su cui è in corso un'inchiesta a Milano).
I 45 milioni sono stati oggetto ieri di un sequestro preventivo del gip di Siena, Ugo Bellini, che ha convertito il sequestro probatorio in atto da febbraio scorso, su richiesta dei pm Aldo Natalini, Antonino Nastasi e Giuseppe Grosso nell'inchiesta per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata. Le misure sono state prese a carico di Baldassarri e dei funzionari dell'area Finanza Antonio Pantalena e Alessandro Toccafondi e dei vertici di Enigma David Ionni, Maurizio Fabris e Fabrizio Cesarani.
Sarebbe stato un vero e proprio sistema quello della retrocessione delle commissioni incassate dal broker, continuato fino al 2012, secondo quanto ricostruito dal nucleo valutario della Guardia di Finanza guidato dal generale Giuseppe Bottillo. La provvista sarebbe scaturita dall'«accettazione sistemativa di offerte di contrattazioni provenienti dal broker nel limite massimo della fascia a favore di Enigma e non di Banca Mps».
Parte di quei «sicuri margini di profitto» «assolutamente sproporzionati» sarebbero poi stati girati ai manager Mps attraverso conti e società offshore tra Vanuatu, San Marino e Singapore. Sempre ieri è stata fissata al 6 marzo 2014 l'udienza preliminare sulla richiesta di rinvio a giudizio degli ex vertici di Mps Giuseppe Mussari e Antonio Vigni più altre cinque persone e la banca Usa Jp Morgan nell'inchiesta principale su Antonveneta per ostacolo alla vigilanza.
Ieri intanto il direttore generale della Fondazione Mps, Claudio Pieri, ha lasciato l'incarico nell'ente presieduto da Antonella Mansi. à il primo dirigente della vecchia guardia a lasciare Palazzo Sansedoni, si dice per «visioni complessivamente divergenti». L'incarico ad interim è andato al direttore finanziario, Attilio Di Cunto. Ieri l'ente ha approvato il piano annuale che si basa sulla vendita delle azioni Mps, anche l'intero 33,4%, per pagare i debiti e assicurare così la sopravvivenza della Fondazione.
IL FERMO DI GIANLUCA BALDASSARRI jpeg
GIANLUCA BALDASSARRI jpeg
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GIUSEPPE MUSSARI ETTORE GOTTI TEDESCHI
ANTONIO VIGNI
Palazzo Sansedoni Siena
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