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CRISI DI GOVERNO? ECCO IL CONTO – DOPO LA CADUTA DEL GOVERNO DRAGHI E ALL'INDOMANI DELLA REVISIONE AL RIBASSO DI S&P DELLE PROSPETTIVE DEL DEBITO ITALIANO, LO SPREAD È SCHIZZATO OLTRE I 240 PUNTI – E PER LA PRIMA VOLTA DA GIUGNO 2020 È TORNATO IN POSITIVO IL RENDIMENTO DEI TITOLI DI STATO ITALIANI A SEI MESI. IN QUESTO MODO IL TESORO, CHE HA COLLOCATO 6 MILIARDI DI EURO, È TORNATO A PAGARE INTERESSI SUL PROPRIO DEBITO...
giu. bal. per “La Stampa”
Il riflesso della crisi di governo sul costo del debito pubblico italiano è immediato. All'indomani della revisione al ribasso di S&P Global Ratings delle prospettive del debito tricolore (da positivo a stabile, ndr), non solo è schizzato lo spread che misura la differenza di rendimento - e quindi il rischio - tra i titoli di Stato italiani e gli omologhi tedeschi, ma sono tornati a correre i rendimenti di Bot collocati in asta dal Tesoro.
Per la prima volta da giugno 2020, infatti, è tornato in positivo il rendimento dei titoli di Stato italiani a sei mesi: il tasso riconosciuto agli investitori è salito allo 0,628% contro il -0,088% offerto a maggio.
In questo modo il Tesoro, che ha collocato 6 miliardi di euro a fronte di una domanda di 8,817 miliardi, è tornato a pagare interessi sul proprio debito come non accadeva da oltre due anni. Un trend che rischia di essere confermato dall'asta a medio-lungo termine di oggi, con la quale il Tesoro venderà fino a 7,5 miliardi di euro di titoli di Stato.
Nel frattempo, lo spread tra Btp e Bund, che in giornata aveva superato i 241 punti, ha chiuso a 236,9 punti con il rendimento del decennale italiano al 3,3%. D'altra parte S&P ha sottolineato come la crisi di governo potrebbe «spostare l'attenzione dalle riforme chiave e pesare ulteriormente sulla fiducia e sulla crescita, in un momento di grande incertezza e di aumento dell'inflazione nell'economia globale ed europea.
Ciò potrebbe compromettere la tempestiva attuazione delle tappe e degli obiettivi da cui dipendono i fondi Ue per la resilienza e la ripresa dell'Italia, che equivalgono al 7,6% del Pil». E come se non bastasse, anche Moody' s ha rivisto al ribasso la crescita dell'Italia: il Pil è previsto crescere quest' anno del 2,2% e il prossimo dello 0,8% a fronte del +2,3% e del +1,7% stimato in precedenza.
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