DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO – LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE…
INDAGATO PER LA SCALATA MPS-MEDIOBANCA, SCARICATO DA GIORGETTI (MEF), ABBANDONATO DA MILLERI (DELFIN) E CASTAGNA (BPM), CALTAGIRONE MOLLA UN’INTERVISTA AL “CORRIERE” AL PROFUMO “DE ROSA”: ZERO DOMANDE SULL’INDAGINE IN CORSO DELLA PROCURA DI MILANO, IN COMPENSO, NOVELLO ANTI-BOSSI, CALTA RISPOVERA LA ‘’PADANIA’’’ (“BPM INCORPORERÀ MPS”) E SI PROCLAMA “SALVATORE DELLA PATRIA” PER AVER DEBELLATO LO “SCELLERATO PROGETTO” NATIXIS - L’ESTREMO RUGGITO DELL’IRRIDUCIBILE 83ENNE: “MPS NON VENDA LE GENERALI” – MA IN AGGUATO C'E' IL SOLITO DESTINO CINICO E BARO. OGGI SU "LA REPUBBLICA": "LA GUARDIA DI FINANZA, SU DISPOSIZIONE DELLA PROCURA DI MILANO, HA ESEGUITO UN DECRETO DI PERQUISIZIONE E SEQUESTRO DI COMPUTER E TELEFONINO NEI CONFRONTI DI ANDREA NATTINO, PRESIDENTE DI FINNAT FIDUCIARIA, CHE RAPPRESENTA IL PRINCIPALE VEICOLO ATTRAVERSO IL QUALE CALTAGIRONE REALIZZA LE SUE OPERAZIONI SUL MERCATO'' - ''NEL MIRINO C'È IN PARTICOLARE UNA MOSSA: QUELLA CHE, IL 13 NOVEMBRE 2024, PORTA ALL'ACQUISTO DI AZIONI MPS DISMESSE DAL TESORO DI GIORGETTI ATTRAVERSO UNA PROCEDURA RITENUTA DAI PM "SEGNATA DA DIVERSE E VISTOSE OPACA E PIENA DI ANOMALIE”…
francesco gaetano caltagirone - ILLUSTRAZIONE DI FRANCESCO FRANK FEDERIGHI PER IL FATTO QUOTIDIANO
CALTAGIRONE: «MPS NON VENDA LE GENERALI. IL NUOVO RISIKO BANCARIO? RISPETTARE TERRITORI E RISPARMI»
Federico De Rosa per www.corriere.it - estratti
In 60 anni di lavoro Francesco Gaetano Caltagirone ha vissuto tante vite. Ha iniziato costruendo palazzi a Roma negli anni ’60, per poi allargarsi al cemento e ai grandi lavori, all’editoria - è il decano degli editori - e alla finanza creando un gruppo molto capitalizzato e senza debiti, con posizioni strategiche in Mps-Mediobanca e Generali, che hanno reso Caltagirone non solo il quinto uomo più ricco d’Italia con un patrimonio di 12 miliardi, ma anche uno dei più influenti nelle partite cruciali della finanza italiana.
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‘’L’investimento in Mps si è rilevato ottimo sia per la redditività sia per la plusvalenza. Quando si raggiunge un’età, ho 83 anni e sono in piena attività, qualche volta occorrono visioni non connesse allo sviluppo del gruppo ma a interessi generali.
Sotto la Padania vive oltre il 55% della popolazione italiana ed esiste una sola grande banca Mps. Ho pensato che attraverso il suo sviluppo si potesse creare un polo nell’Italia centrale e meridionale che riequilibrasse la situazione attuale: delle cinque prime banche tre sono a Milano, una in Emilia e solo Mps nella parte peninsulare».
Perché è così importante?
LUIGI LOVAGLIO FRANCESCO MILLERI GAETANO CALTAGIRONE GENERALI
«…….. Il nostro Paese, che ha un forte debito pubblico, deve sfruttare tutte le risorse finanziarie private per sostenere la crescita di imprese e famiglie. Per questo quando ho percepito cosa stava accadendo in Generali con Natixis ho lanciato l’allarme, peraltro condiviso da tutte le forze politiche, contribuendo a salvare il Paese dallo scellerato progetto».
Cosa pensa della fusione Mps/Mediobanca?
«…. avrei trovato giusto che Mediobanca, che ha avuto un ruolo importantissimo nella storia finanziaria del Paese, rimanesse con più autonomia. Le cose sono andate diversamente…».
È la ragione per cui ha votato per la lista del cda e non quella con Lovaglio?
«Voglio essere preciso: la lista era del consiglio, non mia. Io ho appoggiato le scelte del consiglio dove eravamo presenti con due consiglieri. Se il consiglio ha deciso evidentemente aveva motivi validi. Poi gli azionisti hanno votato diversamente. Sono scelte legittime….».
Mediobanca deve tenere il 13% di Generali?
«Penso di sì. Oggi un pacchetto importante di Generali è oggetto del desiderio delle grandi banche per due ragioni: sinergie industriali e trattamento del capitale, anche attraverso il Danish compromise. Se tutte le grandi banche la vogliono, non capisco perché chi ce l’ha dovrebbe venderla».
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE PHILIPPE DONNET
Per fare cassa e stabilizzare l’azionariato di Trieste?
«……. Generali dà al gruppo una componente assicurativa che tutte le banche cercano. Perché rinunciarvi? Quanto all’azionariato, faccio presente che sei azionisti italiani hanno il 49% di Generali. Mi sembra difficile ipotizzare patti occulti di Mps con altri soggetti».
Vede arrivare Banco Bpm nel futuro di Siena?
«Temo che il risultato della recente assemblea favorisca da un lato la fusione di Mps in Bpm distruggendo qualcosa che da cinque secoli esiste a Siena, e dall’altro che ci possa essere un nuovo assalto al risparmio italiano. Ho la percezione che esistano forti istanze perché in un’eventuale fusione tra Bpm e Mps sia Bpm a incorporare Mps e non viceversa, con l’effetto di spostare la sede a Milano e disperdere sia l’indotto sia quel tesoro di professionalità che si è accumulato negli anni nella più antica banca del mondo».
Come valuta la scelta di Milleri per Mps?
«Il dottor Milleri ha votato Lovaglio convinto che fosse la cosa migliore. Evidentemente ha visioni differenti dalle mie sul futuro di Mps. Più che legittimo. Ho molta stima e rispetto per lui, guida una nave non facilmente governabile».
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SCALATA MPS-MEDIOBANCA SEQUESTRATI PC E TELEFONO AL BANCHIERE NATTINO
Rosario Di Raimondo per “la Repubblica”
Un tassello dopo l'altro. Per ricostruire i protagonisti del risiko che ha portato alla conquista di Mediobanca. La Guardia di finanza – su disposizione della procura di Milano – ha eseguito ieri un decreto di perquisizione e sequestro nei confronti di Andrea Nattino, presidente di Finnat Fiduciaria, braccio dell'omonimo gruppo bancario che secondo i pm rappresenta il principale veicolo attraverso il quale Francesco Gaetano Caltagirone – uno degli indagati nell'inchiesta sulla scalata – realizza le sue operazioni sul mercato.
FRANCESCO MILLERI LEONARDO DEL VECCHIO
Nel mirino c'è in particolare una mossa: quella che, il 13 novembre 2024, porta all'acquisto di azioni Mps dismesse dal Tesoro attraverso una procedura ritenuta opaca e piena di «anomalie». Ma che allo stesso tempo segna una tappa decisiva del presunto «concerto» tra l'imprenditore romano, Francesco Milleri (Delfin) e Luigi Lovaglio (Mps).
Nattino non è indagato. Il decreto è destinato solo a lui in quanto persona fisica, e non alla banca. I finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria gli hanno sequestrato computer e smartphone. Il suo cognome, così come "Finnat", compare già tra le parole chiave contenute nel decreto di sequestro firmato lo scorso novembre dai pm Luca Gaglio e Giovanni Polizzi, che con l'aggiunto Roberto Pellicano indagano sulla scalata.
Da quell'atto si evince come Finnat, per conto del Gruppo Caltagirone, il 13 novembre del 2024 emette un ordine di acquisto di 44 milioni di azioni Mps al prezzo di 5,9 euro: un aumento di circa il 6,96% rispetto al prezzo di mercato di quel giorno.
«Perfettamente sovrapponibile», nei numeri, è l'offerta di Delfin: «Sarebbe ingenuo ritenere che si tratti di una semplice coincidenza», scrivono i pm.
Per capire questo nuovo passaggio dell'inchiesta bisogna riportare le lancette indietro e tornare al primo fondamentale passo che – secondo le impostazioni dell'accusa – rappresenta il "calcio d'inizio" dell'assalto di Mps a Mediobanca (con vista Generali).
Quel 13 novembre di due anni fa il ministero dell'Economia dismette il 15% di azioni del Monte attraverso una procedura chiamata "Abb".
La procedura viene affidata a Banca Akros. Ed è segnata «da diverse e vistose anomalie».
Perché «il senso complessivo dell'operazione è stato palesemente quello di destinare una parte cospicua di azioni» del Monte dei Paschi, di proprietà del Mef, «a soggetti predeterminati, volendo tuttavia generare all'esterno l'apparenza di una procedura "aperta", trasparente, competitiva e non discriminatoria».
Le quote vengono vendute a soli quattro soggetti. Ma in particolare, i protagonisti dell'acquisto sono due. Delfin e Gruppo Caltagirone. Si muovono insieme, fanno gli stessi "acquisti". Il primo usa come intermediario Natixis. Il secondo Finnat, per il tramite di un trader che alle 18.10 lancia il suo acquisto. Per questo ieri la Gdf ha bussato nell'ufficio di Nattino.
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE - FOTO LAPRESSE
Nei suoi dispositivi informatici si cercheranno nuovi dettagli. Lo scopo è ricostruire la "filiera" di quell'Abb e il ruolo dell'uomo di fiducia dell'imprenditore per le operazioni finanziarie. Caltagirone, come gli altri due protagonisti del risiko, è indagato per aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza.
L'acquisto di azioni dal Mef, nell'ottica dei pm, è all'epoca «funzionale all'obiettivo di assumere un ruolo che consenta di esercitare influenza "politica" nella società».
Dopo quella prima tappa, infatti, ci sarà il lancio di un'offerta pubblica di scambio (Ops) di Mps su Mediobanca, il 24 gennaio 2025; poi l'aumento di capitale in primavera approvato dall'assemblea del Monte al servizio di questa operazione; e diversi altri passaggi fino all'adesione del settembre dell'anno scorso. Due mesi dopo, il salto di qualità dell'inchiesta.
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