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Foto di Luciano Di Bacco per Dagospia
Mauro Evangelisti per "Il Messaggero"
Quando Nicola Zingaretti entra nella sala del Tempio di Adriano, a piazza di Pietra, il popolo del centrosinistra riprende vita. Un paio d'ore prima, sul maxischermo, erano apparse le occhiaie di Pier Luigi Bersani in conferenza stampa. E c'era grande depressione. Zingaretti, forte dei dati secondo il quale sta al 40 per cento, rispetto al 30 di Storace, fa capire: il cammino del nuovo centrosinistra riparte da qui, perché noi abbiamo saputo ascoltare la voglia di partecipazione e innovazione della gente. Abbiamo dato risposte alla rabbia.
«Un nuovo inizio», recita lo slogan sul maxischermo. A Roma è nato un nuovo Renzi. Ed Enrico Gasbarra, il king maker di questa vittoria visto che fu lui a sorprendere tutti deviando Zingaretti in Regione rispetto alla candidatura per il Campidoglio, prima di correre alla riunione del coordinamento nazionale del Pd con Bersani, sorride: «Questo è davvero un inizio, di qui dobbiamo ripartire». A mezzanotte e mezza, quando il dato è più consolidato, la vittoria è ancora più netta: Zingaretti 40,75, Storace 29,19, Barillari 20,37.
Torniamo all'arrivo di Nicola Zingaretti. Al microfono, sono da poco passate le 19,30, sorride: «Ringrazio Francesco Storace, mi ha chiamato per farmi gli auguri». Dalla sala si alza perfino un applauso, dopo i veleni della campagna elettorale. «C'è stato molto voto disgiunto. Sarò il presidente di tutti. Il paese ha bisogno di serenità ». Verso la fine dello spoglio avrà quasi 200 mila voti in più della coalizione.
Parla soprattutto al popolo dei 5 Stelle; promette, come primo intervento, nella Regione di Fiorito, il taglio dei costi della politica e nuove forme di partecipazione. «Abbiamo intercettato la voglia di innovazione, di discontinuità e di partecipazione diretta. In forme diverse, non va demonizzata ma ascoltata».
Lui non lo dice, ma il ragionamento consequenziale è che invece su scala nazionale il centrosinistra non è riuscito a farlo. «Cambieremo questa regione, sarà più vicina ai cittadini. Noi non cavalchiamo la rabbia, ne estirperemo le ragioni. Il Lazio diventerà un luogo simbolo per la trasparenza, vedrete».
Comincia la festa, ci sono anche alcuni volti noti del Pd come Paola Concia, Paolo Gentiloni e Ignazio Marino (qualcuno lo indica come possibile candidato al Campidoglio), arriva anche Vendola che abbraccia Zingaretti. «Certo che festeggiamo se Nicola vince» ripete Montino, capogruppo uscente della Regione per il Pd. In teoria uno di quelli che con lo tsunami grillino c'entra molto poco. Dallo staff di Zingaretti osservano: Nicola vinse nel 2008 in Provincia quando si perse il Campidoglio, vince oggi in pieno tsunami.
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