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UN CAVALLINO IMBIZZARRITO PER ELKANN – IL NUOVO PATTO FERRARI, CHE BLINDA IL 32% DEL CAPITALE DELLA ROSSA, RISCRIVE GLI EQUILIBRI TRA I DUE AZIONISTI DI RIFERIMENTO EXOR E PIERO FERRARI - CONCEDE AL FIGLIO DEL DRAKE UNA AMPIA LIBERTÀ D’AZIONE: POTRÀ DECIDERE DI VENDERE FINO AL 5% DELLA CASA DI MARANELLO SENZA INVALIDARE GLI ACCORDI, MA SOPRATTUTTO POTRÀ DISDETTARE IL PATTO QUANDO VUOLE, “A SUA DISCREZIONE” – UN’AUTONOMIA TOTALE CHE NON È CONCESSA A EXOR. PER LA HOLDING DELLA FAMIGLIA AGNELLI L’UNICA VIA D’USCITA ANTICIPATA È PREVISTA NEL CASO IN CUI PIERO FERRARI SCENDA SOTTO LA SOGLIA DEL 5% DELLA ROSSA…
Estratto dell’articolo di Marigia Mangano per “Il Sole 24 Ore”
Il nuovo patto Ferrari, che blinda il 32% del capitale della Rossa, riscrive gli equilibri tra i due azionisti di riferimento Exor e Piero Ferrari, e concede, inaspettatamente, al figlio del Drake una ampia libertà d’azione: potrà decidere in qualsiasi momento e nonostante la scadenza triennale di vendere fino al 5% della casa di Maranello senza invalidare gli accordi, ma soprattutto potrà disdettare il patto quando vuole, «a sua discrezione».
Una autonomia totale che, a sorpresa, non è ugualmente concessa ad Exor. Per la holding della famiglia Agnelli l’unica via d’uscita anticipata è prevista nel caso in cui Piero Ferrari e il suo Trust scendano sotto la soglia del 5% della Rossa.
I nuovi accordi raccontano così una totale asimmetria nel trattamento dei due azionisti, assente nell’impostazione iniziale dell’agreement, e che secondo alcune ricostruzioni sarebbe figlia di un confronto tra i soci dopo la decisione della holding della famiglia Agnelli di collocare lo scorso anno sul mercato il 4% della sua quota. Una mossa a cui ha fatto poi seguito, in rapida successione, la discesa sensibile delle quotazioni della Rossa.
[...]
Secondo alcune ricostruzioni, quando Exor e Piero Ferrari hanno iniziato a negoziare l’estensione dell’accordo, poco prima dell’estate del 2025, entrambi gli azionisti avevano inizialmente sul tavolo dei diritti di recesso incondizionati. Dal punto di vista strettamente legale, non c’era la necessità di estendere l’accordo.
E l’opzione più naturale sarebbe stata quella di non rinnovarlo. Questo perché l’originario patto parasociale, sottoscritto nel 2015 in prossimità della quotazione in Borsa di Ferrari, era stato concepito per garantire alla società una base azionaria stabile durante i primi anni. E così è stato: nel corso dell’ultimo decennio, l’assetto della società non è mai cambiato e il gruppo ha moltiplicato il suo valore in Borsa arrivando agli inizi dello scorso anno a capitalizzare qualcosa come 75 miliardi.
Proprio in quella fase, nei primi mesi del 2025, l’impianto originario registrò il primo cambiamento con la decisione del primo azionista Exor di collocare il 4% del capitale della Rossa.
Secondo alcune ricostruzioni, quando Exor e Piero Ferrari hanno iniziato a negoziare l’estensione dell’accordo, poco prima dell’estate del 2025, entrambi gli azionisti avevano inizialmente sul tavolo dei diritti di recesso incondizionati. Dal punto di vista strettamente legale, non c’era la necessità di estendere l’accordo. E l’opzione più naturale sarebbe stata quella di non rinnovarlo.
Questo perché l’originario patto parasociale, sottoscritto nel 2015 in prossimità della quotazione in Borsa di Ferrari, era stato concepito per garantire alla società una base azionaria stabile durante i primi anni. E così è stato: nel corso dell’ultimo decennio, l’assetto della società non è mai cambiato e il gruppo ha moltiplicato il suo valore in Borsa arrivando agli inizi dello scorso anno a capitalizzare qualcosa come 75 miliardi.
Proprio in quella fase, nei primi mesi del 2025, l’impianto originario registrò il primo cambiamento con la decisione del primo azionista Exor di collocare il 4% del capitale della Rossa. [...]
piero e enzo ferrari
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piero ferrari 1
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