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2026: FUGA DA DUBAI – CENTINAIA DI ESPATRIATI OCCIDENTALI STANNO CERCANDO DI LASCIARE GLI EMIRATI CON QUALSIASI MEZZO DISPONIBILE: AUTOBUS, TAXI E JET PRIVATI. IL GUAIO È CHE IL CIELO SOPRA IL GOLFO È CHIUSO, E CHI VUOLE SCAPPARE DEVE RICORRERE AD ALTERNATIVE COSTOSISSIME – LA “SOCIETÀ CIVILE” DI DUBAI, COME IL GIORNALISTA UCRAINO YAROSLAV TROFIMOV, CAPO DEI CORRISPONDENTI ESTERI DEL “WALL STREET JOURNAL”, SI RIBELLA ALL’IMMAGINE DELLA CITTÀ CULLA DI MIGNOTTE E CRIMINALI: “C’È L’IDEA CHE SIA UNA SPECIE DI HOLLYWOOD NEL DESERTO, CON LE SUE SPIAGGE E I SUOI BRUNCH ALCOLICI E GLI ENORMI CENTRI COMMERCIALI. MA LA REALTÀ È DIVERSA. IO SON QUI DA 11 ANNI E NON CONOSCO NESSUN INFLUENCER…”

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FUGA DA DUBAI IN AUTOBUS, TAXI E JET: CAOS E VIAGGI ESTENUANTI DI 16 ORE ATTRAVERSO IL DESERTO, MENTRE I RICCHI LOTTANO PER I POSTI SUI VOLI PRIVATI DA 143.000 STERLINE

Sintesi dell’articolo di James Fielding, Aidan Radnedge e Dan Woodland per il “DailyMail”

passeggeri in attesa all aeroporto internazionale di dubai

 

Il conflitto che ha investito il Golfo Persico dopo l’escalation militare tra Iran, Stati Uniti e Israele sta provocando un improvviso esodo da Dubai e da altri hub del Medio Oriente.

 

Come raccontano James Fielding, Aidan Radnedge e Dan Woodland per il Daily Mail, centinaia di cittadini britannici e residenti occidentali stanno cercando di lasciare gli Emirati con qualsiasi mezzo disponibile: autobus, taxi, voli commerciali limitati o costosissimi jet privati.

 

La situazione del traffico aereo è diventata estremamente complessa dopo i ripetuti attacchi iraniani con droni e missili contro diversi Paesi del Golfo. Molte compagnie hanno sospeso le rotte. Virgin Atlantic ha cancellato tutti i collegamenti tra Londra, Dubai e Riyadh almeno fino al 28 marzo, mentre British Airways ha interrotto i voli da Abu Dhabi, Amman, Bahrain, Doha, Dubai e Tel Aviv. L’unico punto relativamente operativo per i passeggeri britannici è Muscat, in Oman, da cui partono alcuni voli straordinari per chi possiede già una prenotazione.

 

attacco iraniano al fairmont hotel di palm jumeirah, dubai

Le limitazioni hanno prodotto scene caotiche. Un volo Virgin Atlantic diretto a Dubai è diventato un vero e proprio “flight to nowhere”: dopo sei ore di viaggio lo spazio aereo è stato chiuso e l’aereo ha dovuto invertire la rotta, atterrare a Budapest per fare rifornimento e poi tornare a Heathrow dopo un’odissea di 16 ore.

 

Per chi vuole partire subito, le alternative sono poche e costose. Alcuni cittadini hanno affrontato lunghissimi viaggi via terra di 12-16 ore nel deserto, da Dubai fino a Riyadh o Muscat, per trovare un aeroporto da cui volare verso l’Europa. Altri, soprattutto tra i più ricchi, stanno ricorrendo al mercato dei jet privati, dove i prezzi sono schizzati alle stelle.

 

La società britannica SHY Aviation, specializzata in charter executive, ha ricevuto oltre 400 richieste da più di 1.000 persone desiderose di lasciare rapidamente la regione. I costi sono aumentati di circa il 50% a causa dell’impennata dei premi assicurativi e della scarsità di aeromobili disponibili. Secondo l’amministratore delegato Bernardus Vorster, un singolo charter può arrivare a costare oltre 143.000 sterline, mentre alcune testimonianze parlano perfino di voli da 350.000 sterline per jet da 14 posti.

 

passeggeri in attesa all aeroporto di dubai

Il profilo dei clienti sta cambiando: oltre ai frequent flyer abituali, stanno prenotando anche persone facoltose che normalmente usano voli di linea ma che, di fronte al caos logistico e alla chiusura dello spazio aereo, preferiscono pagare cifre enormi pur di tornare a casa.

 

Tra chi tenta vie alternative c’è anche l’ex militare britannico Des Steel, veterano della guerra del Golfo del 1991, che offre consulenze logistiche per evacuare i connazionali. Con una rete di autisti e contatti locali, organizza trasferimenti via terra verso Oman e Arabia Saudita, da dove è più facile trovare un volo. Il servizio costa circa 150 sterline di consulenza, ma il viaggio completo supera spesso i 1.000 dollari tra taxi e biglietti aerei.

 

des steel titolare di una compagnia di sicurezza a dubai

Secondo Steel, il fattore psicologico sta giocando un ruolo cruciale: la paura di una possibile escalation spinge molti a lasciare Dubai finché è ancora possibile. «Quando i droni iniziano a volare – spiega – la geopolitica diventa improvvisamente reale».

 

Il governo britannico ha aperto un portale per organizzare voli di rimpatrio e dare priorità ai casi più vulnerabili, ma la domanda supera di gran lunga l’offerta: circa 14.000 cittadini britannici hanno segnalato alle autorità di voler lasciare la regione.

 

Il caos coinvolge anche la vita quotidiana della città. Alcuni turisti raccontano di essere rimasti bloccati in hotel di lusso mentre i pochi voli disponibili costano fino a 10.000 sterline a persona. Nel frattempo, gruppi animalisti denunciano un aumento dei casi di animali domestici abbandonati, con rifugi già saturi e veterinari che ricevono persino richieste di eutanasia da parte di proprietari incapaci o riluttanti ad affrontare i costi per trasferire i propri animali.

 

attacco iraniano sull aeroporto di dubai

In un hub globale come Dubai, crocevia tra Europa e Asia, la crisi dimostra quanto rapidamente le tensioni geopolitiche possano trasformare una delle città più cosmopolite del mondo in un punto critico da cui migliaia di persone cercano di fuggire il più velocemente possibile.

 

INFLUENCER, TURISTI E CIOCCOLATAI: CHI È E CHI NON È NELL'EMIRATO DA CINEPANETTONE

Estratto dell’articolo di Michele Masneri per “il Foglio”

 

In questi tempi bizzarri, gli Emirati arabi uniti e in particolare Dubai sono rappresentati come un piccolo principato da film di Lubitsch, un posto stralunato da vacanzieri, o se vogliamo ancora peggio da cinepanettone, un “Vacanze di Natale a Dubai”, appunto versione esotica, popolati di influencer, escort russe e sfaccendati vari.

 

YAROSLAV TROFIMOV

E’ una bella storia che ci piace, perché rovinarla con la verità? Però non è solo o non è per niente così. Adesso la società civile emiratina si ribella. Yaroslav Trofimov è il capo dei corrispondenti esteri del Wall Street Journal e lì abita e lavora. Venerdì ha scritto un accorato editoriale sul magazine del suo giornale intitolato “Dubai, il posto che tutti amano odiare”. Sottotitolo, “ecco perché si sbagliano”.

 

Perché si sbagliano? “E’ facile odiare Dubai”, dice Trofimov al Foglio in un’intervista a spizzichi e bocconi mentre ogni tanto sospendiamo, perché arrivano gli allarmi del governo per possibili nuovi attacchi, e lui si deve spostare.

 

[…]  “C’è l’idea che sia una specie di Hollywood nel deserto, con le sue spiagge e i suoi brunch alcolici e gli enormi centri commerciali. Così quando si è diffusa la notizia degli attacchi, in giro c’è stata pochissima empatia verso Dubai, anzi il mondo digitale si è riempito di meme sugli influencer”. Ma la realtà è diversa.

 

“Io son qui da 11 anni e non conosco nessun influencer. Puoi benissimo stare qui e non avere una vita online. Ognuno fa la sua vita”, racconta Trofimov, che, nato in Ucraina, ha vissuto anche in Italia. Finalista al premio Pulitzer, ha scritto anche il romanzo Non c’è posto per l’amore, tradotto da noi per La Nave di Teseo.

 

Ma che ci fa, lei, capo dei corrispondenti di un giornale newyorchese, laggiù? “Abito qui con la mia compagna Agata Kurzela, che fa la designer (l’avevamo intervistata qui sul Foglio qualche tempo fa). Precedentemente ero a Kabul, poi, seguendo il Medioriente, il mio ufficio è stato collocato a Dubai. E sono rimasto. All’inizio era solo un posto comodo per spostarsi, ci sono voli diretti per la Russia, la Cina, l’Europa, l’Africa. Infine è diventata casa”.

 

[…]

 

cani abbandonati a dubai

Ma che lavori fanno questi emigré a Dubai, che non sono influencer? “C’è di tutto: è una città di 4 milioni di abitanti, ci sono medici, dentisti, o esperti di tecnologia, addetti alle vendite o Ceo di aziende globali. Se sei un architetto egiziano o un ingegnere del Bangladesh o un dentista della Siria non puoi lavorare in Europa o in America, ma qui sì, in questo posto che attira talenti.

 

Puoi costruirti una vita decente, guadagnare bene.

 

Noi ci siamo ormai abituati al fatto che ‘immigrazione’ sia una parola negativa, ma qui no, questa immigrazione è il fondamento della prosperità di Dubai. Dove solo il 5 per cento della popolazione totale ha la cittadinanza degli Emirati, il resto proviene letteralmente da tutto il mondo.

 

Vedi a lavorare insieme i russi con gli ucraini, i libanesi e i palestinesi con gli israeliani. E’ un posto dove puoi trovare una donna in bikini e una con l’abaya fianco a fianco sulla spiaggia”.

 

hotel burj al arab colpito dai droni iraniani

Naturalmente non ci sono solo lati positivi: “non è una democrazia, ma è un posto dove le cose funzionano, e, a differenza di altri luoghi in Medioriente, non devi pagare mazzette”, dice ancora Trofimov. Resterà a vivere qui? “Certo, e dove dovrei andare?”.

 

“[…]  Sa cosa mi ferisce? Che i droni e i missili che vedo dal mio balcone a Dubai sono gli stessi, di fabbricazione iraniana, che cadono sulla mia Kyv”. Balcone dove non si produce in reel o selfie, bensì coltiva “pomodori e peperoncini”, alla faccia degli influencer, vabbè.

vicky pattison e ercan ramadan in fuga da dubai via oman bombardamenti iraniani a dubai 2

bombardamenti iraniani a dubai 3hotel fairmont the palm colpito dai BOMBARDAMENTI iranianicane legato a un cestino a dubaivicky pattison con amici in fuga verso l oman da dubai samuel leeds con la moglie amanda e i figli in un jet privato scappano da dubai attacco iraniano al fairmont hotel di palm jumeirah, dubai