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L’Angola è un luogo colorato e affascinante, uscito da una lunga guerra civile e di cui si sa troppo poco. Il fotografo Eric Lafforgue ci offre l’opportunità di conoscerlo meglio. Ha incontrato la tribù Mwila, nella Chibia, dove le donne di qualunque età, portano collari di diversi colori, a seconda che siano sposate o meno: le più piccole lo portano rosso, quando hanno il primo ciclo il collare diventa giallo, quando si sposano indossano la tradizionale collana Vilanda. Gli oggetti si sovrappongono nel tempo e non possono essere tolti, semmai tramandati di generazione in generazione.
Anche le acconciature sono elaborate e usate come status symbol. La più diffusa è chiamata “nontombis” e sembra un mollusco ocra a quattro tentacoli. La poltiglia per colorare è ottenuta con la polvere di una pietra rossa di nome “Oncula”, mista a olio, burro, erbe, corteccia e sterco di mucca. Va poi applicata sui dreadlock.
Gli uomini preferiscono indossare un semplice perizoma, qualche volta portano maglie occidentali. Tra i Macubai, che vivono ai confini con la Namibia, le donne indossano enormi copricapi tribali chiamati “Ompotas” e hanno una stringa “Oyonduthi” che copre il seno. Si sposano a quattordici anni e vengono presentate al futuro marito durante la cerimonia. Gli uomini possono avere più mogli, da vendere o dare in cambio di bestiame. Le coppie non si rivolgono la parola in pubblico fino a che non hanno dato alla luce il primo figlio.
Anche i Muhimba hanno un’ossessione per le mucche, nella loro lingua ci sono 500 diverse parole per descriverle. Le acconciature indicano se un uomo è sposato o in cerca di moglie.
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