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A.Z. per “la Repubblica”
Al lavoro, di notte, andavano una volta su due e quando andavano sembra che avessero altro da fare che dedicarsi al soccorso d’urgenza: i locali del 118 di Letojanni, nota cittadina balneare ai piedi di Taormina, di notte si trasformavano spesso in un’alcova o, in alternativa, nello studio privato dei due medici che, ormai da anni, facevano il bello e cattivo tempo arrivando persino a vessare e minacciare i colleghi che avevano scoperto la truffa nella quale si coprivano a vicenda: firmare il registro delle presenze e rimanersene a casa o andare altrove per tutte e 12 le ore di turno in cui il servizio del 118 prevede la presenza di due medici. E invece uno andava e firmava anche per l’altro che restava a casa.
«Lo Stato come bancomat, lo spregio di un giuramento, l’indifferenza ai bisogni dei malati», scrive il gip Salvatore Mastroeni nell’ordinanza con la quale, accogliendo la richiesta della pm Anna Maria Arena, ha ordinato l’arresto di Antonio Corica e Antonio Ferlito, i due sanitari del 118 che per almeno due anni e mezzo che, con le loro assenze pagate a 34 euro l’ora, avrebbero truffato allo Stato circa 30 mila euro, cifra per la quale il giudice ha disposto il sequestro per equivalente dei loro beni.
Le telecamere piazzate all’ingresso del 118 di Letojanni dai poliziotti del commissariato di Taormina, ma soprattutto le testimonianze degli altri medici, hanno incastrato i due assenteisti, la cui condotta — scrive il giudice — «ha probabilmente ritardato o reso più difficoltoso il servizio».
In più di un’occasione, infatti, le chiamate al 118 avrebbero trovato i medici impegnati a fare altro. «In diverse occasioni — ha raccontato un collega costretto a chiedere il trasferimento per le minacce subite — l’intervento di soccorso partiva in ritardo perché il medico era occupato in rapporti sessuali e, per mascherare il ritardo, considerato che il telefono era in mano sua, dava disposizione di annotare un orario di comodo che ritardasse l’orario effettivo della chiamata».
Sesso a parte, quando andavano a fare il turno di notte, Corica e Ferlito ricevevano pazienti privati, effettuavano vaccini e visite di ogni genere. Non avevano pudore a falsificare i registri neanche quando avrebbero dovuto essere in coppia con altri medici. Alle loro rimostranze rispondevano: «È la mia parola contro la tua».
Per fortuna non risulta che nessun paziente ci abbia rimesso la vita, ma nell’ordinare la misura più grave, quella dell’arresto in carcere e non ai domiciliari, il giudice sottolinea la pericolosità di quella che definisce una «criminalità bianca, grave, pericolosa e dannosa, che fa scempio dei bisogni dei cittadini e prostituzione di connesse funzioni essenziali, che divora e distrugge in immagine ed efficienza, dall’interno, le istituzioni».
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