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SI SVEGLIANO TUTTI A BUOI SCAPPATI - CHRISTINE LAGARDE, CHE È AL VERTICE DELLA BCE DA QUASI SETTE ANNI (E PRIMA ERA AL VERTICE DELL’FMI), LANCIA UN GRIDO DI DOLORE IMPROVVISO: “IL NOSTRO MODELLO ECONOMICO È AL CAPOLINEA A CAUSA DEI CAMBIAMENTI NEL CONTESTO INTERNAZIONALE” – DA DOVE RIPARTIRE? DAL MERCATO INTERNO DELL’UE, IL PIÙ GRANDE DELLE ECONOMIE AVANZATE: “L’EUROPA HA MANCATO LA PRIMA RIVOLUZIONE DIGITALE E NON POSSIAMO PERMETTERCI DI RIPETERE QUELL’ESPERIENZA CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE” (MA STA SUCCEDENDO) - VIDEO
Estratto dell’articolo di Fabrizio Goria per www.lastampa.it
CHRISTINE LAGARDE AL WORLD ECONOMIC FORUM DI DAVOS - FOTO LAPRESSE
Il modello di crescita del Vecchio Continente è al capolinea. «Il modello di crescita europeo del dopoguerra si basava su tre pilastri che si rafforzavano a vicenda e oggi tutti e tre si stanno indebolendo a causa dei cambiamenti nel contesto internazionale», avverte Christine Lagarde.
Intervenendo al World Economic Forum di Ginevra, la presidente della Banca centrale europea (Bce) traccia un quadro severo e carico di incertezza. Il paradigma fondato sul libero scambio globale, sull’industria a basso costo energetico e sull’ombrello di sicurezza americano scricchiola. Serve un cambio di rotta drastico per evitare il declino e per competere nella nuova rivoluzione digitale guidata dall’intelligenza artificiale, considerata da Lagarde come «un’occasione da non perdere» per l’Ue.
L’Europa era diventata una delle economie più aperte del mondo e grande beneficiaria della globalizzazione, con una apertura commerciale doppia rispetto agli Stati Uniti.
Questo vantaggio comparato sfuma sotto i colpi del protezionismo, tanto che Lagarde ricorda come «l’espansione del commercio non può più essere data per scontata».
L’anno scorso le restrizioni commerciali a livello globale hanno superato quota 2.500. Anche la forza manifatturiera europea nel settore a media tecnologia perde terreno. «La Cina compie un’ascesa costante nella catena del valore e il Paese ora compete in via diretta con l’area dell’euro in quasi il quaranta per cento dei settori in cui abbiamo un vantaggio comparato», sottolinea la numero uno dell’Eurotower.
CHRISTINE LAGARDE AL WORLD ECONOMIC FORUM DI DAVOS - FOTO LAPRESSE
Nei primi anni Duemila questa percentuale si fermava al 25per cento. A peggiorare il quadro interviene la crisi energetica. Il gas russo a buon mercato è un ricordo e i costi elettrici per le industrie energivore dell’Unione Europea sono in media il doppio rispetto ai livelli statunitensi e superiori del cinquanta per cento rispetto a quelli cinesi. Il terzo pilastro cede sotto le tensioni geopolitiche.
L’ordine globale basato sulle regole subisce pressioni continue e Lagarde non usa mezzi termini per spiegarne le conseguenze pratiche.
«Quando le dipendenze economiche possono essere usate come armi o quando la percezione della deterrenza si indebolisce, le preoccupazioni per la resilienza entrano in via diretta nelle decisioni economiche», spiega ai vertici del forum. Le minacce, sottolinea, si materializzano alle porte dell’Europa. «Le imprese investono meno quando il capitale è considerato meno sicuro, pesando sulla produzione e sui consumi», aggiunge la presidente. La somma di questi cambiamenti strutturali suggerisce che «il modello di crescita europeo del dopoguerra si sta erodendo ed è improbabile che ritorni alla forma che conoscevamo un tempo».
CHRISTINE LAGARDE - FOTO LAPRESSE
Nonostante le criticità sistemiche, le fondamenta per una ripresa esistono. «L’Europa ha ancora punti di forza sostanziali su cui costruire», rivendica Lagarde. L’Unione Europea vanta la rete di accordi commerciali più vasta al mondo, in fase di ulteriore espansione con partner di peso come India, Indonesia, Australia, Messico e i Paesi del Mercosur. L
e capacità manifatturiere restano di eccellenza in settori chiave come la litografia e l’ottica di precisione. Il capitale umano è qualificato e in nazioni come la Germania i laureati nelle materie scientifiche, tecnologiche e ingegneristiche raggiungono il trentacinque per cento del totale, segnando un primato assoluto tra i Paesi dell’Ocse.
Il vero motore potenziale risiede nel mercato integrato di 27 Stati membri e 450 milioni di consumatori, il più grande tra le economie avanzate. L’anno scorso l’economia dell’area dell’euro è cresciuta dell’1,5%, spinta dalla domanda interna.
CHRISTINE LAGARDE - FOTO LAPRESSE 1
«Nel 2026 ha continuato a crescere nonostante lo shock energetico, con la domanda interna che ha contribuito in modo positivo alla crescita trimestrale dello 0,4% nel secondo trimestre», ricorda Lagarde.
Questa forza intrinseca dovrà trasformarsi nella spina dorsale dello sviluppo e l’indicazione appare inequivocabile. «Il compito ora è trasformare questa resilienza interna in una fonte di crescita più duratura nel lungo periodo», chiarisce la presidente della Bce. Per farlo serve sfruttare le dimensioni del mercato domestico. «Quando le imprese possono crescere in tutta l’Ue, possono investire in modo più efficiente e spingere l’innovazione oltre, il che alla fine le rende più produttive», puntualizza il documento.
La produttività futura passa dalla tecnologia e l’Europa non può permettersi passi falsi. Come ricorda Lagarde, Unione Europea ospita il 15% dei ricercatori mondiali pur rappresentando solo il sei per cento della popolazione globale, producendo al contempo un quinto delle pubblicazioni scientifiche più citate. La vera sfida consiste nel tradurre questa eccellenza accademica in successo commerciale, assicurando che le nuove tecnologie si diffondano nell’economia reale. Il monito della Bce traccia un parallelo con il passato recente.
CHRISTINE LAGARDE - BCE - INFLAZIONE
L’Europa ha mancato la prima rivoluzione digitale e la presidente ammonisce che «non possiamo permetterci di ripetere quell’esperienza con l’intelligenza artificiale, la seconda rivoluzione digitale».
I segnali di risveglio per fortuna appaiono evidenti. I sondaggi mostrano come le imprese dell’area euro prevedano di destinare all’intelligenza artificiale in media il 9% degli investimenti totali di quest’anno. «La domanda è se l’Europa sia in grado di creare le condizioni affinché questi investimenti si diffondano e crescano», si interroga la presidente. [...]
Due ostacoli principali bloccano lo sviluppo e il primo riguarda la frammentazione del Mercato Unico. Lagarde osserva che «le imprese competono ancora troppo all’interno dei confini nazionali, il che indebolisce la pressione competitiva per adottare nuove tecnologie». Uno studio dimostra come un aumento della concorrenza interna nell’adozione dell’intelligenza artificiale spinga le imprese a incrementare i propri investimenti, ma purtroppo gli stessi effetti competitivi si fermano in gran parte alle dogane nazionali, rendendo urgente una deregulation condivisa. Il secondo blocco deriva dalla frammentazione dei mercati dei capitali. «Le imprese europee innovative possono spesso finanziare la loro crescita iniziale, ma tende ad aprirsi un divario man mano che crescono», spiega la leader dell’Eurotower.
I dati della Banca Europea per gli Investimenti mostrano come le aziende in fase di scale-up nell’Unione Europea raccolgano capitali paragonabili a quelle di San Francisco nei primi cinque anni, ma al decimo anno la raccolta risulta inferiore del cinquanta per cento.
Questa carenza cronica di fondi spinge il 12% delle scale-up a trasferirsi all’estero, in primis negli Stati Uniti. Lagarde usa un’immagine per descrivere il fenomeno, sottolineando che «i mercati dei capitali frammentati possono anche incentivare le imprese giovani e innovative a cercare fortuna altrove».
Le due barriere si rafforzano a vicenda e bloccano l’Unione in una morsa stringente. «I mercati frammentati riducono i rendimenti della crescita in Europa, mentre la finanza frammentata rende più difficile finanziare questa crescita», evidenzia la presidente. Il risultato finale si traduce in un numero molto minore di aziende capaci di raggiungere dimensioni globali.
La reazione europea deve unire quindi creatività sul Mercato Unico e urgenza sui mercati dei capitali. Per abbattere i confini nazionali prende quota la proposta di creare la società europea o “EU Inc.”, un regime giuridico societario opzionale per l’intera Unione. L’obiettivo consiste nel permettere a una giovane impresa di nascere e crescere con regole uniche europee, senza dover navigare tra ventisette regimi nazionali differenti a ogni fase di sviluppo.
Questa mossa rappresenta un tassello cruciale per stimolare la diffusione delle nuove tecnologie tra le imprese esistenti, ma il passaggio decisivo riguarda l’integrazione finanziaria. «Le imprese in grado di crescere in tutta Europa hanno bisogno di capitali in grado di crescere con loro», avverte Lagarde di fronte alla platea svizzera.
I leader dell’Unione hanno chiesto ai co-legislatori di raggiungere un accordo sul pacchetto di integrazione dei mercati entro la fine del 2026, puntando alla creazione di un autentico mercato unico dei capitali. Le prospettive per un cambio di passo rimangono intatte e la fiducia nelle istituzioni non manca. «Abbiamo già molti degli ingredienti per una crescita a lungo termine più forte», conclude l’intervento di Lagarde. [...]
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