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LA FAMOSA TRASPARENZA CINESE – SAPETE CHI ERA IL CAPO MODERATORE DI TIKTOK FINO ALL’INIZIO DELL’ANNO? UN EX FUNZIONARIO DEL REGIME DI PECHINO! E C’È ANCORA CHI CREDE CHE L’APP DEI BALLETTI SCEMI SIA INDIPENDENTE DAL PARTITO COMUNISTA? - CAI ZHENG, EX FUNZIONARIO ALL’AMBASCIATA CINESE DI TEHERAN, HA GUIDATO IL GRUPPO CHE DECIDEVA QUALI CONTENUTI CENSURARE SULLA PIATTAFORMA, COME PER ESEMPIO QUELLI CHE PARLAVANO DEL MASSACRO DEGLI UIGURI NELLO XINJIANG
Irene Soave per il “Corriere della Sera”
Un ex funzionario del governo cinese, Cai Zheng, è stato a capo del global content policy team di TikTok, cioè del gruppo che decideva quali contenuti fossero ammessi sulla piattaforma, dall'avvio della app nel 2016 fino ai primi mesi del 2020. Lo rivela oggi il Financial Times, a confermarlo sono «due fonti vicine all'azienda».
ByteDance, l'azienda che possiede TikTok, ha sempre negato che esistesse alcuna influenza del governo cinese sui contenuti della piattaforma. Ora negarlo è più difficile. L'India - a lungo il mercato principale di TikTok - l'ha vietata; negli Stati Uniti ByteDance sta tentando di restare sul mercato in partnership con Oracle e Walmart per evitare che sia bandita. Il rischio è concreto: l'app era stata già inserita da Trump nella lista delle minacce informatiche alla sicurezza nazionale.
Nel 2019, dopo che la piattaforma aveva oscurato contenuti «politicamente sensibili» dando la colpa a un «errore tecnico» come quello di Feroza Aziz - la diciassettenne che girava brevi video di «lezioni di make-up» nelle quali parlava degli abusi e delle discriminazioni da parte cinese nei confronti degli uiguri - il governo Usa aveva aperto un'inchiesta sulle possibili interferenze del governo cinese nella policy di TikTok, e l'azienda aveva espressamente negato.
Circa un anno fa, TikTok aveva messo nero su bianco, in un post sul blog aziendale, che «il governo cinese non ci ha mai chiesto di rimuovere alcun contenuto, e non lo faremmo se fosse richiesto. Punto». Ma ora credere alla completa neutralità della piattaforma è più difficile. Già funzionario all'ambasciata cinese a Teheran, le fonti lo descrivono come «ben lontano dall'essere un ideologo del partito»; eppure la sua formazione potrebbe avere influito, insieme a quella del suo team in gran parte cinese, nella scelta dei contenuti da tenere fuori da TikTok, che dalla sua creazione nel 2016 ha visto la sua platea aumentare fino ai 2 miliardi di account aperti, con 800 milioni di utenti attivi.
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