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Giovanni Ciolina per http://www.ilsecoloxix.it
Quattro persone indagate, tra cui il cardinale Calcagno, per le irregolarità amministrative che hanno portato a un ammanco di alcuni milioni di euro nel bilancio dell’istituto per il sostentamento del clero di Savona. Malversazione è l’accusa per tutti. Oltre all’ex vescovo di Savona (fino al 2007) Domenico Calcagno, il sostituto procuratore della Repubblica ha iscritto nel registro degli indagati don Pietro Tartarotti, fino al 2014 presidente dell’Ente ed ora parroco alle Fornaci; Gianmichele Baldi, vice presidente fino ad ottobre 2013 e da sempre personaggio molto vicino alla chiesa locale, con incarichi anche nel Letimbro, e il figlio Gianmarco.
Il temporale si è abbattuto violento nei giorni scorsi, ma da almeno tre anni la magistratura savonese sta studiando le carte e ascoltando gli addetti ai lavori. Un lavoro di approfondimento certosino e che non sembra ancora terminato. Anche ieri gli uomini della polizia giudiziaria del tribunale di Savona hanno acquisito documentazione alla luce dei risultati degli interrogatori che il pm Buttiglione ha svolto giovedì scorso a palazzo di giustizia. Pietro Tartarotti e Gianmichele Baldi hanno cercato di giustificare il loro comportamento ritenuto scorretto dagli investigatori.
I due, dopo aver avuto l’avallo dell’allora vescovo Calcagno, si sono lanciati in un’attività immobiliare poco consona ai preti e che con il tempo sembra avergli preso la mano. Sono stati proprio i numerosi investimenti immobiliari rivelatisi sbagliati a mandare in corto circuito i bilanci dell’ente ed a spingere i vertici romani a bocciare i bilanci e ad inviare gli ispettori. Un ruolo di operatori immobiliari che non si sarebbe rivelato idoneo a don Pietro e al suo vice.
E sarebbe stata proprio la vendita di un alloggio a condizioni di favore a mandare nei guai Gianmarco Baldi, figlio di Gianmichele. «Non ho niente da dire» sono state le uniche parole di quest’ultimo alla richiesta di chiarimenti. L’uomo è difeso dallo studio Mazzitelli e anche su quel versante la parola d'ordine è: «No comment».
Impossibile contattare anche don Tartarotti. Il telefono della parrocchia lascia spazio solo alla segreteria, ma gli amici più vicini al prete lo descrivono abbattuto e sotto certi aspetti conscio degli errori gestionali.
Anche perché dalle carte in possesso della magistratura sarebbero evidenti alcune incongruenze. In certi giorni, per esempio, si sarebbero verificati acquisti e cessioni dello stesso immobile. In sostanza un’attività speculativa iniziata nel 2004 e arrivata alla luce nel 2009 grazie all’intervento del vescovo attuale Vittorio Lupi che ha deciso di commissariare l’ente.
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