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BRUTTA GENDER – A CASTEL VOLTURNO, 11 TRANS BRASILIANE FINISCONO A PROCESSO CON L’ACCUSA DI TRATTA DI ESSERI UMANI E FAVOREGGIAMENTO DI PROSTITUZIONE – IL GRUPPO RECLUTAVA DONNE TRANS IN BRASILE PAGANDO VIAGGIO E DOCUMENTI PER PORTARLE IN ITALIA DICHIARANDO RAGIONI TURISTICHE. UNA VOLTA ARRIVATE A MILANO E TRASFERITE A CASTEL VOLTURNO, LE VITTIME VENIVANO SISTEMATE IN APPARTAMENTI CONTROLLATI DAL GRUPPO E COSTRETTE A PROSTITUIRSI PER RIPAGARE IL DEBITO CONTRATTO – L’ORGANIZZAZIONE “SCHIAVIZZAVA” LE VITTIME ANCHE ATTRAVERSO VIOLENZE E RITI DI MAGIA NERA…

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Estratto dell’articolo di Anna Grippo per www.casertanews.it

 

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“Arrivai in Italia nel 2018. Lavorai prima a Roma dove scappai perchè subii delle minacce dal mio pappone e poi arrivai in Campania, prima a Napoli e poi a Castel Volturno dove tutt’ora ho la mia ‘postazione e mi prostituisco”.

 

Sono le dichiarazioni di Priscilla rese nel processo ad 11 transgender brasiliane accusate di associazione a delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù, alla tratta di esseri umani, al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di connazionali nonché di sfruttamento della prostituzione.

 

Dinanzi alla Corte d’Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta da Marcella Suma, con a latere Luciana Crisci, la teste ha spiegato che “conobbi Elen da quando arrivai in Italia. Sono stata a casa sua in via Alessandria a Castel Volturno in località Ischitella e sono rimasta lì in quella casa per 2 anni e mezzo. Dividevamo l’affitto e le spese poi sono andata via e ora abito da sola.

 

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Prima di arrivare da Elen stavo in una casa a Lago Patria da Paula e pagavo 300 euro a settimana. Ho pagato per tre settimane. Ogni lunedì si faceva dare i soldi ma non so a chi li dava. Anche quando sono arrivata in Campania ho dato i soldi per lavorare. In strada però venni minacciata da Paula e da Najila. Mi minacciarono perchè io mi spostai di circa 500 metri e a loro non stava bene. Le minacce mi furono fatte da loro che erano ubriache”.

 

La prostituta transgender ha riferito che all’avvio del processo ha subito minacce, “sapevano che ero teste al processo e cercarono di dissuadermi minacciandomi. Prima del processo erano tutti ‘amici’ poi le cose cambiarono”. La testimone ha poi spiegato che all’epoca dell’indagine “i soldi c’erano, circolavano. Noi prostitute guadagnavano 500/700 euro al giorno e circa 5000 euro netti al mese”.

 

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[…] Sono finite sotto processo Ricardo José Santos De Silva in arte Pamela; Rafael Nunes Ds Conceicao in arte Tamara; Anderson Lima De Jesus; Julia Matos Machado; Paulo Rogiero Carneiri Da Silva in arte Elen; Louis Lazaro Barbosa in arte Marcela; Paulo Henrique Alves De Lims in arte Paula; Fatima Jussara Neve Benfica, Jonathas De Albuquerque in arte Luna Vodianova; Daniele D'Isanto in arte Daniel; Maniche Harley Landrioll in arte Suzuki.

 

[…] Il gruppo criminale aveva un proprio referente nella città di San Paolo (Brasile), incaricato di adescare e reclutare persone transgender in quel Paese. Ottenuta la documentazione utile all’espatrio e il biglietto aereo (i cui costi erano preliminarmente sostenuti dall’organizzazione criminale), venivano inviate in Italia una volta ottenuto il placet del vertice dell’organizzazione.

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Le vittime della tratta, raggiunto lo scalo aereo di Milano “Linate”, venivano prelevate da ulteriori componenti del sodalizio criminale e fornite di una dichiarazione fittizia di ospitalità così garantendone l’ingresso e la permanenza legale per motivi di turismo sul territorio nazionale.

 

Successivamente, le malcapitate venivano condotte a Napoli dove un ulteriore membro dell’organizzazione aveva il compito di prelevarle e portarle in autovettura fino all’immobile individuato, di volta in volta, a Castel Volturno. Le vittime erano costrette a prostituirsi convinte a suon di botte e mediante riti di magia nera.  […]