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Andrea Pasqualetto per il “Corriere della Sera”
Era una goliardata, dicono i ragazzi. E lo dicono anche le ragazze. Tutti d' accordo quella sera a casa di uno di loro a farsi fotografare sullo stesso letto, nudi e sorridenti. C' è una foto con le dita in segno di vittoria e le lenzuola a coprire le parti intime, un' altra a far vedere il lato B. Soggetti: due coppie di fidanzatini cagliaritani, dai 14 ai 16 anni.
A fotografarli un terzo amico sedicenne, piombato in camera da letto prima di togliere il disturbo insultato dagli altri, in un clima comunque festoso. Fin qui l' antefatto. È quel che succede dopo a far saltare ogni equilibrio, costringendo la Procura per i minorenni del capoluogo sardo a intervenire.
Le immagini finiscono infatti su WhatsApp e su Facebook, le voci rimbalzano da un gruppo all' altro, dagli amici alla scuola alla piazza alla parrocchia e tutto si moltiplica in modo esponenziale. Le foto velatamente hot diventano la chiacchiera preferita degli adolescenti del posto. E la cosa spaventa le fidanzatine, al punto che ne parlano con i genitori, i quali sporgono subito denuncia in Procura nel tentativo di fermare la diffusione virale.
Da lì scatta l' indagine e dopo un anno e mezzo ecco la richiesta di rinvio a giudizio per i tre ragazzi, sulla quale si esprimerà in novembre il giudice per l' udienza preliminare. L' accusa: diffusione di materiale pedopornografico riguardante minori. Nel frattempo la circolazione delle immagini ha seminato scompiglio nella compagnia di amici.
Le ragazze hanno lasciato i fidanzati e i ragazzi si sono insultati a vicenda finendo per detestarsi. I due che erano sul letto hanno provato a scaricare tutto sul «fotografo», accusandolo di aver fatto tutto da solo, contro la loro volontà. Lui ha detto invece che erano tutti consenzienti. Insomma, la goliardata si è trasformata in una guerra fra giovanissimi e in un probabile futuro processo.
Lo schema di partenza di queste storie di video e foto che prendono il volo in Rete è quasi fisso: c' è una scena forte, c' è qualcuno che riprende o fotografa e qualcuno che diffonde.
Al resto ci pensano gli amici di WhatsApp o l' anonimo popolo del web. Poco importa che si tratti di immagini di sesso esplicito, come nel caso della tragedia della napoletana Tiziana Cantone, o di una violenza carnale, come nella vicenda di Rimini, o di molestie, come per la tragedia di Carolina Picchio. A Cagliari si tratta di fotografie pruriginose e goliardiche che, messe in Rete, stavano sconvolgendo la vita di due ragazzine.
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