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DAVVERO I COMPUTER DEI MAGISTRATI POSSONO ESSERE SPIATI SENZA LASCIARE TRACCIA? – IL PROGRAMMA “ECM/SCCM” DI MICROSOFT, INSTALLATO SU 40MILA DISPOSITIVI IN PROCURE E TRIBUNALI E FINITO AL CENTRO DELL’INCHIESTA DI “REPORT”, PERMETTE LA GESTIONE CENTRALIZZATA DEI PC, SERVE PER AGGIORNARE IL SOFTWARE, DISTRIBUIRE PACCHETTI DI DATI E PER PRENDERE IL CONTROLLO DEL COMPUTER DA REMOTO PER AIUTARE L’UTENTE. PER QUESTO TIPO DI FUNZIONE, DEVE ESSERE CONCESSA DALL’UTENTE DEL PC UN’ESPLICITA AUTORIZZAZIONE, CHE PERÒ PUÒ ESSERE RIMOSSA – SECONDO “REPORT” IL SOFTWARE PERMETTE UN ACCESSO REMOTO CHE NON LASCEREBBE “PROVE” EVIDENTI – AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA È STATO INTRODOTTO NEL 2019, SOTTO IL GOVERNO CONTE II – LA PRECISAZIONE DI MICROSOFT
Estratto dell’articolo di Virginia Piccolillo per il “Corriere della Sera”
software per l accesso da remoto a computer
Il programma finito al centro dell’attenzione di Report si chiama Ecm/Sccm. Sono due acronimi. Il primo, Ecm significa Endpoint configuration manager che tradotto letteralmente significa «Gestione della configurazione degli endpoint». Laddove per «endpoint» si intende qualsiasi dispositivo che si connette a una rete e scambia dati, come computer, smartphone, server o dispositivi IoT. Fungendo da punto di accesso e, quindi, da elemento di attenzione per la sicurezza.
Microsoft lo ha progettato per gestire i dispositivi da una posizione centralizzata. La seconda sigla, Sccm, è l’acronimo di System center configuration manager. Vale a dire: «Regista centrale di una configurazione».
Insieme costituiscono uno strumento dedicato all’amministrazione centralizzata dei pc di un’organizzazione complessa e distribuita sul territorio. Serve per aggiornare il software, impostare le configurazioni dei pc, distribuire pacchetti di dati. E infine prendere il controllo del computer da remoto per aiutare l’utente. Per questo tipo di funzione, normalmente deve essere concessa dall’utente del pc una esplicita autorizzazione. Ma questa richiesta di autorizzazione può essere rimossa.
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Al ministero della Giustizia è stato introdotto nel 2019, sotto il governo Conte II, con il ministro Alfonso Bonafede. Ed è stato usato per amministrare circa 40 mila dispositivi in uffici giudiziari, Procure e tribunali.
Secondo l’inchiesta di Report il software nel 2024 ha mostrato la possibilità di essere configurato in modo da consentire un accesso remoto che non lascerebbe tracce evidenti per l’utente. Consentendo quindi di accedere ai file, seguire in tempo reale il lavoro dell’utente, registrare da remoto l’attività in corso.
giuseppe conte alfonso bonafede
Secondo le anticipazioni del programma condotto da Sigfrido Ranucci, sarebbe stato dimostrato che anche adesso un tecnico con privilegi di amministratore potrebbe configurare il sistema in modo da accedere al pc senza che il magistrato seduto alla propria scrivania se ne accorga.
Invece il ministero precisa che le impostazioni di default con cui è stato installato il sistema prevedono che il controllo remoto sia disattivato, in modo da evitare usi impropri.
carlo nordio - approvazione del ddl separazione delle carriere dei magistrati - foto lapresse
Microsoft ieri ha fatto sentire la sua voce in una nota, precisando che gli strumenti di Entreprise management, come Ecm, sono «ampiamente utilizzati nella p.a. e in altri settori altamente regolamentati per aiutare le organizzazioni a mantenere i propri ambienti It sicuri, conformi alle normative e aggiornati». E che la «gestione remota richiede privilegi amministrativi e le attività sono tracciabili».
In più un’aggiunta importante: la configurazione e la governance delle soluzioni sono definite dalle organizzazioni clienti, in linea con i propri obblighi legali e di sicurezza». Come dire che la sicurezza informatica non dipende dal prodotto, ma da chi lo gestisce.
software per il controllo da remoto dei computer
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