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IL DIAVOLO SI NASCONDE NEI DETTAGLI. MA ANCHE TRA GLI ALLUCINOGENI – SANT’ANTONIO D’EGITTO VIVEVA IN PESSIME CONDIZIONI DI IGIENE, E SI NUTRIVA SOLO DI PANE NERO AMMUFFITO, CONTAMINATO DA FUNGHI ALLUCINOGENI. TRA QUESTI CI SAREBBE STATA LA CLAVICEPS PURPUREA O SEGALE CORNUTA, CHE PROVOCAVA EFFETTIVI E INTENSI STATI ALLUCINATORI DA CUI IL NOME DI “FUOCO DI SANT'ANTONIO”, (APPELLATIVO POI ESTESO AL VIRUS DELL’HERPES ZOSTER). NON DEVE STUPIRE CHE IL POVERETTO VEDESSE OVUNQUE DIAVOLI CHE LO TENTAVANO E LO STRAZIAVANO...
Estratto da “Il diavolo. Storia iconografica del male”, di Laura Pasquini (ed. Carocci)
[….] I monaci e gli eremiti, nella loro vita di preghiera e privazione, erano spesso soggetti a tentazioni e turbe nervose, che naturalmente venivano da loro attribuite al Maligno e alle sue costanti ingerenze nella vita dell'essere umano proteso verso Dio.
Il caso più clamoroso è quello di sant'Antonio, un monaco egiziano vissuto fra III e IV secolo (250-356), la cui vita (Vita di Antonio) venne messa per iscritto in forma epistolare da Atanasio (293-373), vescovo di Alessandria e suo discepolo'.
Dalla sua biografia, redatta in greco ma ampiamente diffusa nel mondo cristiano per la traduzione in latino che ne fece ancora nel 388 Evagrio di Antiochia, si ricava come il santo vivesse da eremita, disdegnando le abluzioni e nutrendosi di pane nero ammuffito, secondo alcuni addirittura contaminato da funghi allucinogeni, tra cui la claviceps purpurea o segale cornuta, che provocava effettivi e intensi stati allucinatori dovuti all'ergotismo, un'intossicazione cronica caratterizzata da disturbi della circolazione periferica, alluci-nazioni, vertigini, crampi dolorosi agli arti, contratture muscolari e crisi convulsive.
Una malattia diffusa nel Medioevo, conosciuta, non a caso, con il nome di fuoco di sant'Antonio, fuoco sacro o male degli ardenti, e che Proprio invocando il santo eremita poteva essere miracolosamente risolta.
Non deve allora forse stupire che il poveretto vedesse ovunque diavoli che lo tentavano e lo straziavano. Le sue battaglie con il demonio erano sia fisiche sia mentali: le tentazioni ricorrenti si sostanziavano nelle potenti crisi di nostalgia per le persone lasciate nella vita secolare, nei ricordi strazianti, nei rimpianti, nei bisogni sessuali e affettivi, che egli giornalmente contrastava con una vita di stenti, di veglie notturne e rigide rinunce.
Satana stesso, infuriato per la forza morale del santo, giunse ad assumere le sembianze di una donna bellissima e lasciva, lo raggiunse assieme a una moltitudine di demòni nel sepolcro dove si era rifugiato per coprirlo di percosse, lo perseguitò con apparizioni spaventose di leoni, orsi, tori, pardi, serpenti, scorpioni e lupi, dissipate dal santo attraverso la fede incrollabile e la preghiera.
Il diavolo si rivela come belva feroce, come mostro composito, ma anche come ingannevole messaggero di Dio, come un monaco pio e devoto.
Le descrizioni delle lotte cruente ingaggiate dal santo, che attraverso la preghiera vanificava la potenza mostruosa e infida del demonio, lasciarono tracce indelebili nell'immaginario tardoantico e medievale, alimentando a loro volta la fantasia dei monaci e l'inventiva degli artisti, dal Medioevo sino a Dalí".
Anche Macario (300-390), monaco e abate egiziano, le cui battaglie contro il Maligno vennero narrate da Rufino di Aquileia nella sua Historia monachorum in Aegypto, veniva costantemente aggredito da folle di piccoli diavoli neri che tentavano di incutere nel santo ogni genere di timore e di instillare nella sua anima devota indomabili istinti lussuriosi.
Il monaco contrastava le continue tentazioni aggirandosi nel deserto appesantito da enormi sacchi di sabbia caricati sulle spalle. Nella Storia lausiaca di Palladio di Galazia (363/364-420?), fra i testi più rilevanti sul monachesimo delle origini, si racconta la storia del monaco Pacomio tentato dal demonio dopo il cinquantesimo anno di età e per dodici anni consecutivi.
IL DIAVOLO - ICONOGRAFIA DEL MALE - LAURA PASQUINI
Pronto a morire pur di non cedere alle pulsioni carnali che lo ossessionavano da troppo tempo e scampato all'assalto dei feroci predatori che infestavano la grotta dove si era rifugiato quando vagava nudo nel deserto in ostinata penitenza, il povero monaco venne nuovamente affrontato dal demonio tentatore nella misera cella cui era tornato sicuro della protezione del Signore.
Per riattivare i pensieri impuri di Pacomio, il diavolo aveva ora assunto le sembianze di una giovane e conturbante fanciulla etiope conosciuta in giovinezza, ma il monaco infuriato era riuscito ad allontanare definitivamente e con uno schiaffo sonoro quella presenza tentatrice, opponendosi con forza e con l'aiuto di Dio a un'eccitazione potentissima: il cattivo odore generato dal contatto con il demonio rimase per due anni sulla sua mano a ricordo del pericolo scampato. […]
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