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DONNE CHE ODIANO LE DONNE - IL 43% DEI POST MISOGINI PUBBLICATI SUI SOCIAL È SCRITTO DA DONNE. LA PERCENTUALE È RADDOPPIATA NELL'ULTIMO ANNO (BASTI PENSARE CHE TRA I GESTORI DEL GRUPPO FACEBOOK "MIA MOGLIE" C'ERA ANCHE UNA DONNA). ANCHE LORO USANO TERMINI COME "RITARDATA", "MESTRUATA" E "BAMBOLA" E DEFINISCONO INSICURE, ISTERICHE E INADATTE - GLI UOMINI RICEVONO IL 63% DEGLI INSULTI ONLINE...
Estratto dell'articolo di Tiziana De Giorgio per "la Repubblica"
Donne che odiano le donne. Che riversano in rete insulti e allusioni contro sconosciute, volti noti, colleghe. Che colpiscono forte digitando frasi di disprezzo, spesso camuffate da giri di parole più insidiose, moltiplicando il linguaggio dell'abuso che loro stesse subiscono, Eva contro Eva. I contenuti misogini diluiti sui social da una mano femminile in un anno sono raddoppiati.
È uno dei dati più forti della nuova mappa dell'intolleranza di Vox, l'Osservatorio italiano sui diritti che fotografa l'odio online. Più di 2 milioni i post pubblicati su X nel 2025 sotto la lente dei ricercatori, grazie alla collaborazione con la Statale di Milano e l'agenzia "The Fool".
Più di un milione conteneva hate speech. Veleno che intossica il web, spesso pilotato da reti di amplificazione, con le donne ancora una volta bersaglio numero uno, soprattutto a ridosso di femminicidi e violenze. Seguite, in quest'ordine, da ebrei, stranieri, musulmani, disabili e gay.
La mole di messaggi negativi non è cambiata e mostra come «l'odio online sia una struttura del discorso digitale italiano», si legge nel report che viene presentato domani, anticipato a Repubblica. È però la sua evoluzione il punto più interessante.
«L'odio contro le donne è uno degli aspetti più inquietanti perché si è fatto più pericoloso», spiegano da Vox, l'associazione fondata da Silvia Brena e Marilisa D'Amico, ordinaria di Diritto costituzionale e pubblico.
Le donne raccolgono il 37 per cento degli insulti feroci, 414.400 in meno di un anno. «Sono apparentemente diminuiti, ma il discorso d'odio si è fatto più pervasivo perché si è normalizzato: gli stereotipi misogini, venandosi delle sfumature perverse del linguaggio dell'abuso, si sono sedimentati, costruendo un lessico accettato e di uso comune ancora più difficile da rilevare».
A confermare quanto sia capillare il pregiudizio, un dato: il 43 per cento dei contenuti misogini arriva da account femminili, un anno fa erano il 20%. Una percentuale sempre più vicina a quella degli uomini, autori del 57% dei post violenti.
Non vale lo stesso quando viene misurato l'antisemitismo o la xenofobia, dove il comparto maschile ha un distacco netto. Usare pubblicamente termini come "ritardata", "mestruata", "bambola" (se non di peggio) è sempre più normale anche per il genere femminile, come gli stereotipi che vogliono le donne insicure, isteriche, inadatte per certi ruoli, per non parlare di quando hanno figli. [...]
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