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Fulvio Bufi per il Corriere della Sera
La prospettiva che Capri e Anacapri, i due comuni che compongono l' isola, siano chiamati ad accogliere 45 profughi sta scatenando se non proprio una rivolta, sicuramente un acceso dibattito sui social, dove si registrano molte proteste e rari commenti favorevoli.
Ovviamente tutti quelli che esprimono la propria contrarietà premettono di non essere spinti da motivazioni di razzismo, ma dalle argomentazioni non pare proprio («Ci mancano solo gli immigrati», «Che almeno siano vaccinati»...). Parole in libertà, chiaramente. Però la questione c' è e le autorità dell' isola si stanno attrezzando per affrontarla.
L' altro giorno la prefetta di Napoli Pantalone ha riunito gli amministratori dei comuni della provincia e a ciascuno ha fornito il numero di profughi da accogliere in caso di nuova emergenza: Capri 23 persone, Anacapri 22. E i sindaci dovranno farsi trovare pronti.
«Siamo sempre stati una capitale dell' accoglienza e lo saremo anche stavolta, quindi Capri farà la sua parte e non verrà meno al dovere umano dell' assistenza», fa sapere il sindaco Gianni De Martino. Ad Anacapri, invece, il primo cittadino Franco Cerrotta ha convocato ieri gli operatori alberghieri e i rappresentanti delle associazioni per avviare una ricognizione sulle strutture da utilizzare, e intanto pensa a corsi di lingua e di informatica per favorire l' inserimento sia sociale che lavorativo di chi arriverà. Il suo assessore al Turismo, Massimo Coppola, però non è ottimista, e lo ha detto anche durante la riunione in prefettura: «Da noi non ci sono molti alberghi, sarà difficile reperire i posti necessari, anche se saranno pochi».
Decisamente perplessi gli operatori turistici, in primo luogo gli albergatori. «Qui non ci sono strutture che possano essere messe a disposizione ai costi proposti dal governo», dice Sergio Gargiulo, presidente Federalberghi di Capri. «Siamo solidali con chi scappa dalla fame, ma su quest' isola come si fa a vivere con 35 euro al giorno? Possiamo solo sperare che le autorità sappiano come far fronte all' emergenza».
Non vuole discussioni, invece, don Carmine Del Gaudio, parroco della chiesa di Santo Stefano a Capri: «Di fronte a persone che chiedono accoglienza non devono esserci, e non ci saranno, problemi».
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