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Giusi Fasano per il “Corriere della Sera”
Lei c'era, ieri. C'era a sopportare gli occhi addosso di tutti, con quel vestitino da spiaggia finito nell' elenco dei tanti dettagli inopportuni di questo processo. C'era a cercare lo sguardo di suo marito e a correre da lui, a farsi largo fra gli agenti penitenziari per dargli un bacio prima che lo portassero via.
Marita Comi forse qualche volta ha vacillato, può anche darsi che sia stata tentata di lasciarlo ma la realtà è che non ha mai davvero abbandonato suo marito, Massimo Bossetti. E ieri sera, dopo quella parola - ergastolo - si è lasciata andare per la prima volta a un pianto liberatorio in pubblico. Ha abbracciato sua cognata, Laura Letizia, e ha pianto, disperatamente, mentre si sentiva dire «fatti coraggio, non è finita qui».
Ore e ore di attesa l'avevano sfinita. Impossibile non ripensare ai momenti più duri di questi due anni. I dubbi inevitabili della prima ora fino alla sua personale assoluzione: «Gli credo» si è convinta la madre dei suoi tre figli. «Non lo lascio solo». E così è stato, anche quando si è arrabbiata con lui: per esempio dopo uno scambio epistolare dal contenuto hard tra Bossetti e una detenuta. Oppure quando ha dovuto sostenere lo sguardo di suo marito mentre in aula si parlava di lei e dei suoi due amanti.
Tutti avrebbero scommesso sulla fine di quel rapporto. Marita no. Aveva detto a se stessa che non lo avrebbe abbandonato e finora ha tenuto fede a quella promessa. Andando a trovarlo ogni settimana. Esponendosi per lui. Passando muta e fiera davanti a taccuini e telecamere. Come dire: io sono qui per lui. Proprio come ha fatto ieri. Passi svelti e silenzio mentre andava incontro al destino di suo marito. Che è anche il suo.
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