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È MORTO A 82 ANNI IL PRIMO VERO STREET ARTIST CAPITOLINO, FAUSTO DELLE CHIAIE, L’ARTISTA CHE TRASFORMÒ LE STRADE DI ROMA IN UN MUSEO. ERA NOTO PER LE SUE INSTALLAZIONI DI "ARTE POVERISSIMA" A PIAZZA AUGUSTO IMPERATORE - ACHILLE BONITO OLIVA: "SAPEVA CREARE UNA DEMOCRAZIA DELLO SGUARDO" - VISSE GRAZIE ALLE OFFERTE DEI PASSANTI E, NEL LUGLIO 2023, IL CONSIGLIO DEI MINISTRI GLI RICONOBBE IL BENEFICIO DESTINATO AGLI ARTISTI CHE HANNO DATO PRESTIGIO AL PAESE...
(ANSA) - È morto a 82 anni Fausto Delle Chiaie, considerato il primo vero street artist romano, ha portato l'arte fuori dai musei per farla vivere nelle strade di Roma. Per decenni la sua 'Infrazione, offrire le proprie opere direttamente a terra, per strada, ha incuriosito migliaia di passanti prima di conquistare critici e collezionisti.
Via dei Cappellari, nel cuore di Roma, è stata per anni il suo teatro d'elezione, nel laboratorio di Andrea Bottai. Delle Chiaie, diceva il critico Achille Bonita Oliva, sapeva creare "una democrazia dello sguardo". Un riconoscimento significativo era arrivato con l'ingresso di una sua opera sul distanziamento sociale nella Collezione Farnesina. "Alla fine mi hanno appeso", commentava lui stesso, con ironia.
Nel 2021 una petizione promossa dallo scrittore Pino Giannini, che chiedeva l'applicazione della Legge Bacchelli (il vitalizio riservato a cittadini che hanno illustrato la Patria e versano in stato di necessità) aveva raccolto oltre 27mila firme, tra cui quella dello stesso Bonito Oliva.
La notizia della scomparsa ha suscitato la commozione di amici e colleghi. Andrea Bottai, che gli è stato accanto a lungo, lo ricorda come un artista che "ha intrattenuto e irretito migliaia di passanti di ogni età", capace di far sentire la propria voce sui grandi temi attraverso una pennellata apparentemente semplice.
"Come per tutti gli artisti, nemmeno a lui sarà permesso di sparire davvero", scrive Bottai, ricordando come Delle Chiaie resta "sulle pareti Delle case che hanno le sue tele, tra le righe dei libri che gli sono stati dedicati, nei frame dei docufilm che hanno provato a raccontarlo".
Bruno Pellegrino ne ricorda invece le "installazioni mutevoli", che giorno dopo giorno, cariche di un'ironia sagace e composte da oggetti abbandonati - sassi, carte, tele - hanno scandito per anni un appuntamento quotidiano attorno alla monumentale piazza Augusto Imperatore e accanto all'Accademia di Belle Arti di via Ripetta.
"Un vero monumento all'arte come invenzione, irriverente e frugale". Era capace di rendez-vous d'arte improvvisati e imprevedibili, bastava un mazzo di fiori portato in galleria, in via dei Cappellari, per trasformare un momento qualunque in una performance. Delle Chiaie lascia la compagna Noreen e una comunità vastissima di artisti, galleristi e semplici cittadini, romani e non, che nella sua arte "minima" hanno riconosciuto, per decenni, un modo unico di raccontare la città e la vita.
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