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GLI ITALIANI A DUBAI VOGLIONO PRIVATIZZARE L'UTILE E COLLETTIVIZZARE IL COSTO: SE NE SONO ANDATI NEL GOLFO PER NON PAGARE LE TASSE NEL NOSTRO PAESE MA, ORA CHE PIOVONO MISSILI, CHIEDONO ALL'ITALIA DI ESSERE RIMPATRIATI (SPERANDO CHE PAGHI PANTALONE) - TRA LORO CI SONO "INFLUENCER" E STELLINE DI ONLYFANS CHE SCAPPANO, SPERANDO DI TROVARE UN VOLO PER L'ITALIA - IL RACCONTO DI UNA DONNA: "LAVORO A DUBAI MA DOPO AVER SENTITO I MISSILI PASSARE SOPRA LA TESTA HO DECISO DI RIENTRARE IN ITALIA. TORNERÒ QUI SOLO QUANDO LA SITUAZIONE SARÀ DIVENTATA PIÙ TRANQUILLA" - IL LAVORO DELLA FARNESINA PER RIPORTARE A CASA I 10 MILA CONNAZIONALI RIMASTI BLOCCATI: MA I 007 DELL’AISE PERCHÉ NON HANNO AVVERTITO DEI RISCHI?

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1 - I TURISTI IN BUS DA DOHA A RIAD PER IL VIAGGIO TICKET DA 50 EURO

Estratto dell'articolo di Alessandro Fulloni per il "Corriere della Sera"

 

consolato americano a Dubai colpito da un drone iraniano

Sotto i missili ad Abu Dhabi; avvertiti dagli altoparlanti che l’aeroporto di Doha, dov’erano appena giunti da Bangkok in attesa di ripartire per Malpensa, era da evacuare di corsa per via di un attacco iraniano; rimpatriati grazie a un non preventivato viaggio in corriera nel deserto arabo o con un’imprevista «triangolazione» aerea che dalla Thailandia li catapulterà a Pechino; fermi in Vietnam, negli atolli alle Maldive o nello Sri Lanka. Dentro un albergo o in una nave da crociera. Rimborsati da vettori e tour operator, ma più spesso costretti a pagare di tasca loro.

 

È la situazione degli italiani bloccati in quei Paesi, dal Medio Oriente sino al Sud Est asiatico, toccati dalle conseguenze dell’attacco americano all’Iran. La Farnesina si sta adoperando per loro. «Spero che entro oggi si possano superare le 10 mila persone che avranno lasciato le zone più a rischio» sintetizza il ministro degli Esteri Antonio Tajani. [...]

carlotta mondelli con la follower a cui ha regalato il viaggio a dubai

 

L’idea più efficace? Il tradizionale torpedone. Una app è stata inviata dalla Farnesina agli italiani a Doha. Conteneva l’elenco dei pullman diretti a Riyad, la capitale della confinante Arabia Saudita dove lo spazio aereo non è chiuso. Poi è stato l’ambasciatore in Qatar Paolo Toschi ad allestire un convoglio composto da tre corriere partito ieri mattina con 140 nostri connazionali e qualche straniero raccolto e aiutato lì per lì.

 

A bordo di uno dei tre bus, Luca, 37 anni, milanese, prende tutto con serenità: «Alla fine è stata un’ottima soluzione, per il biglietto ho pagato circa 50 euro ma so di corse in taxi da 500 euro; prezzi comprensibili visto quel che sta succedendo» dice al Corriere in serata, mentre mancano pochi chilometri all’arrivo. [...]

 

Altre testimonianze sono più agitate. Per esempio quella di Martina Corrieno, ventenne capotreno toscana in vacanza in Thailandia con il suo fidanzato, Christian Antonelli, agente immobiliare di 23: «Stavamo rientrando da Bangkok quando a Doha, dov’eravamo in transito per Malpensa, la sera del 28 — racconta — ci hanno detto che lo spazio aereo era stato chiuso».

 

dubai

Coincidenza saltata, notte trascorsa nell’incertezza al terminal ma alle 7 del mattino la fuga «velocissima» dal terminal dopo che «un caposcalo della Qatar ci ha detto che l’aeroporto era sotto attacco. Ora siamo ospiti della compagnia in albergo, attendiamo che i voli riprendano, forse venerdì».

 

[...] Incertezza non diversa nello Sri Lanka dove sono almeno 100 i connazionali che non sanno come rientrare. «Soluzioni alternative allo scalo a Dubai — dice all’ Adn Fiona Legnani —, tipo transitare per l’India, sono incerte e costosissime». Non diverse le testimonianze dalla Thailandia dove tanti — chi rimborsato dai tour operator e chi no — si stanno rassegnando a tornare passando per la Cina. [...]

 

 

2 - «TUTTI IN CODA ALL’ALBA, LA CORSA PER I BIGLIETTI SCAPPIAMO DAI MISSILI CHE LANCIANO DALL’IRAN»

Estratto dell'articolo di Roberto De Ponti per il "Corriere della Sera"

 

POST DI NICOLA PORRO SUL CASO DI GUIDO CROSETTO A DUBAI

Muscat La coda davanti ai banchi D-C di Oman Air è ordinata, silenziosa e apparentemente serena. Un lungo serpentone di viaggiatori italiani, controllato con discrezione da uomini in t-shirt blu, la scritta «unità di crisi» e una fascetta tricolore, è in paziente attesa del proprio turno per l’acquisto di un biglietto per la tranquillità, volo con destinazione Fiumicino, e poi per tornare a casa ci si organizza.

 

Ma intanto via, lontano dalla guerra che vista dal sultanato dell’Oman sembra tanto, tanto distante ma che a cinque ore di auto, tra i grattacieli e gli hotel a sette stelle di Dubai, si è fatta sentire.

 

Sono le 9 p.m. all’aeroporto internazionale di Muscat, e questa varia umanità di italiani è stata convocata da un sms, orario 20.08. «OmanAir volo su Roma Fco, 5 marzo ore 5.00 a.m. locali. Aperta vendita biglietti in aeroporto Mascate banco Oman Air ai check in D-C».

 

influencer a dubai durante gli attacchi iraniani 5

Il segnale: valigie già pronte caricate in fretta su un taxi e corsa verso il terminal partenze, e poco importa che quella che sta per cominciare sarà una notte insonne, visto l’orario infame del decollo, meglio presentarsi subito ai banchi del check-in perché i biglietti sono quelli che sono, 600 euro prendere o lasciare, e il rischio di ritrovarsi a terra arrivando troppo tardi è alto.

 

E a quel punto bisognerebbe ricominciare la trafila da capo: sms, coda, acquisto del biglietto e il timore che anche il corridoio che gli aerei della compagnia di bandiera omanita percorrono prima o poi venga chiuso. Meglio non correre rischi.

 

Sono un centinaio, una popolazione variegata, tutti con l’aria di quelli che l’hanno scampata bella ma con la circospezione di chi sa che manca ancora una tappa, quella decisiva. Tendenzialmente giovani, nel più dei casi casual ma griffati, ma diversi sono quelli che non sembravano da queste parti per turismo, li tradisce l’abbigliamento formale ma stazzonato, segnale di una fuga precipitosa anche se con mezzi non esattamente di fortuna.

influencer a dubai durante gli attacchi iraniani 1

 

«Lavoro a Dubai ma dopo aver sentito i missili passare sopra la testa ho deciso di rientrare in Italia. Tornerò qui solo quando la situazione sarà diventata più tranquilla». Potrebbe volerci del tempo… «Aspetterò». Una signora piuttosto avanti con gli anni, con un paio di valigie firmate, se la cava al banco in un inglese fluente. «Certo non smetterò di viaggiare, ma non avrei mai pensato di ritrovarmi in mezzo a una guerra. Però adesso sono contenta di tornare a casa mia».

 

Sarà l’ora, sarà soprattutto il mood, ma per essere un gruppo di italiani in gita (si fa per dire), di vociare ce n’è ben poco. Si parla sottovoce, sorrisi tirati, poche battute. Solo una sensazione di complicità. «Sto bene, sto bene… qui è tutto tranquillo… No, non sembra esserci pericolo. Vi richiamo più tardi per dirvi a che ora atterriamo. Anch’io vi voglio bene. A dopo»: il ragazzo all’incirca trentenne prova a tranquillizzare i parenti in Italia ma non ha l’aria convintissima. [...]

influencer a dubai durante gli attacchi iraniani 10

 

La realtà è che fino al giorno prima della guerra gli hotel nella sonnecchiosa Muscat erano mezzi vuoti, oggi non si trova una camera nemmeno nei superlusso dove ti servono in riva al mare giganteschi (e costosi) hamburger e cocktail anche se in pieno Ramadan. La guerra, in Oman, non si sente proprio: al più, per chi sta da queste parti, a preoccupare sono le telefonate e i messaggi dall’Italia: «State bene? Ma vi tirano addosso i missili?». Non in Oman, almeno al momento. [...]

influencer a dubai durante gli attacchi iraniani 3MEME SUL MINISTRO CROSETTO BLOCCATO A DUBAI PER L ATTACCO DELL IRAN AGLI EMIRATI ARABI