alberto filippi

“MI HANNO PUNTATO UNA PISTOLA IN FACCIA E MI HANNO RIEMPITO DI PUGNI. HANNO PICCHIATO ANCHE MIA MOGLIE” – L’EX SENATORE LEGHISTA, ALBERTO FILIPPI, RACCONTA LA NOTTE DA INCUBO IN BALIA DEI RAPINATORI NELLA SUA VILLA DI ARCUGNANO, IN PROVINCIA DI VICENZA: “SONO USCITI DA UNA SIEPE, PARLAVANO IN ITALIANO CON UN ACCENTO DELL’EST EUROPA. SAPEVANO MOLTE COSE SU DI ME, ALCUNE SORPRENDENTI” – “VOLEVANO LA MIA COLLEZIONE DI ROLEX E PATEK PHILIPPE, HANNO PORTATO VIA ANCHE BORSE E PELLICCE. PER UN VALORE DI TRE MILIONI DI EURO” – “DOPO GLI INVESTIGATORI MI HANNO ANCHE RIMPROVERATO PERCHÉ…”

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

Estratto dell’articolo di Articolo di Corrado Zunino per “la Repubblica”

 

alberto filippi

Nascosti in giardino, incappucciati e armati, i quattro banditi l'hanno aggredito alle spalle, appena è sceso dalla Lamborghini. L'aveva parcheggiata in uno dei garage della villa di Arcugnano, sulle colline intorno a Vicenza.

 

Dopo un'ora di minacce e violenze — a lui, l'ex senatore leghista Alberto Filippi, 60 anni, amministratore della Unichimica, azienda di famiglia, e alla moglie e alle due figlie di 10 e 13 anni — hanno portato via collezioni di orologi lussuosi, borse firmate, pellicce. Per un valore di tre milioni di euro.

 

Dottor Filippi, come sta?

«Ho un mal di schiena tremendo, non riesco a camminare. Mi hanno riempito di pugni, ho un occhio nero». La voce, al telefono, è dolorante.

rapina nella villa di alberto filippi 3

 

[…] Erano nel giardino.

«Sono usciti da una siepe. Subito violenti».

 

Racconti.

«Mi hanno preso da dietro, ho provato a reagire. Mi hanno colpito duro. Pochi secondi e avevo una pistola che mi schiacciava la guancia, la impugnava quello che sembrava il capo. Mi ha strusciato la canna sulla pelle, mi ha lasciato un segno, poi l'ha caricata. E me l'ha puntata alla faccia».

 

[…] In che lingua parlavano?

«In italiano, con un accento dell'Est Europa. Il capo si esprimeva in un buon italiano».

rapina nella villa di alberto filippi 2

 

[…] È entrato in casa, spinto da dietro.

«Hanno preso subito mia moglie e le bambine, che mi stavano correndo incontro. Uno mi ha portato al piano di sopra, e mi ha tenuto fermo con un cacciavite lungo venti centimetri. Lo sentivo sull'addome, diceva che mi avrebbe perforato se non ubbidivo».

 

Sotto, la moglie e le figlie.

«Hanno separato Monica dalle bambine, due stanze diverse: "State calme, non vi agitate", dicevano».

 

Hanno picchiato anche loro?

«Monica, sì. Quando mia moglie le ha sentite urlare, si è scontrata con il suo sequestratore. L'ha colpita, ma poi l'hanno lasciata avvicinare alle bambine. I rapinatori le urlavano: "Dove sono gli orologi di tuo marito?". Volevano quelli: la collezione di Patek Philippe e i Rolex».

ALBERTO FILIPPI

 

[…] I rapinatori sapevano della collezione, e sapevano che lei, quella sera, era uscito e stava rientrando.

«Sì, erano arrivati mezz'ora prima, in auto».

 

Come può dirlo?

«In villa ho trenta telecamere, quasi tutte nascoste. E loro non potevano saperlo».

 

Quanto è durata l'arancia meccanica?

«Un'ora, terrore puro. Niente sarà più come prima, dovrò convivere con la paura, controllare sempre l'allarme. Una cosa così la comprendi solo se la provi».

 

Ha allertato subito i carabinieri?

«Appena i banditi sono fuggiti. Ho chiamato il 112 e il mio avvocato storico, Cesare Dal Maso. Sono arrivati subito, tutti».

[…]

 

La famiglia?

rapina nella villa di alberto filippi 1

«Si è dimostrata forte, ho una famiglia con gli attributi».

 

Dicevamo che i rapinatori sapevano molte cose su di lei.

«Alcune mi sorprendono».

 

Le indagini come procedono?

«I carabinieri sono rimasti tutta la notte e sono tornati nella giornata di ieri. Si sono concentrati sulle telecamere, andando a ritroso con le immagini per diverse settimane».

 

Avranno visto anche gli appostamenti dei rapinatori, questa volta a viso scoperto, realizzati per preparare il colpo.

«Gli investigatori mi hanno già rimproverato: parli troppo».

 

[…]

In passato è stato accusato da un pentito calabrese di aver commissionato due attentati, a un giornalista e a un concorrente. È stato tutto archiviato. Può nascere da lì la rapina di venerdì?

«No, questo è il giro delle bande dell'Est. Professionisti che ti prendono di mira, trovano informatori, studiano l'assalto».

ALBERTO FILIPPI

 

Qui si sentono le radici leghiste.

«Il mio rapporto con la Lega è finito nel 2011. Mi hanno decapitato non appena ho alzato una questione, non sono abituati a discutere. Sono stato un senatore della Lega, ma oggi è l'ultimo partito che voterei. Certo, ho valori di centrodestra e fra i primi tre metto la sicurezza. Basta guardare chi sono, oggi, i detenuti delle carceri italiane e si capisce che sicurezza e immigrazione sono due argomenti che spesso si toccano. La politica non interviene, e non si può dare la colpa alla mancanza di coperture economiche. È una questione di volontà, ma, mi rendo conto, oggi sono toccato da vicino dal problema».