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L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NON CI SOSTITUIRÀ, MA DEMOLIRÀ IL DIRITTO D’AUTORE – MAURO MASI: “LO SVILUPPO DEI SISTEMI IA PORTERÀ NECESSARIAMENTE A UNA NUOVA DEFINIZIONE DELLA PROPRIETÀ INTELLETTUALE, CHE DOVRÀ PREVEDERE, DAL LATO DELL'ACQUISIZIONE DELLE OPERE, UN UTILIZZO ATTENTO MA PIÙ ESTESO DEL CONCETTO DI ‘FAIR USE’, MENTRE DAL LATO DELLA CREAZIONE, LA TUTELA AUTORALE ANCHE PER I PRODOTTI GENERATI DAI SISTEMI IA QUALORA SIA RISCONTRABILE IN ESSI UNO SFORZO CREATIVO NUOVO E AUTONOMO” – “MI SEMBRA CHE STIA EMERGENDO UNA CONSAPEVOLEZZA DIFFUSA CHE NON BISOGNA RIPETERE GLI ERRORI FATTI NEGLI ANNI NOVANTA, ALLORCHÉ SI DECISE CHE UNA REGOLAMENTAZIONE DI INTERNET NON ERA NECESSARIA…”

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mauro masi (2)

(ANSA) - 'Nel leggere i dibattiti sull'intelligenza artificiale viene in mente Umberto Eco e la sua famosa distinzione tra "apocalittici" e "integrati". Oggi abbiamo gli "apocalittici" che vedono l'IA come foriera di terribili disgrazie, e gli "entusiasti di circuiti integrati" che vedono l'IA come la promessa di una nuova età dell'oro. Molti sono passati (e taluni continuano a farlo) dall'uno all'altro schieramento.

 

Il caso più eclatante è quello di Elon Musk, prima assolutamente entusiasta (nonché finanziatore di OpenAI, la società che ha creato ChatGpt), poi critico implacabile puntando il dito su un possibile sviluppo incontrollato dei sistemi di IA, in particolare quelli autogenerativi, di machine learning'. Lo scrive il professor Mauro Masi, delegato italiano alla proprietà intellettuale, su Italia Oggi.

    

'L'allora primo ministro inglese Sunak - prosegue - prima ebbe a lanciare un articolato piano di sostegno alla ricerca in Uk sull'IA poi, nel preparare il summit mondiale di Bletchley Park sull'IA, ha dichiarato che, in potenza, i rischi dei sistemi IA per l'umanità sono più forti e presenti di quelli di un conflitto nucleare.

 

Mauro Masi - Promemoria. Un viaggio nella modernita', da Internet all’IA, e molto altro

Tornando alla nostra distinzione iniziale, c'è invece chi fin dall'inizio ha visto l'IA come fonte di problemi e di seri squilibri. Sono i rappresentanti del variegato mondo che tutela il diritto d'autore/copyright.

 

Per dare un'idea, voglio citare una fulminante intervista di Julian Nida-Rümelin (ex ministro della cultura nel primo governo Schröder e ascoltato maître à penser tedesco) che lo scorso agosto alla Faz (Frankfurter allgemeine zeitung) ha dichiarato: "In realtà ChatGpt non è altro che una macchina per il plagio; assembla cose, fatti, numeri e immagini già esistenti sulla base di verosimiglianze algoritmiche, e lo fa senza indicare le fonti".

 

Difficile dargli torto anche se si è un entusiasta della nuova frontiera tecnologica. Al riguardo, The Economist ha recentemente dedicato una lunga survey sul tema rilevando che, allo stato, i sistemi di IA autogenerativi si addestrano quasi esclusivamente con materiale protetto dal copyright senza peraltro tenerne alcun conto.

 

Ciò sta generando, da un lato, una crescente serie di contenziosi legali di cui è difficile vedere la fine (ad esempio quello del New York Times contro OpenAI e Microsoft), dall'altro, sta stimolando accordi tra le imprese di IA e i detentori dei diritti (ad esempio, da parte della stessa OpenAI con Associated Press e con il gruppo Springer).

 

SAM ALTMAN ELON MUSK

Personalmente ritengo che, come è accaduto con Internet, lo sviluppo dei sistemi IA porterà necessariamente a una nuova definizione del diritto d'autore e di proprietà intellettuale, definizione che dovrà prevedere, dal lato dell'acquisizione delle opere, un utilizzo attento ma più esteso del concetto di "fair use", mentre dal lato della creazione, la tutela autorale anche per i prodotti generati dai sistemi IA qualora sia riscontrabile in essi uno sforzo creativo nuovo e autonomo.

 

INTELLIGENZA ARTIFICIALE - PREVISIONI

Più in generale, al di là degli "entusiasti" e degli "apocalittici", mi sembra che stia emergendo una consapevolezza diffusa che sul caso dell'IA non bisogna ripetere gli errori fatti negli anni novanta, allorché si decise che una regolamentazione di Internet non era necessaria. Questo, a posteriori lo vediamo chiaramente ogni giorno, ha consentito la creazione di posizioni monopolistiche e di potere mediatico (e non solo) che sovrastano il potere degli stati', conclude.

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