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Federica Angeli per “la Repubblica - Roma”
CARMINATI CONTROLLAVA TUTTO. Il «mondo di sopra», e quello «di sotto», da cui proveniva. Era grazie a lui se gli equilibri criminali della città funzionavano. Una galassia di pregiudicati in cui ognuno aveva il suo nome di battaglia. Lui, il boss, “guercio”, aiutato dal suo alter ego Riccardo Brugia, da “er Bombi” (Alberto Giannelli), “Bojo” o “Watson (Matteo Calvio), Rommel (Fabio Gaudenzi), “Freddi” (Ferdinando Mazzalupi). Persino Panzironi aveva il suo nome di battaglia: per la gang era “er Tanca”.
Sotto di lui - come si legge nell’ordinanza er Guercio aveva proprio tutti. E guai a non rispettare la zona in cui si operava, proprio come ai tempi della Banda della Magliana. Ecco la mappa delle consorterie nella capitale.
LE BATTERIE DI PONTE MILVIO. Qui opera, racconta il gip «una batteria particolarmente agguerrita, capeggiata da Fabrizio Piscitelli, Diabolik, storico leader della tifoseria organizzata della curva nord della Lazio» della quale fanno parte gli “albanesi” Kolay Orial, detto “il pugile” o “mr Enrich”, Zogu Arben “Ricky” o “Riccardino”, Yuri Shelever, alias “Everest”. Questa batteria è al servizio dei “napoletani”.
LA CAMORRA DAL QUADRARO A ROMA NORD. Non c’era paglia che si muovesse in questa fetta di città senza il consenso di Michele Senese, “o’ Pazzo”. Carminati si rapporta con lui da pari a pari. Senese arriva a Roma negli anni ‘80 come organo operativo della Nuova Famiglia, camorra.
Nei rapporti tra i due, un ruolo di fondamentale importanza giocava «lo studio legale dell’avvocato Pierpaolo Dell’Anno, difensore di Senese e legale di fiducia del sodalizio diretto da Carminati (in via Nicotera 29)». Era lì che si scambiavano informazioni sulle vicende criminali e giudiziarie dell’uno e dell’altro. Braccio operativo di Senese, Salvatore Esposito, detto “Sasà”, fratello di “Genny” e figlio di Luigi, ovvero “Gigino a’ Nacchella”.
TRA TRASTEVERE E TESTACCIO GLI EPIGONI DELLA BANDA. Ernesto Diotallevi, da sempre anima finanziaria del gruppo Testaccio- Trastevere della banda della Magliana, operava in quell’area. Insieme a lui Carminati, gestiva un affare immobiliare per la realizzazione, tramite il costruttore Sergio Tartaglia, di una serie di unità abitative a Riano, in via Monte Marino.
ROMA EST E IL CLAN CASAMONICA. Impossibile non avere rapporti col clan rom il cui feudo è da sempre la Romanina. «L’organizzazione facente capo dal Carminati si avvaleva del supporto fornito dal clan Casamonica in modo da tenere sotto controllo le problematiche che sarebbero potute sorgere nel rapporto con i nomadi». In particolare “er Guercio” si avvaleva dell’aiuto di Luciano Casamonica, legato ai boss Guerino e Giuseppe, pagandolo 20mila euro al mese. Questo gli avrebbe garantito di gestire al meglio il nuovo campo di Castel Romano di cui aveva preso l’appalto.
Il “CURTO” DI MONTESPACCATO. Carminati e “Bombi” dopo aver commentato nell’agosto del 2013 le azioni criminali del capomafia Totò Riina, fanno riferimento a un soggetto che chiamano “il curto di Montespaccato”. A lui si era rivolto un imprenditore che aveva accumulato un debito di 180mila euro con la famiglia Lacopo (nella batteria di Carminati) e aveva da loro ricevuto minacce. Si rivolge a lui per avere protezione. Quando lo Curto capisce che c’è di mezzo Carminati, chiama il vessato e gli dice «daje i soldi».
I RAPPORTI CON QUELLI “BRUTTI FORTI”.
Si tratta di cani sciolti, i criminali di strada. Qui troviamo Er caccola e Cicorione, vicini a Elio Di Scala, alias “Kapplerino”, e Alessandro Liburdi, alias “ Pagnotta” (socio in uno stabilimento balneare di Ostia di Alibrandi, fratello del nar ucciso nell’81).
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