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"SLOW FOOD NON È MAI STATO UN MOVIMENTO DI GOURMET, MA UN PROGETTO POLITICO" - MARINO NICOLA RICORDA CARLÌN PETRINI, MORTO A 76 ANNI: "IL MOVIMENTO HA FATTO DELL'ANDAMENTO LENTO UN MANIFESTO CONTRO IL DIKTAT DELLA VELOCITÀ FINE A SE STESSA. UN PROGETTO DI RESISTENZA CULTURALE AI MODELLI ECONOMICI E ALIMENTARI DOMINANTI CHE AVEVANO COME EMBLEMA IL FAST FOOD" - "OGNI VOLTA CHE SCEGLIAMO COSA METTERE NEL PIATTO, AMAVA RIPETERE, COMPIAMO UN ATTO POLITICO, PERCHÉ DECIDIAMO CHE TIPO DI AGRICOLTURA SOSTENERE, QUALE ECONOMIA PRIVILEGIARE, CHE RAPPORTO AVERE CON LA..."
Estratto dell'articolo di Marino Niola per “la Repubblica”
Carlo Petrini era un uomo di ieri e di domani. La sua idea di futuro aveva il passo lungo della storia. Tant'è che aveva trasformato la tartaruga di Zenone, l'antico filosofo della lentezza, nella chiocciola di Slow Food, il movimento che ha fatto dell'andamento lento un manifesto contro il diktat della velocità fine a se stessa. Un progetto di resistenza culturale ai modelli economici e alimentari dominanti che avevano come emblema il Fast Food.
In realtà Carlìn non era solo un gastronomo. Era un visionario gentile, capace di trasformare la tavola in un fattore di consapevolezza civica, ambientale e sociale. Ecco perché Slow Food non è mai stato semplicemente un movimento di gourmet, ma un progetto politico. Petrini aveva capito in anticipo sui tempi che il cibo sarebbe diventato il terreno su cui si giocano questioni etiche, sociali ed ecologiche.
Ogni volta che scegliamo cosa mettere nel piatto, amava ripetere, compiamo un atto politico, perché decidiamo che tipo di agricoltura sostenere, quale economia privilegiare, che rapporto avere con la terra e con le comunità che la coltivano. In fondo le nostre scelte alimentari possono diventare altrettanti atti di giustizia verso chi produce e verso il pianeta.
Oggi ci sembra normale parlare di filiera corta, biodiversità, agricoltura sostenibile. Ma negli anni Ottanta era un discorso rivoluzionario. Era un periodo buio per la nostra gastronomia dominata da una non cucina fatta di pennette alla vodka e di farfalloni al salmone. [...]
carlo petrini riceve in videocollegamento il premio maestro dell'arte della gastronomia italiana
In questo scenario, la sfida di Petrini ha qualcosa di eroico. Identificarsi nella chiocciola significava puntare su una visione alternativa dello sviluppo, rifiutare la frenesia della crescita infinita. Lentezza, per lui, non era inefficienza, ma riconoscere a cose e persone il tempo di cui hanno bisogno. È la differenza tra correre verso il futuro a testa bassa e arrivarci senza perdere se stessi. In questo senso Carlo, più che un attivista politico è stato un agitatore sociale, un movimentatore di coscienze.
La sua militanza era etica e sociale più che ideologica. Difendere il cibo "buono, pulito e giusto" voleva dire difendere il lavoro dei contadini, salvaguardare le culture locali, conservare le specie animali e vegetali. Una sua idea profetica fu Terra Madre, che alla prima edizione nel settembre 2004 riunì a Torino cinquemila contadini venuti da ogni angolo del pianeta dando loro voce e riconoscibilità.
È stata questa vocazione universalistica a far spiccare al movimento il suo balzo planetario, grazie anche a testimonial di fama mondiale come Vandana Shiva, la maharani dell'economia verde e Rigoberta Menchù, Nobel per la pace 1992, per l'impegno in difesa dei diritti delle popolazioni indigene.
E re Carlo d'Inghilterra, paladino dell'ambientalismo, dell'agricoltura sostenibile, del cibo sano e a giusto prezzo. In realtà Carlìn è stato un grande antropologo. E la prima università a riconoscere il valore del suo pensiero fu il Suor Orsola Benincasa di Napoli. [...]
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