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OMBRE E MISTERI DIETRO AL SIMPOSIO “AI4PEACE” DI ROMA – IL PRIMO SUMMIT GLOBALE SULL’USO ETICO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, ANDATO IN SCENA ALL’UNIVERSITÀ LATERANENSE, SEMBRA USCITO DA UNO SPY THRILLER – PROTAGONISTA È IL MISTERIOSO FONDO “NJH”, CHE HA FINANZIATO L’INTERA INIZIATIVA E HA PROPOSTO UN “ALGORITMO ETICO” PENSATO PER METTERE UN FRENO ALL’USO OFFENSIVO DELL’IA - LA DELEGAZIONE RUSSA HA LASCIATO ROMA CON ORE DI ANTICIPO SUL PROGRAMMA UFFICIALE, SUBITO DOPO UNA TELEFONATA DA MOSCA: GLI SCIENZIATI SI SENTIVANO "OSSERVATI" - IL "GIORNALE D'ITALIA": "I SERVIZI OCCIDENTALI NON ERANO ESATTAMENTE DEFILATI TRA IL PUBBLICO IN SALA, CON PIÙ DI UN VOLTO NOTO SEDUTO TRA LE PRIME FILE CON FARE TUTT'ALTRO CHE ACCADEMICO”

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Estratto da www.ilgiornaleditalia.it

 

Due giorni a discutere se l'intelligenza artificiale possa ancora salvare il mondo, mentre fuori dalle aule della Lateranense l'intelligenza artificiale il mondo lo sta già spedendo al fronte. Il paradosso, sussurrato nei corridoi più che detto dal palco, resta il filo conduttore del primo Simposio Globale AI4PEACE.

 

Ma la storia vera, quella che circolava sottovoce tra una sessione e l'altra, ha due protagonisti che il comunicato ufficiale non nomina: un fondo di cui nessuno vuole dire il nome per esteso, e una delegazione russa che a un certo punto è semplicemente sparita.

 

[…] La sigla gira tra gli addetti ai lavori quasi in codice, come se pronunciarla per esteso portasse sfortuna: NjH, un fondo attivo nell'innovazione tecnologica che secondo alcune ricostruzioni avrebbe finanziato in silenzio l'intera operazione AI4Peace.

 

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Non un mecenate qualsiasi: il fondo avrebbe portato in dote un prototipo di "algoritmo etico", pensato apposta per mettere un freno tecnico agli usi offensivi dell'intelligenza artificiale, una specie di interruttore morale scritto direttamente nel codice.

 

L'idea, sulla carta nobilissima, avrebbe incassato però freddezze quasi immediate da settori che di quell'interruttore proprio non sanno che farsene: un algoritmo che si rifiuta di sparare, in certi ambienti, non è un progresso, è un problema di bilancio. E il fatto che il finanziatore resti avvolto nella nebbia, mentre il suo prototipo veniva presentato come fosse farina del sacco accademico, è il dettaglio che più ha fatto discutere fuori dai microfoni ufficiali.

 

Se il fondo misterioso ha agitato i corridoi, la vera scossa è arrivata dalla sparizione della delegazione di scienziati russi, presenti al summit accanto a colleghi americani, europei e cinesi. Secondo alcuni testimoni, il gruppo avrebbe lasciato Roma con ore di anticipo sul programma ufficiale, subito dopo una telefonata arrivata da Mosca.

 

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La versione che circolava tra i partecipanti è che gli scienziati si sentissero osservati, e non a torto: i servizi occidentali, raccontano, non erano esattamente defilati tra il pubblico in sala, con più di un volto noto agli addetti ai lavori seduto tra le prime file con fare tutt'altro che accademico.

 

Una fuga improvvisa che ha il sapore del romanzo di spionaggio più che del convegno universitario, e che in molti hanno letto come un segnale: qualsiasi cosa si discuta a porte aperte sull'etica dell'IA, la partita vera si gioca a porte chiuse, con la controintelligence seduta comodamente in prima fila. […]

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