DAGOREPORT: PD, PARTITO DISTOPICO – L’INTERVISTA DI FRANCESCHINI SU “REPUBBLICA” SI PUÒ…
Andrea Galli per il “www.corriere.it”
Direttore Vittorio Feltri, come va?
«Molto bene, mi sto facendo un aperitivo. Un bicchiere di vino bianco».
E la richiesta della Procura di Catania di 3 anni e 4 mesi di carcere su quel famoso e criticato titolo di Libero e la «patata bollente» contro la sindaca di Roma Virginia Raggi?
«Bah, evidentemente la pm non ha letto la sentenza della Corte costituzionale che prevede il carcere soltanto in presenza di una mirata e insistita campagna giornalistica contro qualcuno».
E quella non lo era?
«Era un titolo (di un articolo pubblicato su Libero il 10 febbraio 2017, ndr) e basta».
vittorio feltri e la pagina su Libero con dudu il cane di berlusconi
A chi venne l’idea?
«Non a me. E comunque noi, la cosa della patata bollente, l’avevamo già usata per Ruby. Se la ricorda? Quella di Berlusconi. Ebbene, là non successe proprio nulla. Nessuno fiatò, non si alzarono polemiche e nemmeno crociate. Forse perché la signorina Ruby era straniera.»
Mentre stavolta…
«Stavolta non lo so. Io ho sempre creduto che la patata sia un tubero, non altro. Altrimenti ne avrei fatto incetta, non crede?».
Un po’ debole come difesa… Non fu la vostra un’azione sessista e discriminatoria, banale e volgare?
«Non c’era nessuna allusione a temi sessuali. Nessuna. Anche perché, l’ho già detto e ripetuto, il sesso è di una noia estrema».
Così divaghiamo. Tra poco si vota a Milano per il nuovo sindaco, lei è candidato con Giorgia Meloni, insomma siamo in campagna elettorale e…
«E senta, in considerazione della coincidenza temporale, questa mossa della Procura potrebbe apparire, diciamo, quantomeno casuale. Ma lasciamo perdere. Se i magistrati non si informano sulle sentenze, lo ripeto, della Corte costituzionale, non posso mica farci niente».
A proposito, come va la campagna elettorale?
«E che ne so io, mica la faccio. Non ne ho voglia e non ci capisco niente. Ho l’età che ho. Sono un giornalista anche se il giornalismo di oggi… I giornalisti stanno tutto il giorno davanti al computer a rimbambirsi, nessuno va più sui fatti, così viene a mancare il pathos».
Che invece c’era, abbondante e minuzioso, quando lei, per esempio, era cronista anche di nera al Corriere. Una copertura maniacale della strada…
«Beh, io e gli altri venivamo dalla scuola di Dino Buzzati. Era un’altra epoca».
Infatti torniamo a oggi. Ma se la scoccia così tanto, allora perché si è candidato?
«Avevo risposto a una richiesta di Giorgia in un mio momento di grave debolezza mentale. Oggi pomeriggio mi tocca perfino stare in Duomo alle cinque. Una gran rottura di palle».
Sempre oggi allo stadio Meazza c’è Inter-Atalanta.
«Appunto. Poi a una certa ora scappo. Secondo lei devo stare lì al comizio fino a sera?».
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