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PER FAVORE, UN'ALTRA PANDEMIA NO! - C'E' UN NUOVO CASO SOSPETTO DI HANTAVIRUS NELL'ISOLA DI TRISTAN DA CUNHA, NELL'ATLANTICO MERIDIONALE, DOVE ALCUNI PASSEGGERI DELLA NAVE DA CROCIERA "MV HONDIUS" ERANO SBARCATI IL MESE SCORSO - FINORA SONO CINQUE I CASI CONFERMATI (TRE I PAZIENTI MORTI) E IL RISCHIO E' CHE IL FOCOLAIO SI ALLARGHI: L’INCUBAZIONE, DAL CONTAGIO ALLA COMPARSA DEI SINTOMI, PUÒ DURARE DA UNA A SEI-OTTO SETTIMANE - QUANDO UN VIRUS SI ADATTA ALL’UOMO, DIVENTA PIÙ INFETTIVO E PARTE UN CIRCOLO VIZIOSO: PIÙ SI DIFFONDE E PIÙ FACILMENTE AVVIENE LA TRASMISSIONE. E NON È DETTO CHE LA MORTALITÀ DIMINUISCA CON L’AUMENTARE DELLA TRASMISSIBILITÀ - ATTUALMENTE NON ESISTONO FARMACI O VACCINI CHE CURANO O CI PROTEGGONO DAGLI HANTAVIRUS...
1 - Media, segnalato nuovo caso sospetto di hantavirus, non era su nave
nave da crociera Mv Hondius - focolaio di hantavirus
(ANSA) - ROMA, 08 MAG - L'Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria segnala un nuovo caso sospetto di hantavirus in un cittadino britannico, segnalato sull'isola di Tristan da Cunha, nell'Atlantico meridionale, dove i passeggeri della nave da crociera erano sbarcati il mese scorso. Lo riporta Sky News Uk. "Nessuno dei cittadini britannici a bordo al momento presenta sintomi, ma vengono tenuti sotto stretto monitoraggio", ha dichiarato l'ente sanitario.
2 - HANTAVIRUS, SI TRACCIANO I CONTATTI L’OMS: NON È UN INIZIO DI PANDEMIA
Estratto dell'articolo di Sara Gandolfi per il “Corriere della Sera”
Sì, è possibile che emergano altri casi di hantavirus sulla nave della crociera di lusso che ha vissuto l’inferno nei mari più a Sud del mondo. E non solo a bordo, perché una trentina di passeggeri, di 12 diverse nazionalità, sono fuggiti dalla MV Hondius, battente bandiera olandese prima che scattasse la quarantena e si sono imbarcati su vari aerei per tornare a casa, in Europa, Stati Uniti, Asia.
«Non è l’inizio di un’epidemia, non è l’inizio di una pandemia», ha assicurato Maria Van Kerkhove, direttrice del Dipartimento per la prevenzione dell’Organizzazione mondiale della sanità. Ma il suo direttore, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha ammesso che altri contagi sono possibili, «visto il periodo di incubazione del virus», di circa sei settimane. I casi confermati sono finora cinque, tre dei quali hanno portato al decesso, mentre altre tre persone restano sotto osservazione.
nave da crociera Mv Hondius - focolaio di hantavirus
Ghebreyesus si è pure tolto qualche sassolino dalle scarpe, tirando le orecchie a Javier Milei che, seguendo l’esempio dell’americano Donald Trump, ha ritirato dall’Oms l’Argentina, da cui sarebbe partito il focolaio: «Ora capiranno quanto sia importante l’universalità per la sicurezza sanitaria, dato che ai virus non importa nulla della nostra politica, dei nostri confini o di tutte le scuse che possiamo accampare», ha detto. [...]
Il governatore delle Canarie ha sottolineato che la nave resterà in rada davanti al porto di Granadilla de Abona, senza attraccare, e gli stranieri verranno fatti sbarcare su delle lance, solo all’arrivo dei voli speciali inviati all’aeroporto di Tenerife Sud dai rispettivi Paesi di origine.
Per quanto riguarda i 14 passeggeri spagnoli, che saranno trasferiti in un ospedale della capitale, ci ha pensato la governatrice di Madrid, Isabel Ayuso, a sollevare le polemiche contro il governo socialista: «Stiamo assistendo a una confusione assoluta», ha detto l’aspirante leader dei conservatori.
In navigazione da Capo Verde, i passeggeri sulla Hondius ora vivono in quarantena, trincerati nelle cabine disinfettate, in attesa di capire se anche loro sono stati contagiati dal «virus andino». Il focolaio sulla nave dei ricchi non è un episodio isolato, ma la punta dell’iceberg di un fenomeno allarmante. In un anno, i contagi in Argentina sono raddoppiati: tra luglio 2025 e fine aprile 2026, sono stati registrati 101 casi, di cui 32 letali (il 31,7%).
Per quest’ultima «ondata», tutti gli indizi puntano alla coppia olandese deceduta, il marito di 70 anni sulla nave, la moglie di 69 a Johannesburg dopo aver tentato di imbarcarsi su un volo Klm diretto ad Amsterdam. Erano in viaggio da quattro mesi fra Cile e Argentina, fino alla partenza della Hondius, il 1 aprile, da Ushuaia verso l’Antartide.
Oltre a passeggeri e membri dell’equipaggio — eccetto i 30 sbarcati alla chetichella durante la sosta sulla remota isola di Sant’Elena, alcuni ricoverati nei Paesi d’origine — a bordo ora si trovano anche quattro medici. [...]
3 - COME SI DIFFONDE IL CONTAGIO POTREBBE DIVENTARE PERICOLOSO COME È STATO PER IL COVID?
Estratto dell'articolo di Laura Cuppini per il “Corriere della Sera”
1 Il focolaio sulla MV Hondius può essere ricondotto a una trasmissione da uomo a uomo?
Sì, questa è ritenuta l’ipotesi più probabile dato che nei pazienti deceduti è stato sequenziato il virus Andes, l’unico Hantavirus di cui è stata dimostrata la trasmissione interumana a seguito di contatti ravvicinati e prolungati. Per quel che sappiamo oggi, gli altri hantavirus possono provocare infezione solo tramite il contatto per inalazione con urine, feci o saliva di roditori infetti, più raramente con morsi o graffi.
2 Gli Hantavirus erano noti prima del caso della nave da crociera?
Sono stati identificati per la prima volta nel 1978 vicino al fiume Hantan, in Corea del Sud, da cui hanno preso il nome. Le infezioni sono relativamente rare rispetto ad altre patologie virali, ma associate a un tasso di mortalità compreso tra l’1% e il 15% in Asia e in Europa (dove gli Hantavirus causano prevalentemente febbre emorragica con sindrome renale) e fino al 50% nel Nord, Centro e Sud America (dove è più frequente la sindrome polmonare da Hantavirus).
«In Europa circolano ceppi di hantavirus che molto probabilmente hanno minore patogenicità rispetto a quelli presenti nelle Americhe — spiega Carlo Federico Perno, responsabile dell’Unità di Microbiologia e diagnostica di immunologia all’Ospedale Bambino Gesù di Roma — e in Italia, in particolare, non risultano casi di infezione da Hantavirus. Però chi cerca trova e finora questi virus non sono stati cercati in modo continuativo».
3 Il focolaio potrebbe allargarsi?
In teoria sì, perché l’incubazione (dal contagio alla comparsa dei sintomi) può durare da una a sei-otto settimane. Dunque i passeggeri scesi dalla nave il 24 aprile (una trentina) potrebbero essere ancora a rischio di sviluppare la malattia. «Gli Hantavirus, come tutti i virus a Rna, hanno un’elevata capacità di mutazione — chiarisce Perno —.
Quando un virus si adatta all’uomo, diventa più infettivo e parte un circolo vizioso: più si diffonde e più facilmente avviene la trasmissione. E non è detto che la mortalità diminuisca con l’aumentare della trasmissibilità. Nel caso dell’influenza, per esempio, la patogenicità (ossia la capacità di dare malattia) non tende a diminuire, pur aumentando il numero di infezioni».
4 Cosa serve fare oggi?
«È importantissimo individuare i casi con la diagnosi molecolare, in ospedali specializzati — sottolinea Perno —. Il Covid ci ha insegnato molto e abbiamo un piano pandemico, anche se non ancora pienamente operativo.
Siamo in una fase di allerta, non di allarme: bisogna osservare se il numero di contagi aumenta rispetto agli standard, caratterizzare il virus e vedere se muta e diventa più aggressivo».
5 Gli Hantavirus possono dare infezioni asintomatiche?
Sì, sicuramente una percentuale di casi è asintomatica. «Se entro in contatto con una quantità limitata di virus e sono una persona sana, il mio sistema immunitario di solito ha la meglio — chiarisce Carlo Federico Perno —. Ora la domanda è se gli asintomatici possano trasmettere il virus.
In quasi tutte le infezioni virali acute il massimo dell’infettività si ha 24-48 ore prima dei sintomi e nei primissimi giorni dopo la comparsa degli stessi. Potremmo immaginare, per quanto riguarda gli Hantavirus, che una persona che rimane asintomatica abbia una bassa carica virale e quindi una scarsa o nulla capacità di trasmissione».
6 Esistono farmaci o vaccini contro gli Hantavirus?
No, oggi i pazienti gravi vengono curati solo con la respirazione assistita. «Sugli Hantavirus finora non è stata fatta molta ricerca — spiega Perno — ma possiamo presumere che, in caso di epidemia, sarebbe possibile mettere a punto un vaccino a mRna. Oggi non siamo in questa situazione: tra l’altro, potremmo non essere di fronte a una recrudescenza del virus, bensì a un caso sfortunato per cui le infezioni si sono verificate in un luogo chiuso come una nave.[...]».
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HANTAVIRUS
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