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POSSIAMO FIDARCI DEI NOSTRI INVESTIGATORI E MAGISTRATI? – MIRELLA SERRI: “IL COLPO DI SCENA NEL DELITTO DI GARLASCO, IL CASO DI EMANUELE DI MARIA CHE AVEVA UN PERMESSO DI LAVORO ESTERNO, COME PERSONA 'EQUILIBRATA'. POI PERÒ HA ACCOLTELLATO UN COMPAGNO, UCCISO L’AMICA E SI È GETTATO DAL DUOMO. DOPO ANNI DI DENUNCE, SOLO ADESSO SI RICONOSCE CHE LILIANA RESINOVICH NON SI È SUICIDATA, COSA EVIDENTE FIN DALL’INIZIO. QUALCOSA DI SURREALE ACCOMUNA MOLTE VICENDE INVESTIGATIVE E GIUDIZIARIE DEGLI ULTIMI TEMPI” – LA RISPOSTA DI MERLO: “NON POSSIAMO FIDARCI DEGLI INVESTIGATORI, PURTROPPO, E NON DA ORA. DAL BANDITO GIULIANO A PIAZZA FONTANA, DA PASOLINI A MEREDITH, DA YARA A AVETRANA, TUTTO SI MESCOLA NEL CATALOGO DELLE REVISIONI E DEI RIFACIMENTI”
Dalla rubrica delle lettere di “Repubblica”
Caro Merlo, si parla di “doppio colpo di scena” a proposito del delitto di Garlasco. Solo dopo che Stasi ha quasi finito di espiare la condanna a 16 anni si pensa a dragare il canale dove poteva essere finita l’arma del delitto? E poi, ancora, veniamo informati che il team di educatori e psicologi del carcere di Bollate aveva descritto il detenuto Emanuele Di Maria, che aveva un permesso di lavoro esterno, come persona “equilibrata che non presenta scompensi psichici”.
Poi però l’“equilibrato” ha accoltellato un compagno, ucciso l’amica e si è gettato dal Duomo. Dopo anni di denunce, solo adesso si riconosce che Liliana Resinovich non si è suicidata, cosa evidente fin dall’inizio. Qualcosa di surreale accomuna molte vicende investigative e giudiziarie degli ultimi tempi, come se fossero racconti alla Buzzati. Dobbiamo preoccuparci? Possiamo fidarci dei nostri investigatori e magistrati?
Mirella Serri
Risposta di Francesco Merlo
Non possiamo fidarci degli investigatori, purtroppo, e non da ora. Dal bandito Giuliano a piazza Fontana, da Pasolini a Meredith, da Yara a Avetrana, tutto si mescola nel catalogo delle revisioni e dei rifacimenti, del fine processo mai.
Portella della Ginestra e il cielo di Ustica, Amanda e Emanuela Orlandi, Bossetti, Bozzoli, via Poma… sono mille i nomi della coscienza spazzatura dove ciclicamente qualcuno finisce al rogo e un colpevole si scopre innocente. Forse dovremmo trattare questo marasma di giustizia-spettacolo con i metodi dello spettacolo di Hollywood e assegnare, per esempio, ai tre diversi e consecutivi casi che lei segnala come letteratura alla Buzzati, gli anti Oscar, i contro-premi Strega.
E marchiare con un gabibbo giudiziario i nomi e i cognomi del sottosopra, ciclicamente montato non dai soliti giornalisti pistaroli e complottisti che fiutano borse nere e inseguono trattative stato-mafia, ma dagli investigatori di professione, come quelli dei clamorosi flop di Garlasco, di Bollate, di Liliana Resinovich.
stefania cappa alberto stasi
liliana resinovich sebastiano visintin
alberto stasi
stefania e paola cappa 5
EMANUELE DE MARIA
il settimanale giallo sul delitto di chiara poggi
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