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PREVISIONI INVECCHIATE MALE – NEL 1989 FRANCIS FUKUYAMA PUBBLICÒ IL SUO FAMOSISSIMO SAGGIO SULLA “FINE DELLA STORIA”, IN CUI SOSTENEVA CHE AVESSIMO RAGGIUNTO “IL PUNTO D'ARRIVO DELL'EVOLUZIONE IDEOLOGICA DELL'UMANITÀ” E CHE LA DEMOCRAZIA LIBERALE COSTITUISSE “LA DEFINITIVA FORMA DI GOVERNO TRA GLI UOMINI”. LA STORIA, POI, È TORNATA PREPOTENTEMENTE SULLA SCENA: L’OCCIDENTE SI ERA ILLUSO DI AVER VINTO, E CHE L’HARD POWER NON FOSSE PIÙ NECESSARIO. EVIDENTEMENTE, SI SBAGLIAVA – IL J’ACCUSE DI ALEXANDER KARP CONTRO GLI INGEGNERI DELLA SILICON VALLEY: “SI ASSUMONO L'ONERE DI COSTRUIRE IMMENSI IMPERI TECNOLOGICI, MA SI RIFIUTANO DI DARE IL PROPRIO AIUTO ALLO STATO, LE CUI TUTELE HANNO GARANTITO LORO LE CONDIZIONI NECESSARIE AD AFFERMARSI…”

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Estratto da “La Repubblica tecnologica”, di Alexander C. Karp e Nicholas W. Zamiska (Silvio Berlusconi editore)

 

francis fukuyama

[…] Nel 1989 Francis Fukuyama ha pubblicato un saggio, successivamente ampliato nel libro La fine della storia e l'ultimo uomo, in cui articolava una visione del mondo destinata a plasmare per decenni il pensiero delle élite sul tema della competizione tra le grandi potenze.

 

Mesi prima della caduta del muro di Berlino, egli sosteneva che avessimo raggiunto «il punto d'arrivo dell'evoluzione ideologica dell'umanità» e che la democrazia liberale costituisse «la definitiva forma di governo tra gli uomini»?

 

La tesi di Fukuyama era rappresentata dall'allettante ipotesi che «la monotonia dell'ascesa e declino insensati delle grandi potenze», per citare Allan Bloom, non fosse altro che un'illusione e che la storia avesse in realtà una direzione di fondo, per quanto tortuosa, in cui muoversi."

 

ALEXANDER KARP - LA REPUBBLICA TECNOLOGICA

Non dobbiamo però sederci sugli allori. La capacità di imporsi delle società libere e democratiche necessita di qualcosa di più della mera attrattiva morale." Serve l'hard power, la forza bruta, e in questo secolo l'hard power poggerà sul software.

 

[…]

 

Prima di discutere della giustizia o dell'ingiustizia di una politica, occorre capire di che ascendente si goda o meno nell'ambito di un negoziato, armato o no. L'approccio odierno agli affari internazionali dà troppo spesso per scontato, in modo esplicito o implicito, che la correttezza delle proprie opinioni sul piano morale o etico eviti di doversi occupare della questione più scomoda e sostanziale del potere relativo che si ha rispetto a un avversario geopolitico, e in particolare di quale delle due parti sia più capace di nuocere all'altra. Le velleità del momento attuale e molti dei suoi leader politici rischiano a lungo andare di condurre alla rovina.

 

mark zuckerberg - lauren sanchez - jeff bezos - sundar pichai elon musk al giuramento di trump

Mentre altri paesi si danno da fare, molti ingegneri della Silicon Valley si rifiutano di lavorare a progetti software dalle applicazioni militari potenzialmente offensive, come i sistemi di autoapprendimento che consentirebbero l'individuazione e l'eliminazione più sistematica dei nemici sul campo di battaglia.

 

Quegli stessi ingegneri dedicheranno senza remore la propria carriera alla creazione di algoritmi per ottimizzare il posizionamento delle pubblicità sulle piattaforme social. Ma non progetteranno mai software per i marine degli Stati Uniti.

 

Nel 2019, per esempio, Microsoft ha dovuto fare i conti con l'opposizione interna all'accettazione di un contratto con la Difesa per l'esercito degli Stati Uniti. L'azienda era stata selezionata per fornire ai soldati delle cuffie virtuali da utilizzare per pianificare le missioni e in addestramento.

FRANCIS FUKUYAMA

 

Un gruppo di dipendenti, però, si era opposto, e aveva scritto una lettera aperta a Satya Nadella, amministratore delegato dell'azienda, e a Brad Smith, presidente della stessa. «Non siamo stati assunti per fare gli sviluppatori di armi» sostenevano.

 

Un anno prima, nell'aprile 2018, una protesta dei dipendenti di Google aveva anticipato la decisione dell'azienda di non rinnovare un contratto di collaborazione con il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti nell'ambito di un'iniziativa denominata progetto Maven, che Prevedeva lo sviluppo di un sistema cruciale concepito per contribuire all'analisi delle immagini satellitari e di altre forme di ricognizione per la pianificazione e la conduzione delle operazioni delle forze speciali in tutto il mondo.

 

donald trump slot machines

[…] All'epoca Google rilasciò un comunicato in cui cercava di difendere il proprio coinvolgimento nel progetto, sostenendo che il lavoro dell'azienda era solo «per scopi non offensivi». […]

 

Nel giro di meno di due mesi, tuttavia, Google annunciò che avrebbe sospeso la partecipazione al progetto governativo. […]

 

Abbiamo sperimentato in prima persona la riluttanza dei giovani ingegneri a sviluppare i corrispettivi digitali degli armamenti bellici. Per alcuni di loro, l'ordine sociale e la relativa sicurezza e comfort in cui vivono sono conseguenza ineluttabile della rettitudine del progetto americano, non il frutto di uno sforzo concertato e articolato per difendere la nazione e i suoi interessi.

 

XI JINPING PADRONE DEL MONDO

Per quella sicurezza e quel comfort non si è lottato o vinto. Per molti, la sicurezza di cui godiamo è un dato di fatto, un tratto dell'esistenza talmente basilare che non merita alcuna spiegazione.

 

Questi ingegneri vivono in un mondo esente da compromessi, ideologici o economici. Le loro opinioni, però, e quelle di una generazione di altri come loro nella Silicon Valley, si sono sensibilmente discostate dal centro di gravità dell'opinione pubblica americana.

 

silicon valley

È incredibile come, sebbene la fiducia del pubblico nelle istituzioni sia mutata nel corso dei decenni calando vertiginosamente per quanto riguarda alcune di esse (come i giornali, le scuole pubbliche e il Congresso), i cittadini continuino a dichiarare che le forze armate degli Stati Uniti sono ancora tra le istituzioni di cui più si fidano nel paese.

 

Non si dovrebbero liquidare così facilmente le tendenze dell'opinione pubblica. Quando nel 1961 William F. Buckley jr disse a un giornalista che lo intervistava per «Esquire» che avrebbe preferito «farsi comandare dalle prime duemila persone sull'elenco del telefono» anziché «dal corpo docente dell'università di Harvard», nella sua provocazione all'establishment c'erano una certa leggerezza e una certa dose di ironia. Ma c'era anche saggezza, e un qualcosa di vicino all'umiltà, in quel suo richiamo.

LO STORICO FRANCIS FUKUYAMA

 

I wunderkinder della Silicon Valley - i loro patrimoni, i loro imperi commerciali e, soprattutto, la loro intera percezione di sé - esistono in virtù della nazione che, in molti casi, ha reso possibile la loro ascesa.

 

Si assumono l'onere di costruire immensi imperi tecnologici, ma si rifiutano di dare il proprio aiuto allo Stato, le cui tutele - per non parlare degli enti di istruzione e dei mercati di capitale - hanno garantito loro le condizioni necessarie ad affermarsi. Farebbero bene a riconoscere quel debito, anche se non dovessero ripagarlo.

 

donald trump - bandiera statunitense

Il nostro esperimento con l'autogoverno in Occidente è labile. Non stiamo caldeggiando un patriottismo effimero e superficiale, che sostituisca il pensiero e la riflessione autentici sui meriti e sulle pecche del nostro progetto nazionale.

 

Gli Stati Uniti sono tutt'altro che perfetti. Ma si tende a scordare facilmente che in questo paese chi non appartiene a un'élite ereditaria ha molte più opportunità che in qualunque altra nazione del pianeta.

 

alex karp palantir

È vero che dovremmo pretendere da noi stessi e dal nostro esperimento uno standard più elevato rispetto a quello di altre nazioni, ma vale anche la pena di ricordare quanto è alto lo standard che questo paese ha già fissato.

 

Se gli Stati Uniti e i loro alleati vogliono conservare un vantaggio in grado di arginare i propri avversari sul lungo periodo, occorrerà una collaborazione più stretta tra lo Stato e il comparto tecnologico, e una più profonda sintonia di vedute tra i due. Le premesse per una pace duratura spesso dipendono esclusivamente da una credibile minaccia di guerra. […]

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