esercito italiano erbil giorgia meloni

CHIUSI NEL BUNKER, SENZA POTER FARE IL PROPRIO LAVORO: CHE CI STANNO A FARE I SOLDATI ITALIANI ALLA BASE DI ERBIL, IN IRAQ? MEGLIO TORNARE IN ITALIA - I 141 MILITARI SARANNO RIMPATRIATI AL PIÙ PRESTO, DOPO GLI ATTACCHI CON DRONI ALLA BASE AMERICANA DI ERBIL DOVE ERANO STATI CHIAMATI PER ADDESTRARE I REPARTI CURDI. LA MISSIONE NON È CONCLUSA, MA IN QUESTE CONDIZIONI È IMPOSSIBILE LAVORARE: TORNERANNO A CASA VIA TERRA – CONTINUANO GLI ATTACCHI CON PICCOLI VELIVOLI SENZA PILOTA NELL’AREA: PER IL REGNO UNITO, DIETRO CI SAREBBE LO ZAMPINO DI PUTIN. LA RUSSIA STAREBBE AIUTANDO TEHERAN A MIGLIORARE LE TECNICHE DI IMPIEGO DEI DRONI…

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1 - CONTRAEREA BUCATA DA 25 DRONI GLI INGLESI: C'È L'OMBRA DI MOSCA

Estratto dell’articolo di L.De Cic. e G.F. per “la Repubblica”

 

attacco droni su erbil

Lo sciame è arrivato nella notte, quasi all'improvviso. Almeno venticinque droni lanciati quasi simultaneamente hanno preso la rotta verso Erbil. Ed è stato proprio il numero dei velivoli senza pilota […]a mettere sotto pressione lo scudo difensivo che protegge l'area.

 

E, seppur senza provocare gravi danni ai militari — alcuni soldati statunitensi hanno riportato ferite lievi — hanno dimostrato la vulnerabilità dello scudo occidentale.

 

A Erbil, come a Baghdad, la protezione dello spazio aereo è affidata soprattutto a sistemi americani. Il primo è il C-RAM, un cannone progettato per intercettare razzi, droni e missili da crociera a distanza ravvicinata. Il sistema individua il bersaglio e spara raffiche di proiettili ad altissima velocità, creando una sorta di "muro" difensivo attorno alla base.

 

erbil

Negli ultimi giorni questi sistemi erano già stati messi a dura prova. La base statunitense di Erbil è infatti sotto attacco quasi continuo dall'inizio dell'escalation regionale […]

 

Ma i droni utilizzati dalle milizie rappresentano una sfida diversa. Più piccoli — spesso circa la metà degli Shahed iraniani — volano più bassi e sono più difficili da individuare con i radar. […] L'attacco della scorsa notte sembra aver sfruttato proprio questo punto debole: la saturazione delle difese. Ma c'è qualcosa di più.

 

GUIDO CROSETTO - ANTONIO TAJANI - FOTO LAPRESSE

Per Londra dietro l'evoluzione di queste tattiche potrebbe esserci anche la mano di Mosca. Il ministro della Difesa britannico John Healey ha dichiarato che la Russia starebbe aiutando Teheran a migliorare le tecniche di impiego dei droni, rendendo gli attacchi «più problematici» da contrastare.

 

«Nessuno si sorprenderà nel pensare che la mano nascosta di Putin sia dietro alcune tattiche iraniane e potenzialmente anche dietro alcune loro capacità», ha affermato il ministro. Un'ipotesi raccolta nelle scorse ore anche dalla nostra intelligence dove, però, viene letta con molta più cautela.

 

base italiana erbil

2 - ITALIA VIA DA ERBIL. GLI ULTIMI 141 MILITARI SI PREPARANO A LASCIARE LA BASE IN IRAQ COLPITA DA UN DRONE

Estratto dell’articolo di Francesco Grignetti per “la Stampa”

 

Chiusi sempre più spesso nei bunker, senza più compiti operativi, i 141 soldati italiani presenti nella base di Erbil, regione autonoma curda dell'Iraq dove ieri sei militari francesi sono rimasti feriti da un attacco portato con i droni, a breve lasceranno l'area.

 

GIORGIA MELONI - ESERCITO - MEME BY EMILIANO CARLI

Impossibile evacuarli con un volo. Troppo pericoloso. Si muoveranno via terra per raggiungere la confinante Turchia lungo una strada che è quotidianamente percorsa dalle autocisterne che portano il petrolio iracheno oltre il confine. «È inutile lasciarli sotto il rischio delle bombe», dice il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

 

Due giorni fa, attorno a mezzanotte, un drone iraniano si è schiantato nella base e ha distrutto un automezzo.

 

I soldati erano tutti nei bunker da ore, come ormai capita di continuo, come capita ai commilitoni che si trovano nella base aerea in Kuwait, anche loro colpiti da un drone il primo giorno di guerra.

 

Era indispensabile correre al riparo – ha spiegato il colonnello Stefano Pizzotti, comandante del contingente italiano nell'ambito dell'operazione "Prima Parthica" – perché il comando della Coalizione aveva avvistato con i satelliti uno sciame di droni in avvicinamento.

 

giorgia meloni in visita ai soldati italiani onu in libano

Da dove esattamente fossero partiti non è chiaro, ma c'è l'ipotesi che si sia attivata qualche milizia sciita irachena di filiazione iraniana.

 

Com'è noto, il Sud dell'Iraq è di credo sciita e guarda a Teheran politicamente, militarmente e religiosamente parlando. Questa è la versione più accreditata anche dal ministro degli Esteri: «È stato – ha detto Tajani – un attacco portato con un drone, non si sa se lanciato dagli iraniani, ma forse più probabilmente dalle milizie filo-iraniane che sono in Iraq» .

 

Il ministro ne ha parlato con il Presidente del Kurdistan iracheno, Nechirvan Barzani. E si percepisce che condivide la cautela dei curdi a non farsi ingoiare dalla guerra. «Ho espresso apprezzamento per la posizione equilibrata del governo regionale curdo, anche di fronte alle tensioni al confine con l'Iran: in questa fase è essenziale usare prudenza e moderazione per evitare un'ulteriore escalation».

 

base italiana erbil

È stato un attacco deliberato? «Assolutamente sì», dice a sua volta al Tg1 il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Ma con una chiosa: «Quella è una base della Nato ed è anche americana».

 

Va raccontato, infatti, che cosa ci fanno i soldati italiani a Erbil. O meglio, che cosa facevano. Sono parte integrante di una missione di 23 nazioni a guida statunitense contro l'Isis che risale al 2014, quando nacque il Califfato.

 

Americani, inglesi, francesi e altri inviarono i loro reparti speciali per scendere in guerra. Gli italiani, come i tedeschi e gli spagnoli, scelsero invece di occuparsi dell'addestramento per i reparti curdi.

 

Quelli che poi materialmente hanno sgominato l'Isis. In più, italiani e tedeschi fornivano e forniscono supporto aereo alle operazioni di terra: la nostra aeronautica dalla base in Kuwait, quella tedesca da una base in Giordania (colpita da droni anch'essa nei giorni scorsi).

BOMBARDAMENTO IRANIANO A ERBIL IN IRAQ

 

Considerando però che il Califfato non esiste più, l'intera missione addestrativa, che qualche anno fa è stata assorbita dalla Nato, di fatto sopravvive a sé stessa. Non meraviglia quindi che il ministro Crosetto avesse disposto il dimezzamento delle presenze e stesse valutando il rientro completo.

 

Ha spiegato il ministro: «Abbiamo già fatto rientrare 102 persone in Italia da quella missione, ne abbiamo spostate una quarantina in Giordania, e degli attuali 141 era già in fase di programmazione un rientro. Che non è facile, perché non è possibile mandare un aereo, quindi deve avvenire via terra, probabilmente via Turchia» .

 

Erano dunque le 20.30 di mercoledì quando i militari italiani sono stati avvisati che era in avvicinamento uno sciame di droni ostili. […]

 

base italiana erbil

Uomini e donne in divisa si sono riparati nei bunker e hanno aspettato che le batterie anti-drone americane, dislocate sempre in Kurdistan, facessero il loro lavoro. Uno dei velivoli senza pilota comunque è riuscito a passare e si è schiantato al suolo sulle coordinate geografiche che gli erano state impostate alla partenza. Ha fatto danni alle cose, non alle persone.

 

«Siamo stanchi, ma il morale resto alto. Il personale è addestrato per affrontare anche queste situazioni, tenendo in considerazione che la sicurezza del personale rimane la massima priorità», ha concluso Pizzotti.

 

[…]