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GIORNALISMO, PALLONE E PALLONARI – MASSIMO GILETTI GONFIA IL SUO EGO E SI RACCONTA, COME FOSSE IL “MANUEL FANTONI” DEL FILM DI VERDONE “BOROTALCO: “UNA SERA, SUL FINIRE DEGLI ANNI 90, VEDO DA LONTANO DEI RAGAZZI MAROCCHINI CHE GIOCANO DAVANTI ALLA STAZIONE. UNO DI LORO MI PAREVA UN FENOMENO E MI AVVICINO. ERA ZIDANE. COSÌ, IN FRANCESE, CHIEDO SE POSSO GIOCARE” – “MIA NONNA FU CORTEGGIATA DA HEMINGWAY, MA QUESTA È UN’ALTRA STORIA”– “LE DONNE? LA PENSO COME L’AVVOCATO AGNELLI: PREFERISCO PARLARE ALLE DONNE PIUTTOSTO CHE ‘DELLE DONNE’” – LA FINE CON POLEMICHE DEL SUO PROGRAMMA “LO STATO DELLE COSE”: “QUANDO HO SENTITO UN GENERALE DEI CARABINIERI RISPONDERE CHE IO NON MERITAVO RISPOSTA NON MI SONO TRATTENUTO. FORSE NON HA CAPITO CHE LA RISPOSTA NON LA DOVEVA DARE A ME, MA A MILIONI DI SPETTATORI”

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Estratto dell’articolo di Fabrizio Dividi per https://torino.corriere.it

 

massimo giletti 2

Primi amori, passione per il calcio e un’istintiva, irrinunciabile attrazione per il giornalismo. Massimo Giletti ripercorre vita e carriera rivendicando orgogliosamente le sue origini: «Sono nato nel 1962 a Torino dove ho vissuto in via Pietro Micca all’angolo con via XX Settembre in una casa tuttora della mia famiglia, e le mie radici sono profondamente piemontesi».

 

Cominciamo da qui?

«Nel 1884, mio bisnonno Anselmo fondò a Ponzone di Biella l’azienda di famiglia, un lanificio che a un certo punto della sua storia avrebbe raggiunto i mille dipendenti. Fu mio nonno Oreste, conosciuto come l’“Olivetti biellese” cui sono intitolati un cinema, un campo sportivo e un Poliambulatorio a Trivero, a farla crescere con i principi dello sviluppo di comunità, con le prime forme di mutua, medico di famiglia e piano casa. Altri tempi. Oggi, dopo la morte di mio padre Emilio nel 2020, Giletti spa è gestita da me e dai miei fratelli».

 

Ernest Hemingway

Una parola su sua nonna Bianca Maria?

«A lei è intitolata la villa di famiglia ed è nota per essere stata corteggiata da Hemingway, convalescente a Stresa in seguito al ferimento durante la Grande Guerra, ma questa è un’altra storia».

 

[...]

 

Il primo bacio fu «torinese»?

«No, fu con Maria, una ragazza tedesca conosciuta a Varigotti. Avevo 12 anni. Di Torino però, fu il primo amore ricambiato. Ci eravamo conosciuti a Lourdes, dove andavo con i Boy Scout, e me ne innamorai pazzamente. Abitava in corso Govone, ma il numero e tanto meno il suo nome non glielo dico per la privacy».

 

sofia goggia massimo giletti

Apriamo il capitolo «Giletti e le donne»?

«La penso esattamente come l’avvocato Agnelli: preferisco parlare alle donne piuttosto che “delle donne”».

 

[...] 

 

Da come ne parla, il calcio è passione vera. Sbaglio?

«Ho giocato molte volte la Partita del Cuore, ma quella più emozionante l’ho giocata a Porta Nuova».

 

Ci spiega?

«Una sera verso le 18, sul finire degli anni 90, vedo da lontano dei ragazzi marocchini che giocano davanti alla stazione. Uno di loro mi pareva un fenomeno e mi avvicino. Era Zidane. Così, in francese, chiedo se posso giocare. Quella sì, è stata la mia vera partita del cuore».

 

E il calcio, oggi?

ZINEDINE ZIDANE

«Offrirebbe spunti per inchieste molto interessanti, dalla prostituzione agli arbitri. Tempo fa avevo detto che ci sarebbe molto da indagare. Purtroppo ci avevo visto giusto».

 

Alla parola «inchiesta», penso alla sua carriera. Cominciamo dal «torinese» Giovanni Minoli che la lanciò a «Mixer»?

«È il mio mentore, l’uomo a cui devo tutto, non solo in Tv ma anche nella vita. Con me è sempre critico, e nel momento in cui si rischia di credersi onnipotenti, mi aiuta a non perdere mai l’umiltà».

 

In rapida successione: «I fatti vostri»?

massimo giletti a odessa 5

«Grande palestra. Fu lì che mi si aprì un bivio che poteva avviarmi alla conduzione di importanti reality o di Affari vostri. Io, però, sapevo di aver lasciato Torino per Roma con la mia Laurea in Giurisprudenza per seguire il sogno del giornalismo d’inchiesta, e che prima o poi lo avrei esaudito. Fu allora che Fabrizio Del Noce mi offrì L’Arena, in apertura di Domenica In».

 

Del Noce, un altro torinese sulla sua strada: crede al destino?

«Il mio l’ho costruito, ma una piccola superstizione ce l’ho. L’altro mio nonno Giulio era ferroviere e ogni tanto mi portava a giocare su quelle strane locomotive cittadine che guidava.

 

Su una di quelle, la “13”, sono praticamente cresciuto e da allora è diventato il mio numero fortunato: lo stesso del mio posto sul treno di quando mi trasferii a Roma; del giorno del mio primo contratto e del primo camerino in Rai. E potrei continuare».

 

massimo giletti sul caso david rossi 6

Da «L’Arena» a «Lo Stato delle Cose». I suoi addii diventano talvolta «arrivederci», ma denotano carattere o «caratteraccio»?

«Io lo chiamo carattere. Quello di essere liberi, di battersi in un mondo complicato con l’unica parola che per me conta — che si chiama “merito” — che non mi ha mai fatto abdicare. Certo, ammetto di essere un pessimo giocatore di poker: se c’è un problema lo dico, e spesso lo faccio in diretta».

 

Il suo «stile» è fatto di foglietti che spuntano dalle tasche, utilizzo degli spazi, sguardo in camera che rompe la quarta parete e stilettate alla regia di turno. Si riconosce?

«La lettura è corretta anche se Sabrina Busiello, regista de Lo stato delle cose, è bravissima. È che mi sento un po’ come Antonio Conte: pretendo molto e alzo i toni, ma poi abbraccio tutti negli spogliatoi».

lo stato delle cose - massimo giletti

 

Lo scoop di cui è più orgoglioso?

«L’indagine sulla morte di David Rossi. Lo conoscevo bene, qualche volta l’ho anche portato in motorino e collaborai con lui nel creare pozzi d’acqua in Africa. Non ho mai creduto al suo suicidio anche se c’è un innegabile conflitto affettivo».

 

[...] 

 

Il suo commiato da «Lo stato delle cose» in Rai non è stato dei più sereni, ce lo racconta?

«Quando ho sentito un generale dei carabinieri rispondere che io non meritavo risposta non mi sono trattenuto. Forse non ha capito che la risposta non la doveva dare a me, ma a milioni di spettatori».

 

Si vocifera di uno speciale, al di là di possibile una nuova stagione: lo conferma?

«Premetto che sono orgoglioso che un programma di Rai Tre nato da pochissimo, sia stabilmente il terzo più seguito del lunedì sera. Per risponderle, io ho dato la mia piena disponibilità a proseguire questa esperienza».

 

massimo giletti picchiato in strada

«Documentare fino alla fine, a qualunque costo», racconta il finale de «Lo Stato delle cose» di Wim Wenders. È una citazione voluta?

«Io sono sotto scorta da anni per non aver mai taciuto. Chissà, non avevo mai fatto questa riflessione ma inconsciamente, forse, c’è davvero qualcosa di me».

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