spie filorusse

“SI MISERO A DISPOSIZIONE COME SPIE FILORUSSE” – DUE IMPRENDITORI BRIANZOLI SONO STATI CONDANNATI A MILANO (CON PENE FINO A 2 ANNI E 6 MESI): PER CONTO DEI RUSSI, CON CUI ERANO ENTRATI IN CONTATTO SU TELEGRAM, I DUE FILO-PUTIN AVREBBERO PROPOSTO A COOPERATIVE DI TAXI DI MILANO UN "BUSINESS PLAN" CHE PREVEDEVA L'INSTALLAZIONE A TITOLO GRATUITO DI "DASH CAM", PICCOLE VIDEOCAMERE DA CRUSCOTTO PER MAPPARE I SISTEMI DI VIDEOSORVEGLIANZA DI MILANO – LA RETE DI CASE SICURE PER OSPITARE RUSSI IN INCOGNITO...

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(ANSA) - Sono stati condannati a 2 anni e 6 mesi e a 2 anni e 2 mesi due imprenditori di 34 e 60 anni che, come emerso nel novembre del 2024 con la chiusura delle indagini, condotte dal Ros dei carabinieri e coordinate dal pm Alessandro Gobbis, si sarebbero messi a disposizione, anche in cambio di criptovalute, per una presunta attività di "spionaggio" per l'intelligence russa, senza tuttavia raggiungere obiettivi concreti. Lo ha deciso stamani la gup di Milano Angela Minerva nel processo con rito abbreviato.   

 

spia filorussa

I due, secondo le accuse del pool antiterrorismo diretto dal procuratore Marcello Viola e dall'allora aggiunto Eugenio Fusco, per conto dei russi, con cui erano entrati in contatto su Telegram, avrebbero pure proposto a cooperative di taxi di Milano un "business plan" che prevedeva l'installazione a titolo gratuito di "dash cam", piccole videocamere da cruscotto. E sarebbero stati interessati alla mappatura dei sistemi di videosorveglianza di Milano e Roma, mostrando particolare attenzione alle "zone grigie", ossia a quelle aree cittadine non coperte da telecamere.   

 

La giudice ha riconosciuto le imputazioni a carico dei due imprenditori, titolari di una società immobiliare in Brianza, che erano accusati di "corruzione del cittadino da parte dello straniero", escludendo la sola aggravante della "finalità di terrorismo ed eversione". 

 

I due, stando alle indagini, avrebbero anche progettato "di costituire a Milano, una rete di 'case sicure', ossia strutture ricettive per ospitare cittadini russi in transito sul territorio italiano, omettendone la registrazione e tutelandone la privacy".   

carabinieri ros

 

L'unico "obiettivo" concreto raggiunto, però, prima dell'autodenuncia del 34enne e delle perquisizioni degli investigatori col sequestro dei dispositivi, sarebbe stato un presunto dossieraggio con pedinamenti su un imprenditore specializzato nel campo dei droni e della sicurezza elettronica e che interessava ai russi.    Dopo la chiusura di questo filone di indagini, tra l'altro, era stata anche aperta una tranche su un'eventuale rete di persone collegate ai due indagati e sull'eventuale presenza di russi in Italia legati ai servizi segreti di Mosca.