DAGOREPORT: HABEMUS "TRIONNALE"! - DOPO AVER BUTTATO-AL-FUOCO LA BIENNALE, IL MINISTRO GIULI-VO ORA…
LA STORIA DELL'OPEC, DA CUI GLI EMIRATI ARABI HANNO DECISO DI USCIRE: DALLA RIVOLTA CONTRO LO STRAPOTERE AMERICANO, ALLO SHOCK DEL 1973, DALL'INTESA SUI PETRODOLLARI FINO ALL'ULTIMA CRISI DI HORMUZ - LA NASCITA DEL GRUPPO DEI PAESI PRODUTTORI DI PETROLIO SI DEVE A ENRICO MATTEI, CHE VOLEVA RESTITUIRE CAPACITÀ CONTRATTUALE ALLE NAZIONI CHE ESPORTAVANO IL GREGGIO, ATTRIBUENDO LORO QUOTE DECENTI DEI PROFITTI E RAFFORZANDONE LE CAPACITÀ DECISIONALI...
IL RISIKO DEL GREGGIO – GLI EMIRATI ARABI HANNO DECISO DI USCIRE DALL’OPEC, IL GRUPPO DEI PAESI PRODUTTORI DI PETROLIO, E DALL’OPEC+ (CHE INCLUDE ANCHE LA RUSSIA) A PARTIRE DAL 1° MAGGIO, DOPO SEI DECENNI – ABU DHABI PIANIFICA UN RIALLINEAMENTO STRATEGICO NEL QUADRO DELLA GUERRA IN IRAN: AUMENTERÀ GRADUALMENTE LA PRODUZIONE DI GREGGIO – L'ANNUNCIO GIUNGE IN UN MOMENTO DI CRESCENTE CONFLITTO TRA GLI EMIRATI ARABI E L'ARABIA SAUDITA SU QUESTIONI ECONOMICHE E SULLA GUERRA IN YEMEN CONTRO I RIBELLI HOUTHI, SOSTENUTI DA TEHERAN…
Estratto da "la Repubblica"
Si deve ad Enrico Mattei la nascita dell'Opec. Tutta la sua lotta strenua contro lo strapotere delle "sette sorelle" americane del petrolio era basata su un mantra: restituire capacità contrattuale ai Paesi produttori, attribuendo loro quote decenti dei profitti (fra gli anni cinquanta e sessanta si passò in media dal 15 al 75%) e rafforzandone le capacità decisionali.
Il presidente dell'Eni era in contatto strettissimo con i produttori mediorentali (compreso l'Iran che a quei tempi era una sorta di protettorato americano) e patrocinò, con consigli e iniezioni di fiducia, il vertice di Baghdad in cui il 14 settembre 1960 nacque l'Opec. Membri fondatori: Arabia Saudita, Kuwait, Iraq, Iran e Venezuela. Scopo: concordare la quantità e il prezzo del petrolio che queste nazioni esportano.
TENSIONE NELL OPEC - MERCATO MONDIALE DEL PETROLIO
In pochi anni si unirono Qatar, Indonesia, Libia, nel 1967 gli Emirati Arabi Uniti, che fino a ieri sono stati il numero due dell'organizzazione (di recente superati di poco, a tratti, dal solo Iraq). E poi ancora altri, e fra entrate, uscite e rientri (per esempio l'Ecuador, il Gabon, l'Angola e lo stesso Qatar hanno fatto più volte avanti e indietro) i membri effettivi sono oggi 12 (prima dell'addio degli Emirati).
Nel 2016 si aggiunsero la Russia e altre dieci repubbliche ex-sovietiche (di qui la dizione Opec+), tutte rimaste al loro posto attraverso guerre e crisi compresa l'Ucraina, «ma tutte viste un po' come corpi estranei di un'organizzazione che resta sostanzialmente araba», conferma Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. «Il potere decisionale resta a Gedda».
L'Opec entrò nella vita di tutti noi quando nell'ottobre 1973, come reazione all'invio di armi americane a Israele nella guerra del Kippur, il ministro del petrolio saudita Zaki Yamani, capo dell'organizzazione, sospese del tutto l'invio di petrolio in occidente.
L'embargo durò 5 settimane, molto di più della guerra del Kippur (utile insegnamento per l'oggi), i prezzi salirono da 3 a 11 dollari al barile in sei mesi, e il mondo intero entrò in una profonda stagflazione (inflazione più recessione).
Già indebolita dallo sforzo bellico in Vietnam e dalla rinuncia del 1971 alla parità dollaro-oro, l'America negoziò, su intuizione di Henry Kissinger e del capo della Cia William Colby, un accordo con l'Opec, firmato a Riad l'8 luglio 1974 dal ministro del Tesoro, William Simon, con cui i Paesi Opec si impegnavano a vendere grandi quantità di petrolio e pagarli solo in dollari (i celebri petrodollari), finanziando così l'espansione del bilancio pubblico americano ma ottenendone in cambio protezione militare e economica.
L'accordo doveva restare segreto (perché con esso gli arabi finanziavano gli Usa e indirettamente Israele) ma così non fu, tanto che in ritorsione il 21 dicembre 1975 il terrorista filo-palestinese Carlos fece irruzione con i suoi complici a mano armata (sembra con l'avallo di Gheddafi) nella sede Opec di Vienna. Sessanta sequestrati, fra cui Yamani, furono imbarcati su un aereo prima per Tripoli e poi per Algeri, dove i terroristi li liberarono senza riuscire a raggiungere la destinazione di Baghdad.
Altro momento di fortissima tensione fu il "regime change" a Teheran del 1979: nei dieci mesi successivi i prezzi salirono da 20 a 40 dollari al barile. Gli anni successivi, fino all'odierna guerra, furono relativamente più tranquilli per l'Opec, concentrata sull'equilibro fra domanda e offerta e sui prezzi che ne derivavano. [...]
opec - mercato mondiale del petrolio
la quota di produzione di petrolio dell opec
DAGOREPORT: HABEMUS "TRIONNALE"! - DOPO AVER BUTTATO-AL-FUOCO LA BIENNALE, IL MINISTRO GIULI-VO ORA…
DAGOREPORT: “PROMEMORIA” PER SOPRAVVIVERE AL TERREMOTO DIGITALE - IN OCCASIONE DELLA RISTAMPA DEL…
DAGOREPORT – OCCHI E ORECCHIE PUNTATE SU WASHINGTON: LA VISITA DI RE CARLO SARÀ UTILE A TRUMP,…
DAGOREPORT – TEMPI SEMPRE PIU' CUPI PER L'EX INVINCIBILE ARMATA BRANCA-MELONI - LA RESPONSABILITÀ…
FLASH! – DIETRO LA CACCIATA DI BEATRICE VENEZI C'E' UNA RAGIONE PIÙ “POLITICA” CHE MUSICALE: A FINE…
DAGOREPORT - IL CASO ROCCHI E' ARRIVATO COME IL CACIO SUI MACCHERONI PER ABODI E GIORGETTI, PRETESTO…