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OCCHIO PER OCCHIO, PETROLIERA PER PETROLIERA! LO STRETTO DI HORMUZ SI E’ TRASFORMATO IN UN FAR WEST - DOPO L'ABBORDAGGIO AMERICANO DI UN CARGO IRANIANO, ARRIVA LA RAPPRESAGLIA DI TEHERAN: I PASDARAN ATTACCANO TRE NAVI NEI PRESSI DEL GOLFO DELL'OMAN, SEQUESTRANDONE UN PAIO - DUE PORTACONTAINER SONO LEGATE A MSC, LA SOCIETÀ ITALO-SVIZZERA DELLA FAMIGLIA APONTE CHE E' LEGATA A ISRAELE: LA MOGLIE DI APONTE, RAFAELA DIAMANT, CHE DEL GRUPPO È CO-FONDATRICE, È LA FIGLIA DEL BANCHIERE PINHAS DIAMANT, UNO DEI FONDATORI DELLO STATO DI ISRAELE – L’IPOTESI CHE L'ATTACCO ALLE DUE PORTACONTAINER GESTITE DAL GRUPPO APONTE SIA UNA RITORSIONE PER... - VIDEO


1 - TEHERAN SI VENDICA E FERMA TRE MERCANTILI COINVOLTA ANCHE MSC
Laura Lucchini per “la Repubblica” - Estratti
«Occhio per occhio. Petroliera per petroliera», nel far west in cui si è trasformato lo Stretto di Hormuz nelle ore concitate del mancato negoziato, vale la legge del taglione, parole di Ibrahim Rezaei, portavoce della Commissione Esteri e sicurezza nazionale del Parlamento iraniano. Ieri i Guardiani rivoluzionari (Irgc) hanno attaccato tre navi nei pressi del Golfo dell'Oman, sequestrandone due.
La mossa arriva a poche ore dell'estensione unilaterale del cessate il fuoco da parte di Donald Trump, istanti dopo che l'Iran aveva comunicato che non avrebbe partecipato ai negoziati programmati per ieri.
La ritorsione conferma fin da prima mattina che a far slittare la trattativa è stata l'azione di abbordaggio del Commando Centrale Usa di una nave cargo legata a Teheran e il conseguente sequestro dell'imbarcazione con tanto di equipaggio. Annunciando che la delegazione iraniana non sarebbe volata ad Islamabad martedì sera, era stato il ministero degli Esteri a spiegare le ragioni: «Il sequestro è un atto di pirateria che viola il cessate il fuoco».
Pirateria per pirateria dunque. I primi segnali di allarme sono stati trasmessi quando in Italia ieri erano le 07:40. Il Centro britannico per le operazioni commerciali marittime (Ukmto), che riceve gli allarmi in questi casi, ha riferito che una cannoniera delle Guardie rivoluzionarie aveva aperto il fuoco contro una nave portacontainer nello Stretto, a 15 miglia nautiche a nord-est dell'Oman, causando gravi danni al ponte di comando. La nave è la Epaminondas, di proprietà di una compagnia greca ma operata da Msc.
A stretto giro anche la nave Euphoria, battente bandiera panamense e di proprietà di una compagnia con sede negli Emirati, ha lanciato l'allarme a otto miglia nautiche a ovest dell'Iran. Infine, è mezzogiorno a Roma quando la Msc Francesca, bandiera panamense, è stata presa di mira a sei miglia nautiche dalla costa iraniana mentre usciva dallo Stretto e si dirigeva verso sud, entrando nel Golfo dell'Oman. La nave avrebbe riportato «danni allo scafo e agli alloggi».
Quando le notizie appaiono ancora confuse si teme per un coinvolgimento diretto dell'Italia. La Francesca, infatti, è una portacontainer di proprietà di una società registrata a Panama ma che opera sotto il cappello di Msc, la più grande società di navigazione al mondo, italo-svizzera. La Epaminondas è di proprietà della compagnia greca Technomar Shipping ma è operata da Msc.
L'agenzia di stampa iraniana Tasnim, legata ai pasdaran, accusa la Msc Francesca e la greca Epaminondas di aver «operato senza autorizzazione, violato ripetutamente i regolamenti, manipolato i sistemi di ausilio alla navigazione e tentato di uscire clandestinamente dallo Stretto».
Inoltre Teheran sostiene che la Francesca sarebbe legata «al regime sionista»: Msc è stata fondata da un italiano, l'armatore di origini campane Gianluigi Aponte. E la moglie di Aponte, Rafaela Diamant-Aponte, che del gruppo è co-fondatrice, è un'imprenditrice italo-svizzera di origini ebraiche.
(…)
2 - SOSPETTA RITORSIONE CONTRO IL GRUPPO APONTE DOPO LA FUGA DELLE ALTRE IMBARCAZIONI BLOCCATE
Massimo Minella per “la Repubblica” - Estratti
E se alla fine l'attacco alle due portacontainer gestite dal gruppo italo-svizzero Msc nello Stretto di Hormuz da parte dei pasdaran fosse una ritorsione per l'uscita repentina di altri quattro cargo sempre di proprietà della compagnia di proprietà della famiglia Aponte?
L'ipotesi circola con insistenza negli ambienti internazionali dello shipping e offre una chiave di lettura finora inedita nello scenario di guerra con cui il mondo è chiamato a convivere da più di cinquanta giorni.
(...)
Sabato una finestra temporale di una manciata di ore ha permesso a una nave da crociera di Msc, la Euribia, e ad altre cinque unità "cruise", di lasciare lo Stretto di Hormuz. Una corsa a 22 nodi di velocità per riprendere le abituali e più confortevoli rotte del turismo che avrebbe però visto in azione anche grandi navi merci, portacontainer pronte a cogliere l'attimo e lasciare lo Stretto di Hormuz.
Fra queste, sei sarebbero state proprio navi di Msc, insieme ad altre unità mercantili. Una piccola flotta in movimento che avrebbe lasciato Hormuz quasi integralmente, a cominciare dalla Msc Clara, come racconta il sito LinerLynica, nave con oltre 19mila container di capacità, la più grande portacontainer rimasta intrappolata nel Golfo Persico dell'inizio della guerra.
Spegnendo i transponder (dispositivi elettronici che consentono la localizzazione) e quindi cancellando ogni possibile traccia per essere individuate, sarebbero uscite con la Msc Clara anche la Msc Grace, la Msc Margrit XIII e la Msc Madeleine. Sarebbero invece state intercettate dai Pasdaran e a questo punto bloccate la Msc Francesca e la Epaminondas, che Msc ha noleggiato dalla greca Technomar Shipping. Una risposta indiretta, insomma, all'uscita delle altre quattro navi, in attesa che la soluzione si sblocchi, questa volta definitivamente.
msc euribia
IRAN - PASDARAN
mine marine utilizzate dall iran nello stretto di hormuz
NAVI MSC STRETTO HORMUZ APONTE
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