FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI…
MEGLIO TARDI CHE MAI: ANCHE MELONI SI È SVEGLIATA NEL CONDANNARE IL RUOLO DEL FASCISMO NELL’OLOCAUSTO – NEL GIORNO DELLA MEMORIA, LA PREMIER PER UNA VOLTA HA USATO PAROLE NETTE SULLA COMPLICITÀ DEI FASCISTI “NEI RASTRELLAMENTI, NELLE DEPORTAZIONI, UNA PAGINA BUIA DELLA STORIA ITALIANA, SIGILLATA DALL'IGNOMINIA DELLE LEGGI RAZZIALI” – LO STORICO GIANNI OLIVA: “CERTO, AVREMMO PREFERITO CHE QUESTE PAROLE FOSSERO ARRIVATE CON ALTRETTANTA NETTEZZA GIÀ QUANDO LA PREMIER GUIDAVA L'OPPOSIZIONE. MA COME È AVVENUTA UNA ‘ROTTURA’ COSÌ ESPLICITA? CERTE SCENE VISTE IN MINNESOTA CON GLI AGENTI DELL’ICE SONO TROPPO VICINE ALLE INCURSIONI NAZISTE A VARSAVIA PER NON SUGGERIRE PARAGONI ALLARMANTI…”
Estratto dell’articolo di Gianni Oliva per “La Stampa”
Giorgia Meloni lo ha detto con una nettezza senza precedenti: dietro la vergogna dei lager nazisti c'è stata la complicità del fascismo «nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni, una pagina buia della storia italiana, sigillata dall'ignominia delle leggi razziali del 1938».
Per una militante dell'estrema destra, che ha iniziato la carriera politica tra i saluti romani di Acca Larenzia, non è un approdo di poco conto. Significa una rivisitazione del passato condotta senza più distinguo e tentennamenti; significa riconoscere che dietro il rastrellamento del ghetto romano del 16 ottobre 1943 c'era la polizia fascista che fornì alle SS gli elenchi, le indicazioni operative, il supporto logistico;
Prigionieri fotografati dopo la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz
che a radunare a Borgo San Dalmazzo (Cuneo) gli ebrei del primo convoglio di deportati partito per Auschwitz (21 novembre 1943) erano i militi volontari della Repubblica Sociale, gli stessi che nei mesi seguenti avrebbero riempito di sventurati i campi di Fossoli, di Bolzano-Gries, della Risiera di San Sabba o i carri bestiame del Binario 21 […]
Se pensiamo che sino a qualche anno fa molti si trinceravano dietro lo stereotipo del "tedesco cattivo" contrapposto all'"italiano buono", le dichiarazioni fatte ieri sono importanti, anche perché non chiamano in causa solo il fascismo repubblicano di Salò, ma coinvolgono quello del Ventennio.
Certo, avremmo preferito fossero arrivate con altrettanta nettezza già quando la presidente del Consiglio guidava l'opposizione, perché avrebbero contribuito a sgomberare il dibattito politico da improprie ingerenze della storia; e avremmo preferito che la condanna non si limitasse alle leggi razziali, ma coinvolgesse il carattere totalitario del regime.
giorgia meloni ospite dello speciale per i 30 anni di porta a porta foto lapresse 1
Ma non possiamo sottovalutare l'importanza di una "rottura" così esplicita. Resta da capire perché tutto questo è avvenuto ieri. Sicuramente si tratta di processi intellettuali di lungo periodo, di consapevolezze maturate attraverso le responsabilità del ruolo istituzionale: ma, credo, si tratta anche di sollecitazioni che vengono dalle emergenze del presente.
Ciò che sta accadendo negli Stati Uniti d'America è sotto gli occhi di tutti: gli uomini dell'Ice, che in nome della "sicurezza della patria" rastrellano le città, danno la caccia all'immigrato, arrestano bambini di 5 anni, separano i genitori dai figli, sparano e uccidono gli inermi, sono la negazione dei valori di civiltà su cui gli Stati Uniti hanno costruito il proprio orgoglio.
La deriva autoritaria trumpiana, con l'affermazione della legge del più forte al di là di ogni principio di diritto, è la negazione di quanto l'Occidente ha pensato e affermato dopo il 1945: certe scene viste nei filmati che arrivano dal Minnesota sono troppo vicine alle incursioni naziste a Varsavia per non suggerire paragoni allarmanti.
[…]
Non so se tutto questo abbia influito sulle parole pronunciate dalla presidente Meloni: so però che quelle parole sono un'affermazione di democrazia applicata ai giudizi sulla storia. Forse non è l'inizio di un'inversione di tendenza rispetto al moderatismo assolutorio con cui il nostro governo guarda alle iniziative di Washington; forse non è l'abbandono delle tante cautele e dei troppi ammiccamenti avuti sinora.
giorgia meloni friedrich merz foto lapresse
Ma in un momento in cui la democrazia è seriamente in pericolo, esse vanno riconosciute e apprezzate, comunque.
agenti ice a minneapolis foto lapresse
ebrei nel campo di concentramento di auschwitz 5
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