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A NASO…SEI UN ROBOT! - UN TEAM DI SCIENZIATI HA CREATO "SCENTDIA", UN AUTOMA CHE HA UN PROPRIO ODORE - L'IDEA DEGLI INVENTORI È DI TROVARE UN MODO PER DISTINGUERE LE MACCHINE DAGLI ESSERI UMANI, MA ANCHE PER DARE UNA "IDENTITÀ" AI ROBOT: "I TERRENI DI SVILUPPO SONO VASTISSIMI, DAL SUPPORTO NELLE ATTIVITÀ MEDICHE ALLA RISTORAZIONE FINO ALL’INTRATTENIMENTO E IL MARKETING" - IL "PROFUMO" È UN MIX DI ESSENZE COME… - VIDE
Estratto dell'articolo di Tiziana De Giorgio per "la Repubblica"
A vederla sembra una dama d’altri tempi, con i capelli raccolti e rigida come una statua di sale a grandezza quasi naturale. […] E soprattutto, la sua “pelle” immacolata profuma. Di cosa? «Semplice, di robot». Si chiama “ScentDia” l’ultima frontiera della ricerca che studia come far convivere macchine sempre più capaci di imitare gli umani, con chi umano lo è per davvero. «Una scultura robotica tra arte e filosofia, ma anche un robot sociale unico al mondo», assicurano i suoi inventori, pronti a esporla per la prima volta venerdì al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano.
Questa dama bianca che emana un inedito afrore volutamente robotico è appena arrivata dall’Australia dopo essersi imbarcata su un volo diretto a Malpensa: nasce dalla collaborazione dell’University of New South Wales di Sydney, dov’è stata costruita, con il Centro di ricerca sui sistemi complessi della Libera università di lingue e comunicazione.
«I robot sociali stanno entrando sempre di più nelle nostre vite», spiega Luisa Damiano, filosofa della scienza dell’ateneo milanese che rientra nella sempre più nutrita schiera di umanisti al lavoro, accanto agli innovatori, per affrontare le sfide etiche e i grandi interrogativi che le nuove tecnologie comportano.
[…] «Comunicano attraverso segnali compatibili con i nostri e i terreni di sviluppo sono vastissimi, dal supporto nelle attività mediche alla ristorazione fino all’intrattenimento e il marketing». Se però la ricerca muove passi in avanti rapidissimi, una delle domande che si ripropongono con insistenza è questa: come non confondere i piani e progettare macchine che non possano mai sostituirsi a noi in futuro?
Secondo Mari Velonaki, studiosa dell’università di Sidney che da anni indaga l’interazione fra robot e uomo, una delle risposte passa dal nostro naso. È sua l’idea, poi sviluppata insieme alla filosofa di Iulm e all’artista profumiere Manos Gerakinis, di dare forma e sostanza a un robot che faccia sentire la sua presenza con un odore preciso, «un fattore molto potente nella nostra socialità — spiega Damiano — radicato nella nostra storia evolutiva». […] Qualcosa di inconfondibile, che segni un confine netto quando in futuro potremo trovarci a condividere con loro spazi come una stanza, un’aula, un luogo di cura.
[…] Qual è, dunque, il primo profumo di una donna robot? «Smoky, metallico, mescolato a essenze che ricordano la Grecia e l’Australia, dov’è nata», sono gli unici indizi concessi dai suoi inventori, che lasciano su “ScentDia” un po’ di mistero, come a dire: venite ad annusare e capirete.
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