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Dino Martirano per il “Corriere della Sera”
Deve essere terribile conservare del proprio marito assassinato in Libia solo la registrazione di una telefonata in cui lui chiede aiuto e poi doverla riascoltare davanti alle telecamere. Rosalba Failla, con le figlie Erika ed Eva, si è sottoposta a tutto questo nello studio dell' avvocato Francesco Caroleo Grimaldi e ha anche saputo misurare le parole quando ha respinto l' offerta di funerali di Stato per suo marito Salvatore ucciso insieme a Fausto Piano: «Eravamo a buon punto e invece siamo giunti a questa soluzione finale».
Nelle ore in cui le autorità libiche davano per imminente la partenza per Roma del C-130 con i corpi dei due dei quattro tecnici della Bonatti rapiti il 19 luglio, l' aereo è giunto nella notte a Ciampino, accolto dai familiari delle vittime e dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, la signora Failla ha fatto ascoltare la telefonata giunta a casa sua il 13 ottobre in cui la voce del marito (registrata dai rapitori) la implorava: «Ti prego, aiutami».
E le chiedeva di «muovere tutto il possibile», di «avvertire i giornali e i tiggì» perché lui, malato e ormai isolato dai suoi compagni, non avrebbe resistito a lungo. Nella telefonata si sente anche la voce di uno dei rapitori (o magari quella di un intermediario) che parla in un italiano stentato: «Dov' è mio marito? Fatemi parlare con lui», chiede lei. E dall' altra parte del filo chi parla in italiano risponde: «Rosalba, non c' è, lo hanno portato via...».
Dopo quel 13 ottobre il telefono dei Failla è squillato molte volte con l' utenza libica che appariva sul display: «Ma io non ho più risposto, ho fatto quel che mi dicevano dalla Farnesina perché, dicevano, intorno alla vicenda di mio marito e dei suoi compagni si stava lavorando... E ora mi sento in colpa per non avere fatto nulla...».
Erika, 23, anni ed Eva, 14, ascoltano la madre e in pubblico non versano una lacrima.
fausto piano salvatore failla libia bonatti uccisi a sabrata
«Ci hanno detto di stare zitti, di non fare scalpore ma non è servito a nulla», dice Erika che poi rivela un particolare inquietante, se confermato, sul braccio di ferro con i libici: «Alla famiglia di Fausto Piano hanno detto che sono stati costretti a dare le salme ai libici per l' autopsia perché i nostri funzionari si sono ritrovati con le armi puntate alla testa».
I DUE TECNICI DELLA BONATTI RAPITI IN LIBIA - GINO POLLICARDO E FILIPPO CALCAGNO
I medici legali contattati dalla famiglia Failla, Luisa Reggimenti e Orazio Cascio, ora sono pronti a partecipare alla nuova autopsia: «Ma ora il nostro lavoro sarà più difficile» hanno dichiarato. I due esperti hanno espresso sconcerto per il fatto che i cadaveri siano stati lavati: «In questo modo - hanno aggiunto - si modificano i reperti, ad esempio si cancella l' eventuale presenza di polveri da sparo dai fori di entrata dei proiettili». L' avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, ha lamentato anche l' estrazione dei proiettili da entrambi i cadaveri.
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