intelligenza artificiale tim berners lee

"L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE? NEL BREVE TERMINE DOBBIAMO PREOCCUPARCI DELLA PERDITA DI POSTI DI LAVORO, MA CREDO CHE CE LA CAVEREMO..." - PARLA TIM BERNERS-LEE, IL “PADRE” DEL WORLD WIDE WEB: “ALCUNI SOCIAL MEDIA CREANO DIPENDENZA E CHE CAUSANO SERI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, È GIUSTO LIMITARLI PER I RAGAZZI” – “SERVE UN TRATTATO INTERNAZIONALE PER RENDERE SICURA L’IA, COME IL CERN" - "DOBBIAMO RIDARE ALLE PERSONE IL CONTROLLO DEI PROPRI DATI, E PER FARLO È NECESSARIO CREARE UN MOVIMENTO SU SCALA MONDIALE. SOLO A QUEL PUNTO POSSIAMO DARE A OGNI PERSONA UN’AI CHE LAVORI DAVVERO PER LEI…”

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Estratto dell’articolo di Riccardo Luna per il “Corriere della Sera”

 

tim berners lee 4

Nessuno può dire se davvero Internet sia stato «un dono di Dio», come suggerì papa Bergoglio nel 2014; ma sicuramente il web è stato un dono di Tim Berners-Lee all’umanità. Erano i primi anni Novanta, lui era un giovane informatico britannico al Cern di Ginevra quando, cercando un modo per far comunicare gli scienziati, immaginò di «abitare Internet» con oggetti nuovi — poi: i siti web.

 

Scrisse i protocolli Http, Url e Html, e quando vide che funzionava, invece di brevettarlo e fare una startup, lo mise a disposizione di tutti gratuitamente. Questo è per tutti è il titolo del suo ultimo libro, in uscita in Italia oggi per Mondadori: non solo un memoriale, ma uno sguardo sul futuro e su ciò che sta facendo adesso, a 70 anni, perché l’umanità possa riprendersi la rete nell’era dell’intelligenza artificiale.

 

[…] Il web ha superato la sua immaginazione?

«È andato ben oltre — proprio come tutto ciò che le persone hanno fatto con Internet è andato oltre l’immaginazione di Vint Cerf. Quando si costruisce una piattaforma lo si fa per permettere agli altri di essere creativi. Le persone hanno pensato a cose che non avrei mai potuto immaginare.

Se il web avesse prodotto solo quello che immaginavo allora, sarebbe fallito».

 

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Eppure qualcosa è andato storto. Era inevitabile che nascessero piattaforme ottimizzate per renderci dipendenti da contenuti che amplificano rabbia e disinformazione?

«Parliamo chiaramente dei social media. Esistono social abbastanza innocui e social che causano seri problemi di salute mentale. Quando si progetta una piattaforma, si ha una serie di scelte da fare. Usavo Instagram quando era un buon modo per seguire amici e familiari; ora il mio profilo è travolto da ogni tipo di contenuto, così ho smesso, perché crei più dipendenza. Confrontatelo con Pinterest, che è divertente senza creare dipendenza. È una decisione degli ingegneri e di chi gestisce la piattaforma».

 

L’Australia ha vietato i social agli under 16. Spagna, UK e Francia stanno valutando misure simili. Qual è l’età giusta?

«È una domanda che tutti i genitori si pongono. In pratica è una questione culturale: ogni comunità deve decidere per sé. Qual è l’età giusta per guidare? Per bere alcol? Le risposte variano da Paese a Paese. Con i social, ogni Paese deve trovare la propria risposta».

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Veniamo al futuro. Nel libro descrive l’incontro con ChatGPT come uno choc paragonabile alla scoperta degli algoritmi Rsa o di PageRank. Eppure ritiene, con Hinton e Bengio, che le sole norme non basteranno per allineare l’Ai. Cos’altro serve?

«Una possibilità è riunire i migliori ricercatori di tutte le organizzazioni. Il Cern fu creato dopo la Seconda guerra mondiale per sviluppare l’energia nucleare in modo sicuro: si radunarono fisici e ingegneri in un’organizzazione ratificata da un trattato fra Paesi europei. Era un luogo dove si poteva sviluppare una tecnologia potente, ma sotto la supervisione della comunità scientifica. Sviluppare un’Ai molto potente richiede lo stesso tipo di struttura vincolante».

 

TIM BERNERS LEE THE NEXT WEB

[…] Il rischio maggiore è l’estinzione umana o la disoccupazione di massa?

«Entrambi. Nel breve termine dobbiamo preoccuparci del lavoro, ma credo che ce la caveremo: le persone sono molto adattabili. Ci saranno lavori che l’Ai sostituirà, ma anche lavori che non potrà fare — e le persone si orienteranno verso quelli».

 

Lei ha lanciato Solid, un protocollo per ridare agli individui il controllo dei propri dati, e ha fondato un’azienda, Inrupt, per realizzarlo. Perché è così difficile convincere il mondo a cambiare prospettiva?

«Era difficile anche con il web. Prima di un cambiamento di paradigma, le persone non hanno ancora le parole per immaginarlo. Solid sta decollando tra un piccolo numero di persone che lo capiscono, in modo simile a come è iniziato il web».

 

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[…] Nel libro scrive che possiamo ancora aggiustare Internet. Quanto tempo abbiamo?

«Dobbiamo ridare alle persone il controllo dei propri dati, e per farlo è necessario creare un movimento su scala mondiale. Solo a quel punto possiamo dare a ogni persona un’Ai che lavori davvero per lei». […]

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