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TRUMP, IL CAZZARO-IN-CHIEF – IN TRE SETTIMANE DI GUERRA, IL TYCOON HA DETTO TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO: UN GIORNO DICE CHE L’IRAN È ANNIENTATO, QUELLO DOPO CHE IL PEGGIO PER I PASDARAN DEVE ANCORA ARRIVARE. IL TUTTO CON POST SUL SUO SOCIAL, TRUTH, O CONFERENZE STAMPA FIUME IN CUI SI CONTRADDICE NEL GIRO DI QUALCHE MINUTO. UN CAOS INFORMATIVO TOTALE CHE CERCA DI CONFONDERE LA REALTÀ: CONVINTO DA NETANYAHU A COMBATTERE UNA GUERRA SUICIDA, NON SA COME USCIRNE...
Estratto dell’articolo di Simona Siri per “La Stampa”
VIGNETTA ELLEKAPPA - TRUMP E IL DISASTRO IN IRAN
È il nove marzo quando Donald Trump rilascia un'intervista al telefono con Cbs News. Sono passati solo nove giorni dal 28 febbraio, l'inizio dell'attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran, e Trump al giornalista dice: «Credo che la guerra sia praticamente conclusa».
Quasi nello stesso momento, l'account di risposta rapida del Dipartimento della Difesa pubblica sul social X questo messaggio: «Abbiamo appena iniziato a combattere». Lo stesso giorno a domanda diretta di un povero report confuso che coraggiosamente gli chiede «scusi, lei ha detto che la guerra è completa, ma il suo Segretario della Difesa afferma che è solo l'inizio. Quale è la verità?», Trump senza battere ciglio risponde: «Entrambe le cose».
Persino all'interno del caos a cui questa Casa Bianca ci ha abituati, nessun argomento ha mai raggiunto i livelli di contraddizione che si stanno vedendo nella comunicazione di tutto ciò che riguarda la guerra in corso contro l'Iran [...].
donald trump - stretto doi hormuz
Non è esagerato dire che Trump e Pete Hegseth in meno di un mese sono riusciti a dire tutto e il contrario di tutto [...].
Uno degli esempi più recenti riguarda la Nato. Un giorno Trump critica gli alleati per non aver contribuito a garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz, il giorno successivo dichiara che gli Stati Uniti non avevano bisogno né volevano il loro aiuto.
E sulla necessità di inviare truppe di terra in Iran? Il 2 marzo Trump sembra possibilista, il 17 dichiarando di «non aver paura» a inviarle sembra addirittura aggressivo, il 19 smentisce tutto («Non sto inviando truppe da nessuna parte, e se lo facessi, di certo non ve lo direi») ma il 20 torna possibilista dicendo che «gli Stati Uniti potrebbero andarsene proprio ora», ma restano più a lungo «affinché l'Iran non si ricostruisca».
Difficile anche destreggiarsi tra le dichiarazioni riguardo allo stato del conflitto. A inizio marzo Trump dice che l'Iran non ha più i mezzi per combattere. «Non ha una marina, non ha comunicazioni, non ha un'aeronautica. Se guardate, non gli è rimasto nulla, in senso militare. Non hanno radar, non hanno telecomunicazioni. È tutto perduto», dice durante una conferenza stampa in cui, pochi minuti dopo, descrive le capacità di attacco dell'Iran come «fortemente ridotte», anziché annientate.
Il «senza la marina» di pochi minuti prima poco dopo diventa «la gran parte della potenza navale iraniana è stata affondata», salvo però aumentare il numero di navi iraniane che, a suo dire, le forze armate statunitensi avrebbero affondato: da 46 a 50, per poi arrivare a 51. Le contraddizioni risalgano ad ancora prima l'inizio dell'attacco.
DONNA PIANGE DI FRONTE A UN PALAZZO DISTRUTTO DALLE BOMBE A TEHERAN - FOTO LAPRESSE
È infatti giugno 2025 quando gli Stati Uniti lanciano attacchi aerei contro il programma nucleare iraniano, un'operazione che, secondo le parole di Trump, ha il risultato di aver «obliterato» la loro capacità nucleare. Il 24 febbraio però, quando si fa sempre più concreta la possibilità di un secondo, più grande attacco, Steve Witkoff afferma che la minaccia nucleare dell'Iran è imminente.
«Stanno arricchendo ben oltre la quantità necessaria per il nucleare civile. Sono arrivati al 60%», dichiara a Fox. «Probabilmente distano una sola settimana dal disporre di materiale di grado industriale per la costruzione di bombe». Un recupero miracoloso, notano in molti, se in otto mesi l'Iran è passato dalla obliterazione totale alla possibilità di costruire una bomba atomica.
PALAZZI DISTRUTTI DALLE BOMBE A TEHERAN - FOTO LAPRESSE
[...] Forse, la risposta più sensata è quella che dà riguardo alla fine della guerra. Dopo aver previsto, il primo marzo, che sarebbe durata «dalle quattro alle cinque settimane»; dopo aver sostenuto di essere in anticipo sulla tabella di marcia; dopo aver affermato, il 3 marzo, di poter porre fine alla guerra in «due o tre giorni», la settimana scorsa, a domanda diretta, Trump ha finalmente risposto la cosa che in molti già sospettavano: «La guerra finirà quando me lo sentirò io nelle mie ossa».
ambasciata usa a baghdad colpita da un drone iraniano
donald trump e pete hegseth - gabinetto alla casa bianca
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