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L’ITALIA PUÒ VANTARE UN RECORD: È IL PAESE PIÙ ESPOSTO ALLO CHOC ENERGETICO GLOBALE – LO METTE NERO SU BIANCO L’AGENZIA “MOODY’S”: IL NOSTRO PAESE DIPENDE PER IL 40% DAL GAS NATURALE, CHE IMPORTIAMO IN PARTICOLARE DAL QATAR. CON IL BLOCCO DELLO STRETTO DI HORMUZ E I BOMBARDAMENTI ALLE RAFFINERIE, RISCHIAMO DI RIMANERE A SECCO, A DIFFERENZA DEGLI ALTRI PAESI, CHE INTELLIGENTEMENTE HANNO PUNTATO SUL NUCLEARE E ALTRE FORME DI APPROVVIGIONAMENTO ENERGETICO – LE BORSE MONDIALI IN TRE SETTIMANE HANNO BRUCIATO 1.700 MILIARDI DI CAPITALIZZAZIONE, QUASI QUANTO IL PIL ITALIANO....

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IN FUMO 1.700 MILIARDI LA RECESSIONE TORNA A FAR PAURA "MAI UN PERICOLO COSÌ GRANDE"

Estratto dell’articolo di Francesco Manacorda per “la Repubblica”

 

usa israele iran mercati finanziari borse

È la più grande minaccia alla sicurezza energetica globale della storia», dice piatto Fatih Birol, direttore dell'Agenzia internazionale dell'energia. Poco spazio per le sfumature, nelle sue parole: avverte che i mercati stanno sottovalutando la portata del conflitto in Medio Oriente e che, anche se la guerra dovesse finire presto, «serviranno sei mesi o più» per riportare alla normalità i flussi di petrolio e gas dal Golfo.

 

Il problema è che questa volta non si tratta solo di prezzi ma di struttura dell'offerta: una quota enorme dell'energia mondiale – circa un quinto tra petrolio e Gnl, il gas naturale liquido – è stata colpita o bloccata, con effetti superiori perfino agli shock degli anni Settanta.

 

usa e israele attaccano l'iran 5

Si chiude così un'altra settimana da dimenticare per le Borse. In Europa Francoforte lascia sul terreno il 4,5%, Milano e Londra il 3,3%, Parigi il 3,1%. Anche New York chiude in rosso. In tre settimane dall'inizio della guerra sono evaporati oltre 1.700 miliardi di capitalizzazione.

 

Un numero che da solo racconta la dimensione della paura e che in qualche modo smentisce anche i timori di Birol: la finanza ha già fatto e sta facendo i conti con una crisi che rischia di attaccare alla base le economie di tutto il mondo, nessuna esclusa.

 

IMPIANTO DI PRODUZIONE DI GAS NATURALE LIQUEFATTO A RAS LAFFAN, IN QATAR

[...]  L'Arabia Saudita ritiene possibile un balzo del petrolio fino a 180 dollari al barile se la crisi dovesse protrarsi oltre aprile. Un livello che, più che arricchire i produttori, rischierebbe di distruggere la domanda, innescando una recessione globale o un cambiamento strutturale nei consumi energetici. Preoccupazioni condivise anche dagli operatori finanziari. Si stimano perdite per miliardi nei Paesi del Golfo e si segnala come il blocco delle infrastrutture energetiche stia colpendo non solo il petrolio ma l'intera catena industriale: fertilizzanti, petrolchimica, manifattura.

[...]

 

giorgia meloni con tamim bin hamad al thani foto lapresse 2

L'AIE: RISCHIAMO IL PIÙ GRANDE CHOC PETROLIFERO PER MOODY'S L'ITALIA È LA PIÙ ESPOSTA IN EUROPA

Estratto dell'articolo di Fabrizio Goria per “La Stampa”

 

La sicurezza energetica globale è finita. E l'Italia si ritrova in mezzo alla tempesta. «Siamo di fronte alla più grande minaccia alla sicurezza energetica globale della storia», ha avvertito Fatih Birol, direttore dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, descrivendo al Financial Times uno scenario dove le arterie vitali dell'economia si sono improvvisamente fermate.

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP

 

Per Roma, il monito di Birol non è un'astrazione, ma un'emergenza industriale immediata, vista una dipendenza intorno al 40% dal gas naturale. Come quello del Qatar. Con il Brent sopra i 110 dollari e lo Stretto di Hormuz sotto assedio, il sistema Paese si scopre fra gli anelli più fragili dell'eurozona, come sottolineato dall'agenzia di rating statunitense Moody's.

 

La strategia di diversificazione post invasione russa in Ucraina, imperniata sul gas naturale liquefatto di Riyad, rischia ora di trasformarsi in una trappola proprio mentre i flussi verso i terminali nazionali iniziano a interrompersi.

 

Il cuore del problema risiede nel complesso di Ras Laffan, dove gli attacchi iraniani hanno sventrato due dei quattordici "train", le unità di processo fondamentali per la liquefazione del gas. Il governo di Doha ha già quantificato l'impatto. Vale a dire, un taglio del 17% delle esportazioni di Gnl nei prossimi 5 anni e una perdita di entrate annuali pari a 20 miliardi di dollari.

 

IMPIANTO DI PRODUZIONE DI GAS NATURALE LIQUEFATTO A RAS LAFFAN, IN QATAR

Non si tratta di un danno congiunturale, ma di una distruzione strutturale che richiederà una ricostruzione completa. Secondo Ciaran Roe, direttore commerciale di HySights, cinque anni potrebbero non bastare per ripristinare la piena operatività dell'impianto. In questo scenario, l'Italia emerge come uno dei Paesi più esposti tra le grandi economie europee, come evidenziato da Moody's in una nota.

 

[...] In prospettiva, la questione smette di essere legata al prezzo per diventare un problema di disponibilità fisica degli idrocarburi. [...]

gas naturale liquefatto - gnlIL PAESE OSSERVATORE - GIORGIA MELONI E IL BOARD PER GAZA - VIGNETTA BY GIANNELLI IMPIANTO DI PRODUZIONE DI GAS NATURALE LIQUEFATTO A RAS LAFFAN, IN QATAR