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ANCHE IL TURISMO È UN’ARMA – OLTRE DUEMILA VOLI TRA CINA E GIAPPONE SONO STATI CANCELLATI DOPO CHE PECHINO HA ESORTATO I CITTADINI A EVITARE VIAGGI NEL PAESE DEL SOL LEVANTE - L'APPELLO E' ARRIVATO IN RISPOSTA ALLE DICHIARAZIONI DELLA PREMIER GIAPPONESE, SANAE TAKAICHI, A SOSTEGNO DI TAIWAN - LO STOP DEI TURISTI CINESI È UNA MAZZATA CLAMOROSA PER IL SETTORE TURISTICO GIAPPONESE: OLTRE IL 40% DELLE IMPRESE RISCHIA CONSEGUENZE NEGATIVE...
(ANSA) - Con il capodanno lunare alle porte il governo cinese continua a intensificare la pressione diplomatica sul Giappone limitando drasticamente i viaggi turistici verso il Paese. E le ripercussioni sull'industria alberghiera e sul commercio al dettaglio nipponici non si sono fatte attendere.
Secondo fonti citate dall'emittente pubblica NHK, Pechino ha istruito le agenzie di viaggio a mantenere il numero di turisti diretti in Giappone al di sotto del 60% dei livelli precedenti. La misura segue un avvertimento emesso a novembre, quando le autorità cinesi avevano esortato i cittadini a evitare viaggi in Giappone in risposta alle dichiarazioni della premier giapponese, Sanae Takaichi, sulla questione di Taiwan.
L'impatto è tangibile: oltre 2.000 voli tra Cina e Giappone previsti per gennaio sono stati cancellati - pari al 40% del totale, con le principali compagnie aeree cinesi che offrono rimborsi gratuiti fino al termine di marzo.
Intanto, hotel e negozi giapponesi lamentano un crollo della domanda. A partire da Kyoto, racconta il giornale Yomiuri, dove le strutture turistiche hanno ridotto le tariffe del 10% rispetto allo scorso anno, invertendo una tendenza al rialzo sostenuta dal post-pandemia e dalle aspettative legate all'Expo 2025 di Osaka.
I dati governativi confermano la gravità del contraccolpo: se nei primi undici mesi del 2025 i turisti cinesi erano cresciuti del 37,5% rispetto al 2024, a novembre la crescita si è fermata al 3%.
I clienti dalla Cina rappresentano oltre il 40% delle vendite duty-free di grandi magazzini come Takashimaya, dove il calo degli acquisti da parte di questo segmento ha sfiorato il 24% a metà dicembre, segnalano i media locali. Alcuni retailer, tra cui Sogo & Seibu, stanno già spostando gli investimenti pubblicitari verso mercati alternativi, tra cui Sud-est asiatico, Europa e Stati Uniti.
Secondo un'indagine di Teikoku Databank, l'episodio mette in luce la vulnerabilità del Giappone alla dipendenza da un singolo mercato turistico. Quasi la metà delle imprese giapponesi, il 42,8%, teme conseguenze negative sull'economia, con picchi del 53,8% nel settore dei trasporti e del turismo.
Alla domanda dei giornalisti su come mitigare il danno, la premier Sanae Takaichi ha ribadito la necessità di "rafforzare campagne promozionali rivolte a una gamma più diversificata di Paesi". Una tesi avallata dall'analista Takeshi Higashifukasawa di Mizuho Research & Technologies, interpellato dallo Yomiurui, secondo cui "Il Giappone deve ridurre i rischi legati a una dipendenza eccessiva e costruire un modello turistico più resiliente."
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