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Giuliano Foschini per “la Repubblica”
Quella notte c’era la luna piena. E in 23 anni è stata la sola luce accesa sul Volpe 132. Un piccolo bagliore, ora, potrebbe aiutare a raccontare la vera storia di uno dei grandi misteri italiani. Un’intercettazione ambientale captata per caso racconta che potrebbero essere stati dei trafficanti di droga con un lanciarazzi a tirare giù il Volpe 132, l’elicottero della Guardia di Finanza sparito il 2 marzo del 1994 mentre era in volo notturno al largo di Capo Ferrato, in Sardegna. Mai più nulla si è saputo dei due finanzieri che erano a bordo, il maresciallo Gianfranco Deriu, 41 anni, e il brigadiere Fabrizio Sedda, 27.
Il mare ha restituito solo qualche pezzo di lamiera dell’Augusta 109. Mentre i 22 anni e sette mesi passati dalla tragedia hanno regalato depistaggi, misteri e nemmeno una parola chiara. Il tribunale di Cagliari non ha mai voluto chiudere l’inchiesta per “duplice omicidio volontario”. E i familiari di Deriu e Sedda non hanno mai perso la speranza, soprattutto da quando nei giorni scorsi hanno letto sull’Unione Sarda di un’intercettazione che «conferma la nostra tesi» dicono «e può in qualche maniera rappresentare una svolta nelle indagini».
L’intercettazione ambientale è tra un uomo arrestato per droga, Davide Porcu, e un suo amico, Marco Cossu. La registrazione è del 18 ottobre del 2011 ma è stata resa nota solo ora perché Porcu è stato arrestato nei giorni scorsi. «Bisogna procurarsi uno di quei lanciarazzi a testata termica — dice — Li porti in campagna e li vedi ssfff buum. A Villasimius l’avevano fatto. Hanno tirato giù uno della Guardia di Finanza (…) Se non buttano giù l’elicottero sono cuccati tutti perché quelli mandano comunicazione e vengono... capito? E vedono quello che sta succedendo (…) Quelli li hanno visti arrivare da lontano e hanno detto buttalo giù prima che arrivino».
Fin qui il racconto che, effettivamente, sembra proprio riferirsi al Volpe 132. Tant’è che gli inquirenti sono corsi a chiedere a Porcu a cosa facesse riferimento, ricevendo però soltanto risposte del tipo «non so niente», «lo facevo per farmi grande con il mio amico». Un racconto, parole di un investigatore, «pieno di contraddizioni».
Erano quindi tutte millanterie? O davvero Porcu sa qualcosa? Le parole dell’uomo coincidono con almeno due evidenze emerse nell’indagine. Dopo anni di silenzi (era stato addirittura posto il segreto di Stato) e inspiegabili depistaggi, due anni fa i carabinieri del Ris hanno messo un punto fermo in questa storia.
Da subito in molti, compresa la commissione d’inchiesta, avevano parlato di incidente. E invece sui pezzi di lamiera sono state trovate tracce di esplosivo e combustione: l’elicottero, dunque, è scoppiato e si è incendiato in volo. Dunque, è stato abbattuto. Esattamente come avevano raccontato i quattro testimoni oculari. Nessuno però gli aveva creduto e non si tratta dell’unica stranezza della fase iniziale delle indagini. Mai, per esempio, sono state trascritte le registrazioni di quella sera tra la centrale operativa di Cagliari e l’elicottero: ci sono infatti 45 minuti di silenzio.
Così come il 2 marzo del 1994 tutti i radar erano ciechi. Funzionava quello del poligono del Salto di Quirra ma la registrazione si interrompe alle 19,14, subito prima del blackout tra le registrazioni. C’è poi il mistero di una nave portacontainer che sarebbe stata nella rada di Feraxi, davanti al luogo in cui l’elicottero è esploso. Nave di cui parlano i testimoni senza essercene però traccia in alcun documento ufficiale.
Infine, Porcu non è il primo a parlare di spacciatori che hanno abbattuto l’elicottero. Lo aveva fatto anche Gianni Zirottu, uno strano personaggio che si presentò nel 1997 prima nella redazione della Nuova Sardegna e poi dai magistrati per raccontare una storia che gli investigatori bollarono come «non credibile». Come tutto il resto, in questa Ustica di Sardegna.
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