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LA NUOVA PANDEMIA - IN ARGENTINA SI DIFFONDE IL VIRUS "JUNIN", TRASMESSO DAL TOPO VESPERTINO, CHE LA PASSA ALL'UOMO TRAMITE URINE E FECI - NEL 2022 SONO STATI REGISTRATI 60 CASO, IL TRIPLO RISPETTO A CINQUE ANNI PRIMA. NUOVI FOCOLAI NEL 2024 E NEL 2025 HANNO PROVOCATO ALMENO NOVE MORTI. MA È CAMBIATO IL PROFILO DELLE PERSONE COLPITE. PRIMA MORIVANO SOPRATTUTTO PERSONE CHE LAVORAVANO NEI CAMPI, ORA NO. A ROSARIO, TERZA CITTÀ PIÙ GRANDE DELLA NAZIONE, È DECEDUTA UNA DONNA DI 65 ANNI. STESSA SORTE PER UN CAMIONISTA. E A SAN NICOLAS DE LOS ARROYOS, AREA PORTUALE NON LONTANO, I MEDICI HANNO OSSERVATO NUOVI CASI CON...

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Estratto dall’articolo di Noemi Penna per “la Stampa” 

 

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[...] Una donna di 65 anni che viveva nel centro di Rosario, la terza città più grande della nazione, è morta dopo aver sviluppato febbre alta e dolori muscolari, fino alla comparsa dei sintomi emorragici.

 

A ucciderla è stato il virus Junín, un arenavirus trasmesso dal topo vespertino Calomys musculinus. Lo stesso è accaduto a un camionista, anche lui senza un legame con la vita nei campi. La febbre emorragica argentina è conosciuta dagli anni Cinquanta.

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Per decenni la malattia ha avuto un volto preciso: il principale serbatoio di Junín sono infatti i roditori selvatici e può arrivare all'uomo attraverso il contatto con urine, feci o altro materiale ambientale contaminato. Il vaccino e il trattamento con plasma di convalescenti hanno ridotto drasticamente i casi. [...]

 

Secondo i dati riportati dal New York Times, nel 2022 in Argentina sono stati registrati quasi 60 casi confermati, circa il triplo rispetto a cinque anni prima. 

 

Nuovi focolai nel 2024 e nel 2025 hanno provocato almeno nove morti. A cambiare, però, non sono soltanto i numeri. 

 

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È il profilo delle persone colpite. A San Nicolás de los Arroyos, città portuale in espansione non lontana da Rosario, i medici hanno osservato nuovi casi mentre il tessuto urbano si allargava verso il fiume.  Ma il fenomeno non riguarda soltanto il virus Junín. Ebola è una zoonosi legata alla fauna selvatica e ai contatti tra uomini e animali infetti.

 

Un'analisi pubblicata su Nature Climate Change ha individuato 1.006 possibili collegamenti tra fattori climatici e malattie infettive. Delle 375 malattie analizzate, il 58%, risultavano già aggravate da almeno un fattore climatico. 

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